Industria 4.0

Additive manufacturing, le stampanti 3D made in Italy di Roboze

La startup barese, guidata da un imprenditore ventisettenne, punta su stampanti 3D entry-level ad alta precisione e in grado di trattare super-polimeri, ma accessibili anche alle piccole e medie imprese. Tra i clienti ha General Electric, Airbus e Dallara, e ha appena aperto un ufficio a Chicago

Pubblicato il 20 Feb 2018

Roboze-stampante-3d

Uno dei 6 pilastri tecnologici di Industria 4.0 è la Stampa 3D per il manifatturiero, o Additive Manufacturing: un settore in forte ascesa di cui abbiamo parlato diverse volte ultimamente, per esempio in questo articolo che calcola i costi di produzione quando si usa la stampa 3D, e in questo che ne approfondisce gli impatti sulla Logistica. È un mercato ancora molto fluido e nelle fasi iniziali, e anche nel suo comparto hardware accanto ai classici colossi globali ci sono diverse startup che si sono create nicchie promettenti. Una è l’italiana Roboze, produttore di stampanti 3D nato 3 anni fa a Bari con il dichiarato intento di sfatare i luoghi comuni sul Meridione italiano, come spiega l’imprenditore e CEO, Alessio Lorusso, 27 anni.

Roboze non si concentra sull’ambito applicativo più diffuso attualmente per l’Additive Manufacturing, cioè la prototipazione rapida. Si concentra invece sulla prototipazione funzionale, e soprattutto alla produzione di parti finite con materiali super performanti (super-polimeri) sostitutivi dei metalli. L’obiettivo è rendere accessibili anche alle piccole e medie imprese (PMI) soluzioni avanzate finora disponibili solo a grandi imprese e multinazionali.

Un esempio è il prodotto principale di Roboze, la stampante One+400, che punta su due elementi di differenziazione. Il primo è l’alto livello di precisione meccanica e di ripetibilità, inedito per i sistemi di stampa 3D FFF (Fabbricazione a Fusione di Filamento), grazie a un sistema di movimentazione brevettato che non utilizza cinghie di trascinamento. Il secondo è la possibilità di stampare materiali altamente viscosi, finora trattabili solo con tecnologie di stampa 3D molto meno accessibili. Una caratteristica che apre alle PMI l’accesso a materiali di alto grado ingegneristico, come i “super-polimeri” PEEK e PEI, con caratteristiche più vicine ai metalli leggeri che alle plastiche, appunto per la sostituzione dei metalli o per la produzione di pezzi finiti custom.

La stampante One+400, spiega Roboze, è stata adottata per applicazioni aerospaziali, di difesa e di motorsport da operatori globali come GE Global Research, Airbus, Elbyt System, Mecaer Aviation Group, Bosch, e anche da Dallara e CNH Industrial. L’azienda ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio «Imprese X Innovazione – Andrea Pininfarina» da Confindustria, e la selezione tra i progetti più promettenti di Hello Tomorrow, organizzazione no-profit di trasferimento tecnologico che ha nella sua giuria Google X, Michelin, Airbus, L’Oreal, Solvay. Mentre Lorusso è stato inserito da Forbes tra i 30 talenti Under 30 del settore Industry per il 2018.

La più recente mossa nella strategia di crescita di Roboze è l’apertura di un ufficio negli USA, a Naperville presso Chicago, zona di consolidata tradizione industriale. Al momento, spiega la società, l’ufficio ospita una stampante modello Roboze One, che sarà utilizzata per dimostrazioni, seminari, formazione e produzione di parti. «L’apertura di una nuova sede nel cuore dell’area metropolitana di Chicago è la nostra risposta alla forte richiesta, da parte del mercato statunitense, di una soluzione di alta qualità per la produzione di parti con metodi di manifattura additiva con materiali innovativi e dalle prestazioni straordinarie, come i polimeri Roboze», dichiara in un comunicato il CEO & Founder Alessio Lorusso.

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