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Tendenze

«Il digital manufacturing esalta il modello delle piccole imprese»

All’Assemblea annuale di Confartigianato, il Presidente Giorgio Merletti ha sottolineato il ruolo della tecnologia che, valorizzando la progettazione condivisa e la produzione personalizzata, sta trasformando il manifatturiero: «Il lavoro “artigiano” è fortemente coerente con questa metamorfosi: un esempio è il movimento dei “makers”, che abbina nuove tecnologie di produzione, internet, open source e innovazione dal basso»

18 Giu 2014

Daniele Lazzarin

Il digitale sta rivoluzionando il modo di produrre, e il lavoro artigiano, per le sue caratteristiche strutturali, è perfettamente coerente con questa metamorfosi. Non solo: il digitale può essere anche il volano per una nuova legge urbanistica che aiuti a riqualificare le città secondo i principi delle “smart city”. Ma la tecnologia non è necessariamente sempre un vantaggio se non è gestita bene: lo dimostra per esempio l’uso improprio dei social network da parte di alcune istituzioni, incapace di amplificare l’ascolto e il confronto, e di migliorare la democrazia.

Sono questi i principali temi riguardanti la tecnologia della relazione del Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti all’Assemblea annuale 2014 della confederazione, tenutasi pochi giorni fa a Roma. Un lungo discorso in cui Merletti ha fatto il punto su tutti gli aspetti che riguardano lo stato di salute delle piccole imprese in Italia, partendo dalla crisi economica, da interpretare positivamente come occasione di cambiamento, e dai meriti del sistema delle piccole imprese in termini di occupazione ed export del “made in Italy”, e censurando tutti i vincoli e gli ostacoli che si frappongono alla possibilità di queste realtà di lavorare in modo ottimale.

Tra questi l’incertezza e complessità delle tasse locali, il peso fiscale senza uguali in Europa, l’innovazione della PA che non si realizza mai, la burocrazia («tra aprile 2008 e marzo 2014, sono state approvate 629 norme fiscali, di cui 389 hanno portato nuove incombenze e costi burocratici»), gli alti costi dell’energia, fino alla prossima presidenza italiana del Semestre UE, «occasione per rilanciare il protagonismo di 23 milioni di piccole imprese».

Come accennato, però, è particolarmente interessante il modo in cui Merletti ha sottolineato l’importanza del ruolo delle tecnologie nell’aiutare piccole imprese e artigiani a cambiare, e superare la crisi. «Si sta affermando, anche grazie alle tecnologie, quello che noi diciamo da tempo e che ora ha assunto una veste globale, vale a dire il primato del valore del prodotto e della relazione tra l’imprenditore e il suo cliente, che è una delle caratteristiche fondanti del lavoro artigiano, al di là di ogni costrizione legislativa».

Siamo di fronte, ha continuato Merletti, a un passaggio radicale: «Il digitale sta cambiando il modo di produrre, non solo per gli aspetti di comunicazione, ma valorizzando la progettazione condivisa e la produzione personalizzata. Ed è proprio il “lavoro artigiano”, con le sue specificità, a essere profondamente coerente con le caratteristiche di questa metamorfosi: per la sua flessibilità e capacità di creare e progettare con dinamismo, la piccola impresa è il modello imprenditoriale del futuro».

Merletti ha citato come esempio della globalità di questo cambiamento il movimento dei “makers”, nato negli USA, che abbina l’utilizzo di nuove tecnologie di produzione all’attenzione al mondo di internet, dell’open source, della condivisione dei processi di innovazione che emergono dal basso e si dispiegano su larga scala. «Quello che era un gusto quasi esclusivo, per pochi eletti, del fatto a mano, del “su misura”, del fuori serie, è diventato quindi uno dei cardini del processo di globalizzazione: la nascita dell’artigiano digitale è stata identificata con l’affermazione della stampante 3D, ma pensiamo anche a cosa significa la tecnologia della comunicazione per i trasporti e a quante barriere fisiche si stanno abbattendo con i market place».

I mutamenti del modo di produrre però, sottolinea il Presidente di Confartigianato, devono essere accompagnati dallo sviluppo e dal miglioramento delle infrastrutture materiali e immateriali del Paese. «In questo senso ci aspettiamo un piano nazionale organico per il recupero e la riqualificazione del patrimonio di edilizia e la riorganizzazione degli spazi urbani, in grado di coniugare efficienza energetica, compatibilità ambientale, logistica, innovazione e digitalizzazione, per dare concretezza al concetto di ‘Smart Cities’: possiamo pensare a una nuova legge urbanistica dopo più di settant’anni?»

La tecnologia è quindi un’arma potentissima ma, ammonisce Merletti, ogni cosa deve essere usata per quello che è, non per quello che si vorrebbe che fosse, o piegandola a strumento per altri scopi. Attenzione, per esempio, all’uso improprio o inutile dei social network: «La democrazia si nutre di livelli intermedi di ascolto e di interpretazione: non esiste partito, movimento, leader, in grado di cogliere la complessità di una società radicata e composita come la nostra, senza abbassare il livello del confronto, che è fatica, dialettica, voglia di incontrarsi con nome, cognome e faccia. Ben più di un commento su un blog, magari con un nome inventato, o di un “mi piace” su un post su Facebook. Io uso molto la Rete e Twitter, ma per confrontarmi con le imprese e con le associazioni prendo il treno e vado a parlarci, non ci sono scorciatoie, perché l’Italia è fatta di territori, di complessità e di particolarità».

In questo senso, il Governo italiano ha una grande occasione con il prossimo semestre di presidenza dell’Unione Europea: «Abbiamo l’opportunità di portare l’Europa a parlare il linguaggio non solo dei cittadini, ma delle imprese, a partire da quelle di più piccole dimensioni, e far sì che, all’avvio di un nuovo ciclo comunitario, il “Think Small first”, il “pensare innanzitutto al piccolo”, possa finalmente trovare concreta attuazione, dando nuovo impulso ai 23 milioni di micro e piccole imprese che rappresentano il cuore dell’economia dell’Unione».

Il nostro Governo, ha concluso Merletti, ha la responsabilità di ripensare un sistema economico, produttivo e sociale che concepisca la piccola impresa come “modello generale d’impresa”: «Portare il PIL manifatturiero europeo al 20% entro il 2020 consentirebbe di poter rilanciare quel ‘saper fare’ coniugato con le tecnologie che nessuno più degli artigiani e dei piccoli imprenditori italiani può fare».

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