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I parchi tecnologici resistono alla crisi

A sorpresa i parchi scientifici e tecnologici resistono di fronte all’avanzare della crisi economica. Lo afferma l’Apsti, l’Associazione più…

Pubblicato il 27 Giu 2012

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A sorpresa i parchi scientifici e tecnologici resistono di fronte
all’avanzare della crisi economica. Lo afferma l'Apsti,
l'Associazione più rappresentativa del settore, che riunisce
una trentina di strutture di questo tipo.

Secondo l’Associazione parchi scientifici e tecnologici
italiani sono 776 le imprese che trovano ospitalità in questi
centri. Dal 2009 il numero è cresciuto dell'8%. In
totale sono quasi 11mila i posti di lavoro, con un aumento del 7%
negli ultimi tre anni per un fatturato complessivo che supera il
miliardo di euro
(+8% rispetto al 2009).

Una connessione fra mondo della ricerca e delle
imprese

I parchi sono legati da un filo conduttore rappresentato
dall’obiettivo di mettere in collegamento il mondo della
ricerca con quello delle imprese. Un compito fondamentale in un
paese che spende poco per la ricerca e il cui sistema industriale
è fatto soprattutto da piccole imprese. Ma al di là di questo
ognuno ha una sua storia e caratteristiche differenti. Si tratta
di strutture a volte, pubbliche, private o che hanno scelto il
mix. Altri invece preferiscono agire come incubatori. Non esiste
una formula unica.

Gli esempi di eccellenza

C’è chi ha puntato tuto sulla ricerca come il primo,
l’Area Science park di Trieste nato nel 1978 che il MIUR
riconosce come Ente pubblico nazionale di ricerca di primo
livello e punto di riferimento in Italia per il trasferimento
tecnologico.

“L'idea – ha dichiarato al Sole 24 Ore il
direttore generale del parco triestino Enzo Moi – era
quella di creare un contenitore per mettere a disposizione delle
imprese laboratori innovativi dove si lavora e si vive bene per
favorire la collaborazione tecnologica e facilitare
l'innovazione di prodotto e di processo”.

Così oggi 2.400 ricercatori e manager lavorano in cinque
settori
: ICT, nanotecnologie materiali, bioscienze,
energia e servizi avanzati alle imprese. Il Parco tecnologico
padano, è invece un polo di eccellenza per biotecnologie
alimentari: fondato nel 2005, ha un direttore scientifico inglese
e 20 tra i 65 ricercatori sono stranieri. Il rilancio del settore
agroalimentare, una delle caratteristiche del territorio è
l’obiettivo principale del parco che ospita nel proprio
incubatore 22 start up.

Al Polo Tecnologico di Navacchio (Pisa) si dedicano
all’arte della collaborazione cercando di aggregare piccole
e microimprese a base tecnologica per progetti di ricerca
applicata orientata al mercato. Nel 2011 sono state realizzate 74
collaborazioni tra imprese del parco, con la creazione di 15
nuovi prodotti, 9 nuovi servizi e 3 nuovi processi. Oltre a 225
collaborazioni con aziende esterne.

E adesso potrebbero arrivare nuovi fondi dal ministero
dell'Istruzione. In tutto 408 milioni di euro (368 al
Centro-Nord e 40 nel Mezzogiorno) per costituire otto distretti
nazionali in altrettanti settori innovativi (chimica verde,
aerospazio, mobilità terrestre e marina, scienze della vita,
agrifood, tecnologie per gli ambienti di vita, energia, fabbrica
intelligente, tecnologie per le small communities).

“Le piccole imprese hi-tech – spiega il Presidente di
Apsti Alessandro Giari – dispongono di un forte know how,
ma sono poco attrezzate per crescere. I dati dimostrano che
quando si creano le condizioni per una cooperazione si rompono
gli schemi e si aumenta la competitività. Il nostro valore
aggiunto è stato quello di invertire il rapporto tra domanda e
offerta di innovazione, partendo dai bisogni delle singole
imprese, sulla base della loro struttura e delle loro
esigenze”.

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