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Analisi

I distretti industriali oltre la crisi

L’avanzo commerciale è di 26,1 miliardi di euro. Le esportazioni hanno cominciato a riprendere quota (+1%), con i poli tecnologici in gran spolvero (+6,1%). Tassi di crescita importanti per chi vende oltre i confini europei. La fotografia del centro studi di Intesa Sanpaolo.

18 Ott 2012

Luigi Ferro

I 143 distretti italiani resistono e mostrano un avanzo commerciale di 26,1 miliardi di euro. Non siamo ancora ai 27,4 miliardi pre-crisi, ma l’obiettivo non è più un miraggio. E’ la fotografia scattata dal servizio studi di Intesa Sanpaolo con la seconda edizione 2012 del suo “Monitor dei distretti”.

Le esportazioni hanno iniziato a riprendere quota dall’inizio del 2010 con una breve pausa nell’aprile-giugno di quest’anno.

In totale l’aumento è stato dell’1% tendenziale con la meccanica in calo (-1,3%), mentre hanno tenuto moda, alimentari e mobili. Eccellente la crescita dei venti poli tecnologici che hanno aumentato l’export del 6,1%.


Export oltre Europa
La situazione migliore la vive chi esporta fuori dall’Europa. Spagna, Germania, Francia e Grecia segnano infatti un calo dello 0,7%, al contrario degli Stati Uniti che salgono del 7,2%, Giappone (+25,5%) e Gran Bretagna che risolleva le sorti del Vecchio continente con il 5,9% di aumento.

Così il polo aeronautico è migliorato del 26,7%, il farmaceutico dell’11,6% (trainato dal distretto laziale, +31,3%) e ottimi risultati sono arrivati anche per l’oreficeria di Arezzo (+12,6%, anche grazie al sostenuto dall’aumento dei prezzi auriferi), i ciclomotori di Bologna (+25,8%), pelletteria e calzature di Arezzo (+37,4%), caffè confetti e cioccolato torinesi (+21,3%), carni di Verona (+21,2%).

Le vendite vanno meglio nei mercati emergenti (+4,3%),e malgrado un rallentamento restano positive in Russia e Cina, il paese simbolo delle esportazioni dove si ferma la meccanica, ma si vanno affermando i distretti della moda.

L’indagine dell’ufficio studi dell’istituto di credito certifica anche i danni inferti dal terremoto di maggio in Emilia. Il biomedicale di Mirandola infatti ha perso circa 35 milioni di esportazioni nel secondo trimestre 2012, con un crollo rispetto allo stesso periodo del 2011 del 39%.

I risultati peggiori sono quelli verso Germania e Canada (primo e terzo mercato di riferimento del polo) dove il calo supera il 50%. Mentre calano del 30% circa i flussi commerciali verso Francia e Stati Uniti, rispettivamente il secondo e il quarto sbocco commerciale.
Un dramma all’interno di una situazione regionale positiva con l’export emiliano-romagnolo che tra aprile e giugno è cresciuto del 6,1% con in testa la meccanica (+12,2%).

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