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indagini e ricerche

Confartigianato: 183mila le “PMI digitali” in Italia. 4 su 10 usano l’internet of things

Il 29,6% delle imprese fino a 20 addetti utilizza almeno una delle 7 tecnologie digitali: Manifattura 3D, Internet delle cose, Social Manufacturing e/o Cloud computing, Realtà aumentata, Realtà virtuale, Robotica, Nanotecnologie. I benefici più diffusi sono innovazione di prodotto e flessibilità produttiva

25 Lug 2016

redazione

Una recentissima indagine di Confartigianato su Manifattura digitale, Innovazione e Subfornitura mostra confortanti progressi rispetto alla proverbiale arretratezza delle piccole e medie imprese italiane nelle tecnologie digitali. Ne emerge infatti che quasi un terzo delle PMI con meno di 20 addetti (per la precisione il 29,6%) conosce e utilizza correntemente almeno una delle sette principali tecnologie digitali, così definite nell’indagine: Manifattura 3D, Internet delle cose, Social Manufacturing e/o Cloud computing, Realtà aumentata, Realtà virtuale, Robotica, e Nanotecnologie e materiali avanzati.

La progressiva trasformazione digitale dei processi e delle filiere di molti settori, quindi, comincia a interessare concretamente anche le PMI, e non a caso Confartigianato è intervenuta anche alla recente presentazione dell’indagine conoscitiva dalla X Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera su «Industria 4.0», evidenziando come la via italiana alla manifattura digitale si dovrà centrare sulla “biodiversità” delle piccole imprese, evitando l’applicazione di modelli non adatti alla struttura produttiva della nostra economia.

Nel dettaglio l’indagine su Manifattura digitale, Innovazione e Subfornitura promossa dalla Direzione Politiche economiche di Confartigianato, ha misurato il grado di conoscenza e utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle PMI italiane. Al di là delle realtà utilizzatrici di almeno una delle 7 tecnologie digitali, che Confartigianato definisce “imprese digitali”, e che come anticipato sono il 29,6% del totale delle PMI, un ulteriore 6% ne conosce almeno una e ha intenzione di utilizzarne almeno una nel prossimo biennio. Nel complesso il 60,4% del totale conosce almeno una delle tecnologie digitali, mentre il 30,6% non ne conosce e non ne usa nemmeno una.

L’analisi per settore evidenzia che la quota di imprese digitali è maggiore nel comparto Meccanica (47,7% del totale), seguita dal 28,5% in Comunicazione, ICT, Impianti e altri settori delle Costruzioni, e dal 24,2% negli altri settori manifatturieri. Ovviamente l’incidenza delle imprese digitali sale al salire della dimensione aziendale: l’uso di almeno una tecnologia passa dal 27,8% delle micro imprese fino 10 addetti al 50,3% delle imprese tra 10 e 19 addetti. Sulla base di queste incidenze per settore e dimensione si stima che siano 183.303 le micro e piccole imprese digitali fino a 20 addetti, per complessivi 626.754 occupati.

Tra le tecnologie digitali esaminate si registra un maggior diffusione per l’Internet delle cose, presente nel 43,2% delle imprese digitali, della Manifattura 3D con il 41,7% e del Social Manufacturing e/o Cloud computing con il 39,3%; relativamente meno diffuse la Realtà aumentata con il 14,4% dei casi, la Realtà virtuale con il 12,0%, le Nanotecnologie e materiali avanzati con il 7,6% e la Robotica con il 5,4%.

I benefici più segnalati dalle imprese digitali sono l’innovazione, mediante prodotti con funzionalità incrementate (indicata dal 58,3% delle imprese digitali) e la flessibilità produttiva – personalizzazione e produzione di piccoli lotti – indicata dal 45,5% dei casi. Tra gli altri vantaggi il 30,2% indica la riduzione dei costi di produzione, il 29,8% il maggior controllo dei processi e della qualità dei prodotti, e il 20,3% la maggior efficienza energetica, e il 18% la riduzione del time to market.

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