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Analisi

Burocrazia nelle PMI, un fardello da 26,5 miliardi l’anno

Fra costi amministrativi, di sicurezza e legati al lavoro e previdenza, ogni azienda paga mediamente 6mila euro. Il grido di allarme della CGIA di Mestre.

18 Ott 2012

Luigi Ferro

La CGIA di Mestre (Associazione artigiani e piccole imprese) torna a occuparsi dei costi della burocrazia per le piccole e medie aziende che ogni anno pesa per 26,5 miliardi di euro. In pratica ogni azienda ha un fardello di seimila euro per documenti vari.

Lavoro & previdenza
Una delle aree principali è quella del lavoro: per espletare gli adempimenti richiesti da questo settore, le PMI si sobbarcano quasi 7 miliardi di euro all’anno.

Collegata al mondo del lavoro c’è la previdenza che vale poco più di tre miliardi. Tenuta dei libri paga, comunicazioni legate alle assunzioni o alle cessazioni di lavoro, denunce mensili dei dati retributivi e contributivi e l’ammontare delle retribuzioni e delle autoliquidazioni costano invece complessivamente 9,9 miliardi all’anno.

Sicurezza
Il capitolo relativo alla sicurezza vale circa 4,6 miliardi che se ne vanno nella valutazione dei rischi, piano operativo di sicurezza, formazione obbligatoria del titolare e dei dipendenti , mentre l’ambiente si traduce in 3,4 miliardi di euro l’anno. Le autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue, la documentazione per l’impatto acustico, la tenuta dei registri dei rifiuti e le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera sono le voci che determinano la gran parte degli oneri di questa sezione.

Amministrazione
Di tutto rispetto anche il costo amministrativo che le aziende devono “sopportare” per far fronte agli adempimenti in materia fiscale. dichiarazioni dei sostituti di imposta, comunicazioni periodiche e annuali Iva costano complessivamente 2,7 miliardi.
Gli altri settori che incidono sui costi amministrativi delle PMI sono privacy (2,6 miliardi), prevenzione incendi (1,4), appalti (1,2) e tutela del paesaggio e dei beni culturali (0,6).

Carico fiscale
“Se teniamo conto – aggiunge il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – che il carico fiscale sugli utili di una impresa italiana ha raggiunto il 68,6%, contro una media presente in Germania del 48,2%, c’è da chiedersi come facciano i nostri imprenditori a reggere ancora il confronto. Per questo bisogna dire basta ad un fisco opprimente e a una burocrazia ottusa. Lavorare in queste condizioni costringe gli imprenditori italiani a trasformarsi quotidianamente in piccoli eroi: questo non deve più accadere”.

A questo bisogna aggiungere che, sempre secondo gli esperti dell’associazione veneta, il carico fiscale nel triennio 2012-2014 sarà positivo. Le imprese italiane si troveranno a pagare quasi 5,5 miliardi di euro in più.

A questo risultato si giunge sottraendo dai 19 miliardi di tasse e contributi introdotti dal governo Monti, i circa 13,6 miliardi di euro di alleggerimento fiscale che l’esecutivo praticherà nel triennio considerato.

“Le più penalizzate dal pacchetto di misure introdotte dal governo Monti – insiste Bortolussi – saranno le micro imprese: in particolar modo quelle senza dipendenti che non potranno avvalersi degli sgravi Irap previsti per i dipendenti e dell’Ace (Aiuto alla crescita economica), visto che per le aziende in contabilità semplificata non potranno applicare quest’ultima misura. Se si considera che il 75% degli imprenditori individuali lavora da solo, si può affermare che artigiani e commercianti che non hanno dipendenti subiranno forti aumenti di tassazione non ammortizzati dagli sgravi previsti dal Salva-Italia”.

Risparmiare digitalizzando
Eppure un modo per attaccare la spesa – sia nella PA che nelle imprese, ci sarebbe: bisogna investire pesantemente nella digitalizzazione e nella dematerializzazione.

Secondo un’analisi della School of Management del Politecnico di Milano con la digitalizzazione di processi e documenti nella PA e nelle imprese italiane si risparmierebbero 200 miliardi di euro l’anno. Cifre che fanno davvero riflettere.

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