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App Economy

App mobile: i modelli di sviluppo del business cambiano al servizio del marketing

197 miliardi di download e un mercato che oggi vale miliardi di dollari: il fenomeno delle app mobile sta cambiando sensibilmente il concetto di sviluppo ma anche quello di customer care. Dal massimizzare gli utenti al monetizzarne l’utilizzo, oggi il focus è la tracciabilità a supporto del CRM. Il modello DevOps protagonista indiscusso, dal back-end al front-end

26 Ott 2017

Laura Zanotti

Il mercato delle app mobile ha 10 anni. Secondo i dati più aggiornati, oggi si contano 968 mila app disponibili su Google Play, 498 mila sull’Apple App Store, 7mila sull’Amazon AppStore (Fonte App Annie 2017). Dal lancio nel gennaio 2007 del primo iPhone, l’indotto delle app mobile è diventato un modello di business a più zeri.

I ricavi generati dalle due piattaforme principali, Apple e Google, hanno raggiunto un giro d’affari di 89 miliardi di dollari (Fonte: App Annie 2017). Il tempo trascorso utilizzando applicazioni mobili è cresciuto di oltre il 20%, raggiungendo i 900 miliardi di ore (Fonte: Comscore 2017). Le ultime ricerche mostrano come le app scaricate dagli utenti quest’anno raggiungeranno i 197 miliardi (Fonte: Statista 2017).

Dalle app mobile alla app economy cambiano strumenti e strategie

Come sottolineano gli esperti, i dati che descrivono meglio l’ecosistema delle app mobile sono le statistiche dei download: solo comparando i dati 2016 con le stime 2017 si passa da 149 miliardi di download a 197 miliardi con una proiezione sul 2021 che parla di 353 miliardi di download (Fonte: Statista 2017).

In dettaglio, osservando le statistiche dei download di app dei due principali sistemi operativi mobili, iOS e Android, troviamo Google Play in testa, grazie a un modello di business nettamente diverso da quello di Apple. Android, infatti, è disponibile per un numero enorme di varianti costruttive di smartphone e tablet, mentre iOS registra i suoi numeri solo con due prodotti: iPhone e iPad esclusivamente Apple-made. In sintesi, i due player perseguono strade diverse, ed è difficile dire se uno dei due modelli sia più vincente dell’altro.

Quante app usiamo in media ogni giorno?

Al di là dei numeri legati ai download, gli analisi ricordano come le persone che scaricano le app mobile ne usano solo pochissime, disinstallando quelle che non usano più. Un consumatore su 4, una volta che ha scaricato una app, la usa una volta sola perché non funziona bene o non funziona affatto: 6 utenti su 10 dichiarano di aver avuto problemi (Fonte: Localytics 2016).

A livello internazionale, le ricerche dicono che gli utenti non usano più di 10 app al giorno (Fonte: Techcrunch 2017). Gli italiani invece hanno in media 30 app sullo smartphone, ma ne utilizzano 5 ogni giorno e 13 in un mese. Per quanto riguarda le mobile app brandizzate, il 72% degli italiani ne ha installata almeno una di un gestore di telefonia, il 61% di una banca (valutate come le migliori qualitativamente), il 39% di un’insegna della GDO, il 29% di un gestore utility e il 23% di un brand dell’abbigliamento (Fonte: Osservatorio Mobile B2C Strategy, Politecnico di Milano, 2017).

Come e perché il marketing sofisticato ha a cuore le app mobile

I mobile user in Italia sono 50,8 milioni, con un tasso di penetrazione dello smartphone pari all’85% della popolazione. 28 milioni di italiani, cioè il 47% della popolazione, si connettono da mobile ai social. (Fonte: We Are Social 2017). Inoltre il 68% degli italiani dotati di smartphone ha il Wi-FI sempre attivo, il 19% ha il bluetooth sempre attivo e il 37% ha sempre attiva la funzione di geolocalizzazione (Fonte: “Mobile B2C strategy 2017” – Doxa).

Le app mobile che sfruttano il geofencing sono una strategia chiave per il marketing: grazie al perimetro virtuale attivo anche quando il dispositivo è in movimento, si può conoscere in un certo momento la posizione attuale di un utente e la sua vicinanza a determinati punti di contatto (touch point) per innescare una comunicazione programmata. Quest’azione è strategica lato front-end e lato back-end: da un lato fa partire una segnalazione via mail o tramite SMS all’utente del dispositivo, dall’altra fa partire una segnalazione all’operatore che, avendo attivato il perimetro, può effettuare un monitoraggio e una mappatura da cui ricavare metriche di dettaglio per erogare migliori servizi.

Questo è uno dei segnali che indicano un cambiamento del modello di business delle app mobile. Inizialmente basato sul numero di download, nel tempo si è spostato prima sul tempo medio di utilizzo e oggi su tutta la gestione del back-end comportamentale. Il marketing, infatti, ha capito che c’è un altro business parallelo della app economy: è lo studio dei comportamenti degli utenti per alimentare un CRM evoluto, innescando una personalizzazione sempre più precisa della comunicazione e del servizio.

App per il business: il DevOps a supporto del marketing

Per i brand la nuova sfida della app economy è rilasciare app mobile capaci di soddisfare gli utenti e di permettere la tracciabilità di un grandissimo numero di informazioni su criteri di navigazione, scelte, comportamenti e, in generale, alle domande che ogni singolo utente pone chiedendo supporto, assistenza o, semplicemente cliccando sulle call to action associate a promo e iniziative online e offline.

Lo smartphone è diventato un inseparabile e indispensabile compagno della produttività individuale e del tempo libero, e per questo i marketer hanno iniziato a lavorare in maniera sempre più stretta con gli sviluppatori. Le app, per mantenere alto l’ingaggio dell’utente, devono essere sempre aggiornate per essere attrattive e per restare al passo dell’evoluzione tecnologica. Smartphone e tablet sono il fast fashion dell’elettronica: il ciclo di vita dei dispositivi è nell’ordine dei pochi mesi. Questo impone ai programmatori nuove logiche di sviluppo legate non solo ai requisiti che vengono dai marketer ma anche di tutta la compliance relativa alle regole di gestione e di protezione dei dati degli utenti.

Analogamente avviene in ambito B2B dove il 79% delle imprese utilizza più di 10 app mobile per gestire il proprio business. L’aumentare delle app in contesti dove si accede a dati sensibili deve alzare l’attenzione delle aziende sui pericoli legati al cybercrime. Solo per citare gli ultimi attacchi, HummingBad ha infettato 85 milioni di device, QuadRooter circa 900 milioni di device, The Godless 850 mila (Fonte: “Mobile Security and Risk Review” – MobileIron 2017).

Ecco perché il DevOps è diventata la strategia centrale di sviluppo delle app. Si tratta di una metodologia che sfrutta le nuove logiche della condivisione e della collaborazione tra sviluppatori (DEV) e operation (OPS) per accelerare i tempi di progettazione, testing e di rilascio delle soluzioni applicative aziendali, sia in ambienti tradizionali che cloud. Il team di sviluppo lavora in modo sinergico: mentre qualcuno riscrive i servizi che non funzionano, altri affinano quelli che risultano ottimali per l’app in fase di sviluppo. Il tutto assicurando la qualità e la sicurezza del software sviluppato. Introducendo una strategia DevOps i brand possono fare test e implementare nuove funzionalità e applicazioni in modo estremamente più veloce e funzionale, garantendo la qualità dei codici sviluppati. Si garantisce così il successo di una app mobile, evitando rilascio di applicazioni fallaci, prima causa della disaffezione e della cancellazione di una app.

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