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Interviste

Compravendita di software usato, come sfruttare al meglio l’opportunità

«Questi asset se venduti generano nuove disponibilità economiche, se acquistati fanno risparmiare. Ma è fondamentale il supporto di esperti», spiega Gianluca Caputo, Sales Manager di Resoft, che sarà protagonista del Webinar di P4I “Compravendita di software usato” il prossimo 11 luglio

03 Lug 2018

Anna Italiano

La compravendita di software usato o software di “seconda mano” – nei limiti in cui possa parlarsi di “usato” in relazione a un bene che non si usura, semmai va incontro ad obsolescenza – è legale. È stata dichiarata legittima dalla sentenza della Corte di Giustizia UE del 3 luglio 2012, che ha sgombrato ogni dubbio circa la tenuta giuridica delle operazioni di cessione e ha indicato le condizioni alle quali esse possono avvenire in piena legittimità e sicurezza.

È dunque possibile fare cost saving smobilizzando e monetizzando gli applicativi inutilizzati in azienda o, al contrario, acquistare software “second hand” a costi inferiori rispetto a quelli di primo acquisto purché vengano rispettate le condizioni indicate dalla Corte UE.

La Corte di Giustizia ha stabilito che, nel momento in cui la software house cede i diritti di utilizzazione su un proprio programma all’originario acquirente dello stesso, viene meno il diritto della prima di controllare o impedire la successiva commercializzazione del software. Chi abbia acquistato un software a tempo indeterminato diviene titolare a tutti gli effetti di un diritto di proprietà sulla copia del programma acquistato, con la conseguenza di poterne legittimamente disporne come meglio crede. Anche eventualmente rivendendolo, qualora vengano meno le sue esigenze di utilizzo.

In Italia è in costante aumento il numero di aziende che cominciano a far affidamento alla compravendita di software usato: il mercato italiano è sicuramente ancora lontano rispetto a quelli del nord Europa, dove si registrano volumi e crescite annue ben superiori, ma la timidezza dei primi tempi sembra passata. Se un tempo erano quasi unicamente le grandi aziende a operare nel trading delle licenze usate, oggi anche le PMI mostrano un crescente interesse: sono infatti sempre di più le imprese italiane di tutte le dimensioni che contattano trader specializzati operanti nel settore, sia per far valutare le proprie licenze che per acquistarne.

«Sono molte le aziende che ci contattano per richiedere una valutazione dei loro asset di licenze: continuare a contabilizzarle a zero nel loro cespite non ha più senso oggi – spiega in questa intervista Gianluca Caputo, Sales Manager di Resoft, realtà italiana specializzata in compravendita di software usato -. Tramite il trading questi asset informatici generano nuove opportunità per le aziende: nella vendita sono in grado di generare nuove disponibilità economiche, magari per finanziare progetti interni, e in acquisto di far risparmiare rispetto ai vecchi canali. Rappresentano sostanzialmente quindi uno strumento di crescita».

Quali passi deve fare un’azienda per sfruttare le opportunità del software usato?

Prima di tutto diventa fondamentale avere piena conoscenza delle licenze in proprio possesso e di quali, tra esse, sono idonee alla rivendita. Per poter cedere in sicurezza il software, tuttavia, avere piena cognizione dello stato attuale degli asset informatici utilizzati in azienda è necessario ma non sufficiente. E’ indispensabile, infatti, ricostruire anche la storia dei prodotti software acquistati nel tempo, in modo da verificare e provare l’avvenuto esaurimento del diritto di distribuzione del vendor all’interno dell’Unione Europea. Sotto questo profilo, un’analisi competente ed approfondita dei contratti diventa fondamentale per poter definire la possibilità e i termini di acquisto e di trasferimento del software.

Può fare degli esempi delle situazioni più tipiche che ci si trova ad affrontare?

Molte multinazionali, per esempio, hanno dovuto prestare attenzione ad eventuali fusioni o acquisizioni di società terze, che possono aver fatto confluire set di licenze di origine extracomunitaria al proprio interno: ad esse non è generalmente applicabile il principio di libera trasferibilità, all’interno dell’Unione Europea, del software compravenduto ed esse, quindi, non possono concorrere a generare valore. E ancora: l’assistenza di trader qualificati ha permesso ad aziende di individuare e recuperare licenze che erano state concesse in utilizzazione, ma non cedute, a filiali estere, con conseguente mantenimento della formale titolarità delle stesse in capo alla casa madre con sede europea.

Un altro vantaggio della ricostruzione preventiva della storia delle licenze consiste nel poter proporre immediatamente al mercato i programmi desueti quando una nuova soluzione viene implementata all’interno dell’azienda. Come capitato in alcuni casi, non avere la documentazione necessaria in maniera organizzata e raccolta può ritardare la consegna dei documenti mancanti e causare una decrescita nel tempo del massimo valore conseguibile.

Ci sono degli accorgimenti per recuperare eventuali documenti necessari e non a disposizione?

Se è presente un portale online fornito dal vendor sul quale è possibile ripercorrere tutte le licenze acquistate nel tempo, è spesso consigliato dai trader di richiedere al proprio SAM (Software Asset Manager, ndr) di organizzare sullo stesso tutti i prodotti posseduti e i relativi riferimenti contrattuali intercorsi fin dal primo acquisto, e di caricarli nel caso fossero assenti. In tal modo, non solo si ottiene un ulteriore riconoscimento formale da parte del vendor delle licenze acquistate dall’azienda, ma si facilita il recupero della documentazione mancante.

In generale, per le aziende è vitale che ogni operazione durante il trasferimento della proprietà avvenga in piena regola secondo le indicazioni della sentenza della Corte di Giustizia della Unione Europea, creando all’uopo un’apposita documentazione che attesti la completa disinstallazione delle licenze cedute ed il pieno pagamento delle stesse, in modo da prevenire possibili contestazioni o pretese di terzi sui prodotti.

Può anche essere utile acquisire licenze usate di software che già si possiede?

In effetti un aspetto che riveste sempre maggior rilievo è poter acquistare edizioni meno recenti della stessa licenza: oltre al risparmio che ne consegue si ha anche la possibilità di poter sfruttare le differenti metriche di licenza esistenti tra una edizione e l’altra. Questo permette di scegliere l’edizione che meglio si adatta alle proprie esigenze di licensing e alla propria infrastruttura.

Alla luce di quanto detto, quindi, nella compravendita di software usato diventa fondamentale il supporto di figure esperte, capaci di prestare assistenza nell’identificazione e nella raccolta della documentazione necessaria e di suggerire all’azienda le procedure più idonee a garantire la massima certezza dell’operazione di trasferimento dei diritti d‘uso verso l’utente finale.

«Ogni azienda opera in modo differente la propria gestione documentale. E’ quindi sicuramente importante saper analizzare e individuare quali informazioni sono necessarie e sufficienti per completare i set documentali delle licenze, ma non meno fondamentale è saper fornire i moduli necessari per effettuare il trasferimento a regola d’arte», conclude Caputo, che sarà protagonista il prossimo 11 luglio del webinar “La compravendita del software usato. Aspetti legali e metodologici”, in cui tutti questi e altri aspetti verranno approfonditi.

Per iscriversi al webinar, a cui parteciperanno anche Gabriele Faggioli, CEO di Partners4Innovation, e Annamaria Italiano, Legale e Senior Partner di Partners4Innovation, basta cliccare su questo link.

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