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business intelligence e big data

Dal Predictive HR ai giocatori online: il “big bang” degli analytics secondo Oracle

Le piattaforme di Adaptive Intelligence sono pronte per gestire dati destrutturati dai social o dall’IoT, con algoritmi che correlano gli eventi e integrano le valutazioni di esperti umani. Stefano Maio, Country Leader Business Analytics: «Sono modelli già declinati in realtà finanziarie, assicurative e utility, con buone prospettive anche nella manifattura italiana»

24 Mar 2017

Annalisa Casali

Dal governo dei dati alle strategie “data driven”, fino all’intelligenza adattiva, che interviene automaticamente sui record attraverso potenti algoritmi di correlazione degli eventi. Un “Big Bang degli analytics” già intrapreso da diverse multinazionali, che si preannuncia tra i più innovativi e pervasivi, spiegato recentemente da Oracle in un evento in due tappe a Milano e Roma.

«Secondo una recente ricerca di IDC – ha detto Rich Clayton, Vice President Business Analytics di Oracle –, entro il 2020 le aziende che analizzano tutti i dati rilevanti e gli insight sperimenteranno guadagni aggiuntivi in termini di produttività extra per 480 miliardi di dollari rispetto a quelle che non lo faranno. I benefici di una strategia orientata ai Big Data sono consistenti e misurabili».

Il manager parla, in particolare, delle applicazioni di “intelligenza adattiva”, trait d’union tra uomo e macchina declinata da Oracle nella sua Adaptive Intelligence Platform, in grado, continua Clayton, di generare osservazioni e notifiche contestualizzate, inducendo automatismi e abilitando una visualizzazione interattiva dei dati. «L’Adaptive Intelligence Platform permette di includere negli insight il punto di vista degli individui, con il loro giudizio critico, il loro bagaglio di esperienze e la loro personale etica, oltre a integrare algoritmi di autoapprendimento dei macchinari, divenuti ormai sempre più intelligenti. Le attività meccaniche e ripetitive legate al calcolo matematico e alla correlazione degli eventi sono prese in carico dal software e dai potentissimi motori analitici della piattaforma Oracle, che non richiedono nemmeno più l’uso di supercomputer o potenti server, perché risiedono comodamente nel cloud».

Un laboratorio per i Big Data

Oracle ha già in produzione diversi progetti in cui i modelli di intelligenza adattiva sono declinati sulle realtà del mondo finanziario, assicurativo, bancario e utility. «Ma ci sono buone prospettive anche nella manifattura italiana, che si sta rendendo conto delle potenzialità dell’integrazione nelle analitiche dei dati provenienti da macchinari intelligenti e sensori. Il CERN, per esempio, sperimenta la manutenzione predittiva sui magneti dell’acceleratore di particelle di Ginevra, sfruttando le tecnologie di gestione dei Big Data di Oracle», spiega Stefano Maio, Country Leader Business Analytics di Oracle Italia

Per semplificare la gestione dei Big Data è cruciale secondo Oracle il concetto del “data lab in a box”, appliance pronte all’uso, utilizzabili on premise o in cloud, che permettono di avere a disposizione insight consultabili da qualunque device. Un caso è quello del gigante della selezione del personale Randstad, che con questa soluzione ha integrato i record dei curricula con quelli emersi da colloqui e interviste, sfruttando la piattaforma Exadata per la gestione dei dati strutturati e una Big Data Appliance per l’integrazione di quelli non strutturati e l’analisi predittiva. Randstad ha anche un progetto pilota “data lake”, per includere nella valutazione complessiva del candidato anche le risposte più spontanee (Ti piacciono i fiori? Perché?), e quindi definire meglio carattere, preferenze, abitudini.

Venendo all’Italia, invece, tra le esperienze più significative in ambito Big Data c’è quella di Generali, che li utilizzerà a supporto di una strategia di “predictive HR” per gestire 74mila persone nel mondo. Grazie all’infrastruttura analitica nel cloud di Oracle sarà possibile comprendere, sulla base di percorsi di carriera, età pensionabile, strategie di consolidamento aziendale, evoluzione del mercato, e anche  elementi “soft” come l’attività sui social, quali saranno i ruoli professionali richiesti nei prossimi 12 anni e programmare idonee politiche di acquisizione dei talenti e formazione.

Il ruolo (fondamentale) del cloud

L’apertura verso l’esterno delle analytics, con l’integrazione dei dati destrutturati provenienti dai social o dal mondo Industria 4.0, rappresenta il vero valore aggiunto di un approccio alla gestione dei Big Data. Gli esempi ben riusciti di certo non mancano, come svela Maio: «Lottomatica, per esempio, ha implementato un vero e proprio Big Data lab per studiare il singolo giocatore anonimo. Ha sviluppato algoritmi di correlazione tra i profili-tipo dei giocatori online e il numero di cellulare con cui si agganciano al Wi-Fi per collegarsi al sito di Lottomatica. Al momento non si può individuare il singolo giocatore, ma Lottomatica è riuscita a creare dei pattern, cluster di utenti affini per caratteristiche e comportamenti simili, ai quali può proporre offerte specifiche, coerenti con le loro abitudini di consumo».

Altro concetto sottolineato a più riprese è il ruolo chiave del cloud come infrastruttura abilitante (a basso costo e basso impatto organizzativo) del nuovo corso delle analitiche di business, che spinge l’acceleratore sugli insight. E l’inclusione nell’organigramma aziendale di un Chief Data Officer o di un Data Scientist sicuramente fa gioco.

Maio, però, va oltre e parla di “augmented CFO”, quel responsabile finanziario “potenziato” che nelle aziende alle prese con le sfide dell’innovazione digitale assume, spesso, la veste di protagonista. A lui, infatti, diverse multinazionali hanno affidato il compito di progettare le linee guida e definire le azioni future della digital transformation. La capacità di poter disporre di informazioni rilevanti e insight attribuisce al CFO il ruolo di moderno stratega. All’interno di Stanley Black & Decker, colosso USA degli utensili per il fai-da-te, il CFO (Don Allan) guida da diversi anni la trasformazione digitale su scala globale, spiegando «se non cambiamo noi lo farà qualcun altro». In alcuni casi, poi, il CFO aumentato assume un’importanza tale da diventare CEO, come è successo a Doug Oberhelman di Caterpillar.

Le analitiche in tasca

L’esperienza utente è un’altra area sulla quale Oracle sta investendo molto. L’imperativo è visualizzazione interattiva, senza distinzioni tra un monitor da 40 pollici o lo schermo di uno smartphone. Nel corso dell’evento milanese, Maio ha anche presentato Synopsis, prima app mobile per la gestione delle business analytics targata Oracle. Sarà disponibile a breve per i clienti del servizio Oracle Analytics Cloud, che saranno in grado di navigare e compiere analisi puntuali in tempo reale su smartphone o tablet (a cuore iOS e Android) in sicurezza (grazie alle funzionalità di cifratura incorporate nel device) e semplicemente collegandosi alle fonti dati, grazie al potente strumento di rappresentazione grafica Oracle Data Visualization.

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