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Innovazione nella PA

e-Fattura, è il momento di rendere il fenomeno pervasivo

Secondo l’Agenzia delle Entrate il processo di trasformazione digitale è ancora in corso: si è passati da 570 mila fatture a marzo a 1,9 milioni in aprile e a circa 2,5 milioni in maggio. E a regime saranno oltre 4 milioni al mese. Sono 39mila le PMI che finora hanno aderito ai servizi gratuiti di fatturazione elettronica

26 Giu 2015

Alessandro Longo

Il percorso della fattura elettronica verso la pubblica amministrazione non è ancora giunto a maturità: lo dicono i numeri rilevati a maggio dall’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, gli stessi numeri dicono che la strada è quella giusta, secondo l’analisi di Paolo Catti, Responsabile di questo settore presso gli Osservatori del Politecnico di Milano.

Siamo passati di colpo dalle 570 mila fatture di marzo – circa 80 mila delle quali nella sola giornata del 31, quando è scattato l’obbligo per la PA locale – a 1,9 milioni in aprile e poi a circa 2,5 milioni in maggio. Sì, un bel salto, anche se siamo la media dei 50-60 milioni di e-fatture annuali che il Politecnico di Milano prevedeva ci sarebbero state a regime. Ad avere mandato una fattura alla PA sono soltanto 300 mila fornitori, finora, secondo le stime del Politecnico. Cioè solo un sesto – un settimo di tutti i fornitori – circa 2 milioni – che nell’anno scorso hanno mandato almeno una fattura alla PA. Mancherebbero all’appello insomma ben 1,7 milioni di fornitori. Sono 42 mila gli uffici pubblici che hanno ricevuto dal 6 giugno ad oggi almeno una fattura elettronica: non è stato ancora toccato dalla rivoluzione il 20 per cento degli uffici.

«Tuttavia, riteniamo che i volumi possano ulteriormente crescere. Una volta a regime, il valore mensile di fatture inviate dovrebbe infatti superare i 3,5-4 milioni di fatture al mese (e, potenzialmente, anche qualcosa in più)», dice Catti. I motivi di questo ottimismo sono numerosi. Primo: di quei 2 milioni di fornitori, sono 100 mila quelli che hanno un rapporto continuativo con la PA. È ragionevole pensare che almeno questi ultimi si siano adeguati e quindi rientrino in toto nel computo dei 300 mila fornitori che hanno mandato almeno una fattura dal 6 giugno a oggi. Una conferma è anche nel numero di Pmi che hanno aderito ai servizi gratuiti per la fatturazione elettronica, forniti dal Mepa di Consip e dalle Camere di Commercio: sono 39 mila, ad oggi.

In altre parole, a mancare all’appello sono perlopiù fornitori occasionali, che hanno rapporti con la PA piuttosto sporadici: entreranno a far parte della famiglia della e-fattura gradualmente, all’occorrenza. Insomma, è fisiologico che solo una piccola parte dei fornitori abbia mandato una e-fattura e non c’è da preoccuparsi. A conferma, è positivo anche un altro dato: è cresciuta la percentuale di fatture “formalmente corrette” che vengono recapitate alle PA: pari a oltre il 90% nel mese di maggio, rispetto ai valori tra l’80 e l’83% registrati nei due mesi precedenti.

L’e-fattura insomma avanza, con graduale inesorabilità, e può ancora esprimere quel ruolo di “trasformatore digitale” delle Pmi italiane, così come previsto dal legislatore (la cabina di regia di Francesco Caio sotto il Governo Monti) e dal Politecnico.

Adesso si tratta di accompagnare questa trasformazione, rendendola più completa e pervasiva. Ci sono molte iniziative in ballo, in questo senso, da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale e si riveleranno nelle prossime settimane. Il percorso continua e tra qualche mese il sistema Paese potrà coglierne i primi frutti.

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