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Strategie

VMware, è il Cloud che guida il cammino verso la “software defined enterprise”

Al VMworld europeo 2014 di Barcellona, davanti a 9000 partecipanti, la società ha annunciato tra l’altro una suite unica per gestire Cloud private e pubbliche, e hypervisor e sistemi fisici diversi, il rafforzamento dei suoi servizi di Public Cloud in Europa, e iniziative per utilizzare i “container” e la piattaforma open source OpenStack sulla propria piattaforma

03 Nov 2014

Daniele Lazzarin

L’edizione 2014 del VMworld europeo, a Barcellona, ha registrato 9000 partecipanti tra partner, clienti, prospect e addetti ai lavori, tutti interessati a seguire il cammino di VMware verso la “software defined enterprise”. Una strategia che prevede la virtualizzazione e il controllo via software dell’intero data center (server, reti, storage), e dei dispositivi in mano agli utenti finali (end-user computing), con applicazioni e carichi di lavoro “orchestrati” tra Cloud pubblici e privati (hybrid cloud). Per realizzare questa visione, il vendor conta su un’ormai ampia offerta, di cui a Barcellona ha presentato evoluzioni in tutti i componenti.

Tra gli annunci principali c’è la vRealize Suite, che unifica tutti i prodotti di Cloud Management di VMware, di cui alcuni radicalmente rivisti per l’occasione. «L’IT oggi deve rispondere a esigenze complesse: rendere più agile il suo operato ma mantenerne il controllo, supportare applicazioni tradizionali e di ultima generazione, spostare carichi di lavoro tra Cloud e server interni, gestire hypervisor e sistemi fisici diversi», ci ha spiegato Ramin Sayar, Senior VP e General Manager, Cloud Management Business Unit di VMware.

La capacità di conciliare tutto ciò per VMware si chiama “the power of ‘and’”, e la vRealize Suite è pensata per questo. Il nome stesso, aggiunge Sayar, è stato scelto con un sondaggio dai dipendenti VMware per rendere il concetto di qualcosa che fa realizzare pienamente i benefici della virtualizzazione. Altri due annunci di Barcellona sono molto interessanti in quanto secondo molti analisti VMware cerca di “sposare” tendenze in grado di intaccare la forza del suo posizionamento di mercato: la “containerizzazione”, e la piattaforma open source per lo sviluppo di cloud OpenStack.

Nel primo caso si parla di container, in parole povere ambienti considerati alternative a basso costo alle virtual machine (e quindi a VMware) dove far girare applicazioni in modalità ipercompressa. Qui VMware ha annunciato accordi con Docker, la start up più nota di container open source, e poi con altri player di container più consolidati – Google e Pivotal (quest’ultima parte dello stesso gruppo di VMware ed EMC), per aprire il mondo aperto della containerizzazione ai propri utenti enterprise. Nel “keynote” a Barcellona, il CEO Pat Gelsinger ha spiegato che VMware sta anche lavorando a un progetto detto “Fargo” per permettere rapide “clonazioni” di macchine virtuali (la capacità di duplicare e scalare velocemente è in effetti una delle caratteristiche più apprezzate dei container). «Dimostreremo che gestire container su una VM può essere più agile di gestirli su macchine bare-metal: perciò parliamo di “container senza compromessi”».

Luca Zerminiani, Pre-Sales Manager di VMware ItaliaNel secondo caso, «VMware non vede una contrapposizione con OpenStack, a cui ha sempre contribuito», ci ha spiegato Luca Zerminiani, Pre-Sales Manager di VMware Italia. «Molti clienti sono interessati a OpenStack, ma se non si dispone di specialisti esperti del framework, il tempo necessario per un’implementazione funzionante è notevole». Inoltre, continua Zerminiani, molti tengono la parte di produzione su VMware per motivi di affidabilità, e la parte di sviluppo su OpenStack, ma questo porta a creare due silos di tecnologie. «Per risolvere questi problemi abbiamo messo a punto la soluzione VIO (VMware Integrated OpenStack), che offre delle preintegrazioni, per cui agganciare la nostra tecnologia a OpenStack diventa molto semplice, e permette di mantenere un’unica infrastruttura, quella di VMware, ma esponendo sia le API di OpenStack che quelle di VMware».

Altro annuncio rilevante è l’espansione in ottica europea di vCloud Air (già vCloud Hybrid Service), piattaforma di Public Cloud basata su vSphere, il sistema operativo di VMware. A partire dai primi mesi del 2015 infatti i servizi vCloud Air (soprattutto di platform-as-a-service) in Europa saranno erogati anche da un data center VMware in Germania, oltre che da quello inglese come avviene da un anno, per garantire l’allocazione fisica dei dati in Paesi conformi alle norme europee sulla protezione dei dati.

vCloud Air si rivolge ai clienti VMware interessati a trasferire workload di applicazioni basate su vSphere nel Cloud pubblico, ed è erogato da data center di VMware o suoi partner. «Molte organizzazioni stanno capendo i benefici di trasferire all’occorrenza carichi di lavoro nel Public Cloud – spiega Bill Fathers, General Manager Hybrid Cloud di VMware -. Ma vCloud Air non va a competere con servizi come Amazon Web Services, che serve soprattutto per lo sviluppo e per applicazioni Cloud native: è pensato per chi ha soluzioni basate sulle nostre tecnologie».

Alberto Bullani, Regional Manager di VMware ItaliaQuanto all’area end user computing, la novità più importante di Barcellona è Horizon Flex, un’integrazione di varie tecnologie VMware – tra cui anche AirWatch – per permettere un modello di virtual desktop “client-hosted”: in pratica l’amministratore può abilitare dei virtual desktop su laptop o desktop Mac o PC, opzione molto utile, spiega VMware, in situazioni in cui l’utente utilizza sistemi aziendali su un dispositivo proprio.

Per concludere abbiamo chiesto ad Alberto Bullani, Regional Manager di VMware Italia, qualche considerazione sull’andamento di VMware in Italia. «Nei primi nove mesi del 2014 abbiamo registrato una crescita del fatturato ben oltre le aspettative, trainata soprattutto dal mercato SMB, e cioè le piccole e medie aziende, e da progetti innovativi di trasformazione dei processi attraverso l’IT, per accelerare il time to market e le reazioni ai cambiamenti del mercato», ci ha detto Bullani.

Quanto all’integrazione di AirWatch, specialista di Mobile Device Management acquisita lo scorso gennaio, «a livello organizzativo da quest’estate è a listino nostro, cioè dei nostri partner, che possono vendere AirWatch direttamente ai clienti finali, mentre a livello tecnico c’è ancora qualcosa da fare, ma l‘integrazione in sei mesi sarà completata».

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