Industria 4.0 in Italia

Smart Manufacturing, imprese italiane al lavoro: 1,2 miliardi investiti nel 2015

Il 10% degli investimenti industriali è dedicato a digitalizzare i processi operativi. Oltre 600 le applicazioni censite dall’Osservatorio Smart Manufacturing del Politecnico di Milano, soprattutto nelle aree Industrial Internet of Things e Industrial Analytics. Il 38% delle imprese produttive ancora non conosce questi temi, ma è imminente un programma nazionale, con finanziamenti già nella prossima Legge di Stabilità

Pubblicato il 22 Giu 2016

Daniele Lazzarin

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Le imprese manifatturiere italiane nel 2015 hanno investito 1,2 miliardi di euro (poco meno del 10% di tutti i loro investimenti industriali) in soluzioni di digitalizzazione dei processi operativi, trainate in particolare da grandi aziende di macchinari e dell’automotive. Dopo anni quindi che nel nostro paese si parla di Smart Manufacturing e di Industria 4.0, finalmente anche da noi questo mercato ha una dimensione concreta ragguardevole.

«Considerando l’innovatività del paradigma, l’immaturità di alcune tecnologie e la complessità d’implementazione, oltre alla crisi economica degli ultimi anni, il quadro italiano dello Smart Manufacturing è da leggere in chiave positiva – ha detto Alessandro Perego, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Manufacturing -. Quasi un terzo delle imprese infatti ha già avviato tre o più progetti nelle sei aree che secondo la nostra classificazione rientrano in questo campo: Industrial Internet of Things, Industrial Analytics, Cloud Manufacturing, Advanced Automation, Advanced Human Machine Interface, e Additive Manufacturing».

Insomma, il cammino è lungo e complesso – pesano anche l’ancora incompleta consapevolezza sulle potenzialità di queste tecnologie, la fase ancora preliminare di molti progetti, e la carenza di competenze digitali nei settori industriali –  ma si può dire che l’industria italiana, continua Perego, si è seriamente messa al lavoro sul digitale. E un altro buon segno è l’imminenza di un documento programmatico che dovrebbe portare in tempi brevi a un piano d’azione del Governo su questi temi, sulla falsariga di altri programmi di Industry 4.0 statali o di livello nazionale già partiti in molti Paesi come Germania, USA e Regno Unito.

«Un’opportunità clamorosa per le filiere del Made in Italy»

Sono queste le principali conclusioni del convegno con cui ieri a Milano l’Osservatorio Smart Manufacturing della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato il suo nuovo report. «Come School of Management del Politecnico di Milano siamo particolarmente interessati all’andamento dei settori industriali italiani: si sa che il nostro paese è sceso dal secondo al settimo posto mondiale per l’incidenza del manifatturiero sul PIL, e in effetti molti hanno commesso il grande errore di esternalizzare totalmente la produzione. Ma in un paese come il nostro lo sviluppo e la convergenza delle tecnologie digitali sono un’opportunità clamorosa per chi produce tecnologie di produzione, ma anche per le più tipiche filiere Made in Italy, come l’alimentare, la moda e abbigliamento, il legno e arredo, che devono tornare a produrre in modo competitivo sul territorio italiano. E parlo di imprese di tutte le dimensioni, anche le medio-piccole che sono il cuore pulsante del tessuto industriale italiano».

L’Osservatorio ha approfondito sul campo lo stato di digitalizzazione dell’industria italiana interpellando 307 imprese dei principali 9 settori del manifatturiero italiano (210 grandi aziende e 97 PMI): tre quarti delle risposte sono arrivate direttamente dai direttori operativi e Chief Opetation Officer di queste realtà. Dall’indagine emerge prima di tutto una forte vitalità sull’innovazione, con circa 600 applicazioni di tecnologie Smart Manufacturing in Italia nel 2016, cresciute del 30% rispetto al 2015, ma in gran parte ancora in fase di progetto pilota. Le più diffuse sono le applicazioni di Industrial Analytics a supporto di produzione e logistica (20% del campione), o della gestione della Supply Chain (15%). Altrettanto buona è l’adozione di soluzioni Cloud e Industrial Internet of Things in fabbrica (20% e 16%); tra le tecnologie meno diffuse c’è l’Advanced HMI nelle attività operative (15%).

Oltre un terzo (38%) delle imprese industriali però non conosce il tema Smart Manufacturing/Industry 4.0, seppur con forti differenze per settore: nell’automotive, nell’alimentare e nei macchinari la percentuale scende al 30%, in altri settori supera il 50%.

Un limite alla diffusione della digitalizzazione nell’industria è l’incompletezza dell’infrastruttura ICT su cui le nuove tecnologie devono innestarsi. Mentre le soluzioni “tradizionali” standard – CAD, PDM, sistemi di controllo produzione – sono abbastanza diffuse (70% delle imprese), solo il 30% ha sistemi più complessi come PLM o MES per il controllo di fabbrica, «ed emerge una chiara correlazione: le realtà con infrastrutture ICT più avanzate sono anche le più avanti nella digitalizzazione», ha detto Giovanni Miragliotta, uno dei direttori dell’Osservatorio insieme a Marco Macchi e Sergio Terzi.

Più in dettaglio, il 56% del campione ha almeno un’applicazione di Smart Manufacturing, e il 30% (92 su 307) ne ha almeno tre. Gli obiettivi che spingono i progetti Smart Manufacturing, evidenzia l’indagine, sono molto pragmatici: riduzioni dei costi e miglioramenti del servizio.

Le barriere segnalate sono contesto, mancanza di infrastrutture, impianti datati, limiti culturali e organizzativi. Al Governo le imprese chiedono soprattutto incentivi per l’ammodernamento delle reti o per nuovi sistemi informativi (nel 50% dei casi), per nuovi macchinari per le PMI (46%) o per corsi di formazione per le grandi aziende (38%). La carenza di competenze digitali infatti è un problema molto sentito: poche realtà fanno audit sulle competenze (29% delle grandi imprese e 13% delle medio-piccole), ma chi le fa rileva nella maggioranza dei casi (62%) la necessità di azioni correttive. Solo il 6% ritiene di avere le competenze necessarie.

250-300 milioni di indotto

L’Osservatorio ha anche voluto stimare l’ampiezza del mercato con un’indagine sui principali attori dell’offerta: ne è emerso come accennato che i progetti di Smart Manufacturing in Italia nel 2015 valgono circa 1,2 miliardi di euro, di cui l’81% realizzato verso imprese italiane e il resto come export. I settori più attivi sono Macchinari, Automotive e, più̀ staccati, Aeronautica e Difesa.

Va detto che questo valore riguarda solo tre delle sei aree dello Smart Manufacturing (Industrial Internet of Things, Industrial Analytics e Cloud Manufacturing), e che per avere una dimensione più precisa alla cifra di 1,2 miliardi (che secondo l’Osservatorio nel 2016 crescerà di circa il 20%) si devono aggiungere altri 250-300 milioni di euro di valore in attività̀ “tradizionali” indotte, come consulenza, formazione, aggiornamento e predisposizione delle infrastrutture.

Scendendo più in dettaglio, il 66% del valore del mercato è riconducibile a progetti di Industrial Internet of Things (790 milioni di euro), seguito da Industrial Analytics (23%, 270 milioni) e Cloud Manufacturing (10%, 120 milioni). In gran parte dei casi si tratta di progetti pilota: il 30% degli 1,2 miliardi è speso in system integration, mentre il 28% copre l’acquisto di hardware (sensoristica, sistemi IT, etc.), il 22% software (programmi e licenze) e il 20% l’acquisto di servizi.

«Finanziamenti già nella prossima Legge di Stabilità»

All’affollato convegno di presentazione del nuovo Osservatorio Smart Manufacturing i relatori hanno fornito ampi aggiornamenti anche sullo scenario internazionale della digitalizzazione nell’industria, e in particolare sul dinamico ambito delle startup di Smart Manufacturing, temi di cui parleremo in prossimi articoli.

Qui chiudiamo invece con il confortante intervento dell’Onorevole Lorenzo Basso, della X Commissione (Attività produttive, Commercio e Turismo) della Camera dei Deputati: «Il tema dello Smart Manufacturing o Industry 4.0, comunque lo vogliamo chiamare, è di estremo interesse per il paese, ed è fondamentale prima di tutto portarlo in primo piano sui media e nel dibattito del mondo produttivo e industriale. Stiamo per terminare un’indagine conoscitiva estremamente ampia su dov’è l’Italia nel percorso verso industria 4.0, abbiamo sentito realtà industriali, università, grandi società di consulenza, autorità competenti per le normative, associazioni imprenditoriali, multinazionali pioniere dello Smart Manufacturing e rappresentanti dei programmi statali di Industria 4.0 dei Paesi dove questi sono partiti, nonché i tre ministeri coinvolti (Sviluppo Economico, Università e Ricerca, ed  Economia, ndr)».

Basso presenterà i risultati dell’indagine il 6 luglio alla Camera, «con l’obiettivo di ottenere un piano di azione del Governo, con finanziamenti da prevedere già nella Legge di Stabilità di quest’anno: le tecnologie di cui si è parlato oggi richiedono forti investimenti». Una linea guida cruciale, ha concluso il deputato, è evitare piattaforme vincolanti, puntando su standard aperti con i quali è più facile coinvolgere le piccole e medie imprese: «Il Governo deve definire un piano abilitatore, non un piano “dirigista”».

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