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Internet of Things

Sensori, occhiali intelligenti, smartphone: i poliziotti nell’era dell’Internet of Things

Le Forze dell’Ordine possono essere supportate da una serie di tecnologie convergenti di Unified Communication e da una nuova intelligenza dinamica per consultare in tempo reale le banche dati criminalità, georeferenziare pericoli e necessità di soccorso, comunicare con i colleghi, parametrare la sicurezza. Il concept è di Motorola Solutions, che in Italia ha già sviluppato diverse case study

18 Dic 2014

Laura Zanotti

“Poliziotti 2.0”, connessi e comunicanti, grazie a un equipaggiamento smart. La Internet of Things a supporto delle Forze dell’Ordine sfrutta la wearable technology più all’avanguardia come, ad esempio, gli occhiali di nuova generazione che usano il riconoscimento biometrico per consultare in tempo reale il database dei crimini e dei criminali. Non solo: questi strumenti possono visualizzare gli archivi per confrontare lo storico rispetto a un fatto delittuoso, localizzare nello spazio colleghi o persone in situazione di pericolo, comunicare con la centrale in qualsiasi momento, interagire con le tecnologie e le informazioni con una velocità e una mobilità all’insegna della massima ergonomia.

I vantaggi della Unified Communication and Collaboration nelle smart city

Tutto questo non è futuribile: la tecnologia è già disponibile. Nelle smart city, infatti, l‘Internet of Things è un modello di efficienza e sicurezza basato su un nuovo approccio all’informazione. Intelligenza nella comunicazione radio significa integrazione voce, audio e video, sfruttare i BIg Data e qualsiasi tecnologia di comunicazione: sensori, fotocamere, smartphone, sistemi push to talk, Bluetooth, access point, satelliti, reti pubbliche e private. Nel caso specifico, si tratta di studiare nuovi concept per integrare risorse e soluzioni capaci di supportare gli operatori della sicurezza e offrire migliori servizi alla cittadinanza applicando un approccio multicanale e una condivisione dei dati ancora più spinta. Lo sta facendo Motorola Solutions che, proseguendo nella sua road map dedicata allo sviluppo di tecnologie di comunicazione radio evolute, ha presentato negli scorsi giorni un nuovo concept: il Connected Police Officer.

«Non è Robocop – ironizza Luciano Valentini, amministratore delegato di Motorola Spa e country manager per l’Italia di Motorola Solutions – ma rappresenta il meglio della convergenza digitale. Abbiamo sviluppato ulteriormente la nostra tecnologia TETRA (TErrestrial Trunked RAdio) con la tecnologia LTE per consentire a una serie di sistemi veicolari e portatili di integrare soluzioni di Unified Communication capaci di interfacciarsi con il mondo dei Big Data. Il poliziotto 2.0, infatti, è un operatore che usa l’informazione per fare meglio il suo lavoro e offrire migliori servizi alla cittadinanza, dotato di una intelligenza mission critical. Non si tratta di un modello teorico ma di una road map che Motorola ha iniziato 85 anni fa. Non a caso, ancora oggi il 10% del nostro fatturato (che nel 2013 si è chiuso a quota 6 miliardi, NdR) è dedicato alla ricerca e allo sviluppo».

Il modello fa riferimento a un’architettura complessa e avanzata di comando e di controllo che utilizza le tecnologie radio più evolute, soluzioni di Mobile Device Management e una nuova piattaforma di servizio ad altissima integrazione, che offre un supporto tecnologico alle attività svolte delle centrali di comando. Poliziotti, carabinieri, pompieri, protezione civile, squadre speciali o corpi di sorveglianza, infatti, sono supportati da un sistema che non solo consente di unificare reti, dispositivi e veicoli per un miglior coordinamento delle risorse, ma anche di garantire un’integrazione ad alto livello con ospedali e servizi di pronto soccorso così come uffici legali, tribunali e schedari della polizia internazionale per un miglior coordinamento delle informazioni.

Un esempio? Se il poliziotto ha bisogno di prendere delle decisioni rispetto a un’azione di intervento, può consultare i circuiti di telecamere attive nella zona in cui è avvenuto un crimine oppure verificare negli archivi se ci sono stati avvenimenti similari per ricostruire più rapidamente un collegamento a fatti e persone già coinvolte. La possibilità di accedere al maggior numero di informazioni possibili porta una proattività che in caso di sicurezza può davvero fare la differenza.

Il corollario dei dispositivi include gli smartglasses Recon (con cui Motorola ha stretto un accordo di partnership), dotati di heads up display (HUD) attivato dalla radio MOTOTRBO SL 1600 per le comunicazioni a due vie via Bluetooth e che visualizza, tramite apposite icone, funzionalità dell’equipaggiamento e messaggi in arrivo. Nella stanghetta è integrato un minipad che consente con un dito di cambiare la selezione. Si aggiunge un palmare LEX755 LTE rugged, che include un vero e proprio ecosistema applicativo con streaming video, computer aided dispatch, push to talk unificato, possibilità di stilare verbali elettronici, di scansionare dei dati o di consultare una reportistica di dettaglio.

Ergonomia wearable: una suite di tecnologie intelligenti e indossabili

Per il poliziotto 2.0 le tecnologie indossabili sono strumenti che potenziano sicurezza e servizio. Così anche la cintura diventa intelligente: grazie a una sensoristica avanzata, può monitorare i parametri vitali dell’agente, localizzandolo sul territorio. Rispetto all’equipaggiamento operativo, registra determinate azioni come l’estrazione della fondina dalla pistola, del taser o dello spray al peperoncino e attiva la trasmissione del video dell’azione in corso.

La combinazione di smartphone, tablet e palmare ha diverse funzioni: da un lato lo smartphone, nel taschino, funge da access point per abilitare tutti gli end point intelligenti. La trasmissione radio, invece, garantisce un canale di connessione blindato tra la centrale e gli operatori che assicura una comunicazione permanente a supporto del canale mobile privato.

«Anche in Italia abbiamo già utilizzato una parte di queste tecnologie in occasione del concerto di Robin Williams a San Siro, a Milano – ha concluso Sirio Magliocca, channel account manager Motorola Solutions Italia -. La sorveglianza, infatti, era equipaggiata con palmari e sistemi radio Motorola per la localizzazione del personale e comunicazioni chiare e sicure, gestite tramite la nostra centrale operativa mobile. Un altro caso è il nuovo centro in zona Garibaldi (ex Varesine) dove MOTOTRBO supporta 340mila metri quadri di immobili. La rete Motorola che consente la comunicazione contemporanea e immediata tra diversi gruppi di utenti tra cui i “team immobili”, gli ingegneri, gli operatori del call center, gli addetti alle pulizie, ai parcheggi, alla manutenzione».

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