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reportage

SAP Forum: interpretare i dati per reimmaginare il business

All’evento milanese dedicato ai clienti e ai partner del colosso del software sono andate in scena le soluzioni che aiuteranno le aziende ad affrontare gradualmente la trasformazione digitale. L’AD Luisa Arienti: «Arricchiremo il portafoglio sia con alleanze strategiche, sia con acquisizioni mirate. Come quella, appena conclusa, dell’italiana Plat.One»

25 Ott 2016

Domenico Aliperto

Un momento del SAP Forum 2016 a MilanoA riflettere il pay off dell’edizione 2016 del SAP Forum – intitolato “Reimagine business for the digital economy” – sono le decine di imprese che hanno partecipato all’evento e che con le soluzioni del colosso tedesco e dei suoi partner stanno attivando processi di trasformazione. Uno dei messaggi chiave dalle varie sessioni è la gradualità del cambiamento, che deve andare di pari passo con l’adozione dei nuovi strumenti e funzionalità, a partire da aree specifiche per poi contaminare tutta l’organizzazione.

Un piano da 2 miliardi per l’IoT

L’altra parola d’ordine dell’evento è stata Internet of Things. SAP non può prescindere da ciò che sta diventando il cuore di qualsiasi strategia industriale e commerciale basata sull’analisi dei dati. «Sull’IoT abbiamo un piano di investimenti quinquennale da due miliardi di euro», spiega la numero uno di SAP Italia Luisa Arienti alla conferenza stampa dell’evento. «L’obiettivo è trarre il massimo bene cio dalla mole di dati che sta per travolgerci. BCG prevede un giro d’affari da 250 miliardi di dollari entro il 2020, ma parliamo di un mercato i cui confini sono difficili da immaginare, con potenzialità incredibili. La piattaforma Hana è il fulcro della nostra strategia, che passerà comunque dallo sviluppo di nuove soluzioni in area IoT e da una serie di proposizioni cross-industry ma ben radicate negli oltre 40 anni di esperienza maturati nei singoli settori». SAP sta anche dando vita a una rete di 6 centri di innovazione in tutto il mondo, che ci permetteranno di lavorare con clienti, partner, startup e università. Arricchiremo il nostro portafoglio con alleanze strategiche e con acquisizioni mirate, anche in Italia: nel nostro Paese ci sono straordinari esempi di innovazione».

Uno di questi è Plat.One, startup genovese fondata da Filippo Murroni la cui specializzazione nelle piattaforme Machine-to-machine (M2M) ha fatto breccia nella divisione SAP che fa scouting in California. «Plat.One, a differenza di molte startup, ha alle spalle una storia di anni, ma soprattutto un prodotto già disponibile, costruito sull’esperienza fatta anche nell’ambito del CAD e della robotica e in grado di adattarsi a protocolli e macchine legacy», spiega Murroni.

Una soluzione evoluta da semplice connettore di device e applicazioni a stack IoT completo, cioè una piattaforma end-to-end che abilita la trasformazione di dati grezzi in informazioni utili per monitorare le attività – dagli stabilimenti, alle flotte, fino alle smart city – e individuare nuovi modelli di business o modalità di efficientamento di produzione, logistica e organizzazione. «Andiamo verso un mondo in cui alla produzione di massa si sostituiranno referenze customizzate: scalare velocemente questi processi può portare a sbagliare e quindi un altro tema cruciale è lo sviluppo della capacità di predire o contenere gli errori. La tecnologia di SAP è inserita nei processi e nella gestione dei sistemi backend di una base clienti importante», sottolinea Murroni. «Connettere le nuove sorgenti IoT di dati darà ulteriori possibilità di ottenere informazioni cruciali per migliorare le decisioni».

Occorre creare una “gemella digitale” dell’impresa

Ma non di solo IoT vivono le imprese. Conoscere il contesto in cui si opera è la base del successo di qualsiasi modello di business. Un esempio citato da Carlos Diaz, VP Innovation EMEA South di SAP, è il contributo dell’analisi delle variazioni climatiche e della combinazione degli effetti del meteo sul territorio nel settore assicurativo per ottimizzare l’offerta su una speci ca area geografica. «Occorre dar vita a un vero e proprio gemello digitale dell’impresa che monitori elementi fino a poco tempo fa considerati imponderabili nel business», spiega Diaz.

Parlando di Customer behaviour, invece, Ivano Fossati, Director EMEA Center of Excellence Customer Engagement & Commerce di SAP Hybris, ha raccontato come contestualizzare l’esperienza del consumatore in base al modello delle “4 P”. «Un’impresa deve sapere come ha interagito in passato con i clienti, ascoltare cosa dicono pubblicamente dei suoi marchi, adottare modelli predittivi per capire come predisporre l’offerta, e soprattutto agire tenendo conto della situazione presente».

Fossati cita per esempio Blue Tomato, distributore di articoli sportivi, che ha puntato su gamification e social network per spingere i clienti a coinvolgere gli amici in attività che si traducono in voucher da spendere in negozio. «Il risultato? Le presenze sono aumentate del 17%», continua Fossati. «Aggiungendo le competenze di upselling di un bravo store manager, le vendite possono aumentare molto di più. Under Armour invece punta a superare Nike nello sportswear anche grazie all’acquisizione di MyFitnessPal (portale per il monitoraggio dell’attività fisica, ndr) per accedere a una miniera di dati che servono a conoscere meglio i clienti e abilitare nuove alleanze e modelli di business in ambito assicurativo: in base allo stile di vita, le compagnie possono definire offerte personalizzate anche nel prezzo».

Per Fossati l’elemento differenziante tra chi ha già compiuto il salto e chi è ancora in attesa è la maturità digitale delle organizzazioni. «Ma sconsigliamo in ogni caso un approccio Big bang al cambiamento, che rischia di produrre più danni che benefici. Meglio procedere con dei trial, coinvolgendo pochi silos alla volta, e utilizzarli per capire come l’organizzazione reagisce ai nuovi strumenti».

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