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Osservatorio Export Digitale 2022: mercato in crescita, ma le sanzioni alla Russia rendono incerto il futuro

Con un valore di mercato pari a 15,5 miliardi in ambito B2c e a ben 146 miliardi in ambito B2b, l’esportazione Made in Italy attraverso i canali online nel 2021 ha registrato una crescita importante. Ora però su questi risultati incombe lo spettro delle conseguenze legate al conflitto in atto. I dati e le previsioni dell’ultimo Osservatorio PoliMi

16 Mag 2022

Redazione

Il 2021 è stato un anno eccezionale per le esportazioni Made in Italy. A rivelarlo è l’Osservatorio Export Digitale 2022 della School of Management del Politecnico di Milano. Sia in ambito B2c che in ambito B2b la percentuale di crescita è a due cifre, evidenziando tutta la forza dei canali online per lo sviluppo economico del nostro Paese. Nella classifica redatta dall’Osservatorio sui Paesi che hanno mostrato maggior interesse per l’export digitale italiano nelle prime cinque posizioni troviamo in ordine: Stati Uniti, Svizzera, Germania, Francia e a pari merito in quinta posizione, con non poco stupore, di fianco alla Cina la Danimarca. Quest’entusiasmante scenario è tuttavia offuscato dalle sanzioni imposte alla Russia quale conseguenza della Crisi Russia – Ucraina che rischiano di compromettere sensibilmente i risultati futuri.

“La componente digitale delle esportazioni italiane è diventata una leva sempre più importante per le imprese italiane. L’export digitale italiano nel 2021 è cresciuto a ritmi sostenuti, in eguale misura per i canali B2c e B2b, +15%. La crescita ha riguardato quasi tutti i settori e ha accompagnato lo straordinario slancio dell’export complessivo. Ora, l’incertezza internazionale potrebbe favorire la ‘regionalizzazione’ delle catene globali del valore (quale risposta alla crisi della logistica, ndr), cioè una riconfigurazione delle attività produttive all’interno di alcune macroaree, in cui il digitale può avere un ruolo cruciale per agevolare il rientro delle imprese, aumentare la competitività delle aziende e aiutare l’incontro tra la domanda offerta di fornitori ‘idonei’ attraverso le piattaforme digitali B2b e B2c”, afferma Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio Export Digitale.

Le ricadute della sanzioni alla Russia sull’export italiano

Come anticipato, le previsioni iniziali per il 2022 sull’export B2c si sono rivelate troppo ottimistiche anche a causa delle ripercussioni della guerra tra Russia e Ucraina. Un’eventuale totale interruzione delle esportazioni digitali verso il mercato russo, nello scenario più pessimistico, potrebbe portare a una perdita di circa 430 milioni di euro in area B2c. Oltre l’80% di questo valore è riconducibile al fashion, mentre il restante 20% si divide tra food & beverage e arredamento.

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Per il canale B2b, il mancato export digitale verso la Russia sarebbe di circa 2,1 miliardi di euro, di cui oltre il 40% imputabile all’abbigliamento, il 20% circa alla meccanica, poco più dell’8% all’automotive e oltre il 5% al food & beverage.

“Le previsioni iniziali per il 2022 si stanno mostrando troppo ottimistiche – spiega Lucia Tajoli, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Export Digitale –. Lo scatenarsi della guerra ha notevolmente aumentato il grado di incertezza percepito da tutti gli attori, con evidenti danni economici: l’aumento dei prezzi di materie prime energetiche e agricole, il rallentamento dei consumi, l’aumento dell’incertezza sulla politica monetaria, l’amplificazione di problemi logistici e di fornitura, l’aumento della volatilità sui mercati finanziari. Tutto questo al momento non ha prodotto una recessione né a livello globale, né a livello europeo, ma le modifiche degli equilibri internazionali sono rilevanti anche per il mercato digitale. La creazione di un potenziale divario digitale tra aree geografiche che frammentano il mercato dell’eCommerce e il crescente isolamento della Russia potrebbero mettere in difficoltà le imprese italiane, soprattutto medio-piccole, e a questo scopo sono fondamentali gli investimenti per accelerare la digitalizzazione dell’economia previsti nel PNRR e dei fondi Next Generation EU”.

A seguire nel dettaglio i numeri dell’export online nel B2c e nel B2b.

L’export digitale 2022: il mercato B2c

Secondo l’Osservatorio Export Digitale 2022, l’esportazione online italiana di beni di consumo diretto (tramite sito proprio, marketplace o siti di vendite private) o intermediato (tramite retailer online) è cresciuta del +15% nel 2021, toccando un valore di 15,5 miliardi di euro, con un peso pari al 9% dell’export complessivo in Italia (online + offline).

Il fashion, con un valore di 8,6 miliardi di euro nel 2021, +20% sul 2020, superando i valori pre-Covid, si conferma il settore più importante, pari al 56% del mercato complessivo dell’export digitale B2c e B2b2c. Il secondo settore è il food & beverage, con un export online di 2,2 miliardi di euro, 14% del totale, che prosegue la crescita (+10%), ma rallenta dopo l’exploit 2020 (+46%). Il terzo comparto è l’arredamento, 1,2 miliardi di euro (+12%), pari al 7% del totale delle esportazioni online di beni di consumo. Elettronica, cosmetica, cartoleria, giochi, articoli sportivi e gli altri comparti valgono complessivamente il 23% dell’export digitale B2c, ma singolarmente hanno un peso marginale.

L’export digitale 2022: il mercato B2b

Complessivamente, l’export digitale B2b nel 2021 ha raggiunto un valore di 146 miliardi di euro, anche questo in crescita del 15% rispetto al 2020 e con un peso del 28,3% sull’export complessivo di prodotti. La filiera più digitalizzata è l’automotive, 33 miliardi di euro di export digitale, il 22,6% del totale, con una crescita quasi doppia rispetto a quella dell’export complessivo (+40% rispetto al 22,6% dell’export complessivo). Seguono poi il tessile e abbigliamento (il 14,8%), la meccanica (10,8%), il largo consumo (6,9%), il materiale elettrico (4,8%) e l’elettronica (3,3%). Discorso a parte per il settore farmaceutico che costituisce il 3,1% del mercato: letteralmente esploso nel 2020 (+66%), nel 2021 invece scende del 23% ma resta di ben 1 miliardo di euro al di sopra del periodo pre-Covid.

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