Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Osservatori

Logistica, sale l’outsourcing in Italia: «Tre falsi miti e tre modi di ottenere valore»

La Contract Logistics vale ormai quasi il 40% dell’intero mercato, con un fatturato calato nel 2012 per la crisi, ma che tornerà a crescere nel 2014 e 2015, superando gli 80 miliardi di euro. Due le scelte più remunerative: fare business in settori a bassa incidenza di logistica conto terzi, e supportare i clienti che si internazionalizzano. Le conclusioni dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano

18 Nov 2014

Daniele Lazzarin

L’outsourcing ha un’incidenza sempre più importante sul mercato italiano della logistica, anche se, a causa della congiuntura economica, per la prima volta dal 2009 il fatturato della Contract Logistics nel 2012 è calato del 2,3% in termini reali rispetto al 2011. Nel triennio in effetti questo mercato in Italia è andato ben oltre l’andamento del PIL, salendo da 71,2 miliardi di euro nel 2009 a 77,3 miliardi nel 2012 (+8,5% in termini nominali e +1,2% in termini reali), ma la forte pressione sulle tariffe da parte dei committenti, la difficoltà dei consumi in Italia, e la contrazione dei flussi fisici hanno provocato la battuta d’arresto.

Le attese però sono di una ripresa della crescita, visto che per il 2014 è stimato un fatturato di 79 miliardi, e per il 2015 di 81 miliardi. Altro elemento positivo, come accennato, è che anche se il fatturato è sceso, sempre più aziende fanno ricorso all’outsourcing dei servizi di logistica, visto che il rapporto tra mercato di Contract Logistics e mercato totale della logistica in Italia è salito dal 36,4% del 2009 al 39,1% nel 2012.

Sono questi i principali responsi della quarta edizione dell’Osservatorio Contract Logistics della School of Management del Politecnico di Milano, presentata qualche giorno fa nell’ateneo in un affollato convegno, alla presenza di tutti i principali operatori del settore in Italia. L’Osservatorio infatti è realizzato in collaborazione con Assologistica e il supporto di ICE, BCUBE, BRT, CEVA Logistics, CLO Servizi Logistici, FATA Logistic Systems, FERCAM, FM Logistic, GEODIS, Innocenti Depositi, Jungheinrich, Logistica Uno, NEOlogistica, Norbert Dentressangle, Number1 Logistics Group, OM STILL, Replica Sistemi, Silvano Chiapparoli Logistica, TESISQUARE, Zeroquattro; Acxelera Italia, Gruppo Arcese, Brivio&Viganò, CHEP Italia, ConsiCopra, Difarco, Generix Group, Interporto Bologna, Linde Material Handling Italia, LOG4, Multilogistics.

Inoltre ai lavori dell’Osservatorio durante l’anno hanno partecipato anche diversi Direttori Logistica & Operations di aziende committenti: Auchan, BasicItalia, Bayer, Bonduelle, Brembo, Chicco Artsana, Composad, Coop Consorzio Nord Ovest, Daikin, Dow, Granarolo, Gruppo PAM, Gucci, la Rinascente, Lechler, Leroy Merlin, Mondadori, Mondelez, Nestlè, Rhiag Group, Riello, Saipem, Samsung, Sirap Gema.

A gennaio un convegno anche a Roma

«Questo Osservatorio è un punto di riferimento fondamentale del settore in Italia – ha spiegato Gino Marchet, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics -: fornitori e committenti contribuiscono attivamente e sono coinvolti in diversi incontri durante l’anno, e l’interesse è in crescita, tanto che a gennaio insieme ad Assologistica faremo un convegno anche a Roma, per cui abbiamo avuto già l’adesione dei Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti».

Altri concetti molto interessanti emersi dalla ricerca sono la concentrazione del settore, e l’ascesa della componente strategica dell’outsourcing logistico. Nel primo caso i fornitori di servizi logistici sono calati in numero del 9,4% in quattro anni, anche se il fenomeno interessa principalmente i cosiddetti “padroncini”, diminuiti di oltre il 10% rispetto al 2009.

Nel secondo caso, il mercato reale della logistica conto terzi in Italia (ossia il fatturato diretto alle aziende committenti, escludendo gli scambi interni alla filiera) è pari a quasi 43 miliardi di euro nel 2012. Un dato in crescita del 3,5% in termini reali rispetto al 2009, e che come accennato rappresenta ormai quasi il 40% del valore complessivo della logistica in Italia, in costante aumento dal 2009. Nonostante il Commodity Outsourcing (l’esternalizzazione di singole attività logistiche elementari) resti ancora l’approccio dominante in Italia, guadagna terreno lo Strategic Outsourcing (l’affidamento di una parte rilevante del processo logistico, tra cui almeno trasporto e stoccaggio), passato dal 2009 al 2012 da 7,5 a 8,5 miliardi di euro.

Da sottolineare poi altri due responsi della ricerca. Uno è che non è affatto vero che “piccolo è bello”: le aziende con fatturato superiore ai 50 milioni di euro infatti continuano a crescere (+5,7% di fatturato in termini reali nel 2012 rispetto al 2011), mentre le altre sono in contrazione mediamente del 5,5%. L’altro sono i due fattori che accomunano gli operatori a più alto tasso di crescita: la capacità di crearsi un business in settori tradizionalmente a bassa incidenza di outsourcing logistico, e quella di “accompagnare” sul piano della logistica i clienti che si espandono all’estero.

Poca automazione in Italia? Un problema di convenienza economica

«Ci sono tre falsi miti da distruggere sulla logistica in Italia – sottolinea Marchet -. Il primo è che siamo arretrati in questo campo, mentre in realtà siamo all’altezza dell’Europa in molti settori; il secondo è che l’automazione è bassa perché in Italia siamo culturalmente arretrati, mentre le motivazioni reali sono economiche: i flussi sono relativamente piccoli, il costo della manodopera è basso, e la bassa durata media dei contratti (2-3 anni) non stimola gli investimenti in innovazione dei fornitori».

Il terzo falso mito è che in Italia si terziarizza solo per variabilizzare e ridurre i costi: «In realtà tutti i fornitori di servizi hanno strategie specifiche per creare valore, che si basano su economie di scala, apprendimento, innovazione di processi e governo dei flussi». Nell’ambito delle economie di scala, per esempio, continua Marchet, alcuni esempi di creazione del valore sono l’introduzione di depositi multi-produttore per condividere i costi fissi, le alleanze per condividere i network, l’utilizzo di sistemi IT in comune e il back-hauling (riduzione dei ritorni a vuoto).

Più in dettaglio, ha spiegato Marco Melacini, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics, «la Ricerca 2014 ha individuato tre diversi approcci, che possono coesistere, con cui un fornitore può offrire ai committenti valore, cioè un vantaggio competitivo che nasce dalla modifica della struttura di costo-servizio del processo logistico».

L’approccio Volume-oriented, perseguibile attraverso la gestione efficiente di volumi elevati di merci, ad esempio, con l’organizzazione del trasporto per diversi clienti allo scopo di massimizzare il carico movimentato e lo sfruttamento dei ritorni a vuoto. L’approccio Process-oriented, che punta sull’innovazione di un processo attraverso il monitoraggio, il benchmarking e il miglioramento continuo di processi e performance. E infine l’approccio Innovation-oriented, che si basa prevalentemente sul coinvolgimento delle risorse aziendali a tutti i livelli gerarchici con l’obiettivo di stimolare la proattività dei manager e del personale operativo nello sviluppo di nuove idee utili alla reingegnerizzazione dei processi.

Tra gli elementi comuni a molti approcci strategici per creare valore, i fornitori di servizi logistici fanno ricorso a partnership con altri operatori (cooperazione orizzontale), con i committenti, oltre che con i fornitori di sistemi IT e di handling. Da queste collaborazioni nascono team interaziendali il cui obiettivo è il miglioramento dei processi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5