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Gestionali

JD Edwards guarda al futuro dell’ERP

Applicazioni più flessibili, collaborative, mobili, in grado di predire il futuro analizzando grandi quantità di dati in tempo reale. Questo è il futuro prospettato con la quinta generazione del software, secondo gli esperti di Oracle

09 Lug 2014

Piero Todorovich

“JD Edwards è una piattaforma in cui Oracle crede e sulla quale continuerà a impegnarsi per garantire aggiornamento tecnologico e sviluppo del mercato”. Questa la promessa fatta da Gianluca De Cristofaro, direttore Oracle Applications per le medie aziende, all’apertura di un convegno dal titolo inequivoco: “E’ ora di JD Edwards!”, tenutosi nei giorni scorsi a Milano.

Acquisita da Oracle nel 2005, JD Edwards è oggi più che mai vitale: “Abbiamo 10 mila clienti di cui 500 in Italia, supportati da una quindicina di partner – spiega il manager -. Numeri promettenti, per una piattaforma che ci sta dando soddisfazioni, con fatturati in crescita nell’ultimo anno dell’86% nell’Europa Occidentale, e del 120% in Italia. Questo grazie alla capacità di soddisfare i clienti, in buona percentuale (76%) aggiornati alle release più recenti”.

Dopo l’acquisizione e il rinnovamento tecnologico degli anni passati, la piattaforma ERP è stata integrata con le altre soluzioni del mondo Oracle nell’ambito hardware, dei database, del supporto di BI, performance management, vendita orientate su web e social. La Divisione di Oracle ha anche sviluppato molto software. “Negli ultimi due anni abbiamo rilasciato più componenti che in tutta la storia del prodotto – conferma Lyle Ekdahl, vice president di JD Edwards corporation –. Abbiamo registrato molti brevetti nel capo dell’usabilità e dell’utilizzo di tecnologie come l’in-memory. Questo ci serve per aggiornare con continuità le aplicazioni e preparare la prossima major release dell’ERP, prevista per il rilascio nel 2021”.

Come sarà l’ERP del futuro

In un momento in cui per molte imprese l’unica certezza è che per stare sul mercato occorre continuamente reinventarsi e cambiare, non è semplice per i responsabili JDE e Oracle definire quali saranno le necessità applicative dei prossimi sette anni. “Di certo le aziende dovranno saper trarre il maggiore vantaggio possibile dalle discontinuità che si creeranno nei diversi business – spiega Ekdahl -. E’ questo sarà possibile solo con piattaforme software più flessibili e aperte alle nuove funzionalità.”

Con l’attuale quarta generazione (JDE 9.1) Oracle ha completato la riscrittura del codice di JDE. “Questo permetterà di con la quinta generazione di JDE di dare supporto alle necessità future dei business”. Business in cui l’impiego dell’IT sarà sempre più fondamentale per restare a galla e cogliere nuove opportunità. “Dalle nostre converversazioni con Cto, Cfo, Ceo e altre figure aziendali sappiamo che per in ogni settore d’impresa sta diventando sempre più importante riuscire a collaborare con i clienti per risolvere ogni tipo di problemi. Queste capacità devono però essere supportate con soluzioni, modalità efficaci più sociali”.

Per conoscere il mercato già oggi abbiamo disponibilità di grandi quantità di dati che possiamo analizzare come big data. “C’è invece ancora molto da fare per poter sfruttare al meglio queste informazioni per adeguare i business e quindi garantire decisioni efficaci prese in tempo reale”. Nei prossimi anni le aziende si troveranno inoltre a fare i conti con un gran numero di regole in continuo cambiamento e non solo in settori giovani o per rispondere alle esigenze di un mercato sempre più internazionale.

“Oltre alle regole create da governi ed enti, si dovranno tenere in maggior conto le “regole” che nascono ‘dal basso’, create dai consumatori. Molte aziende dovranno adeguare l’organizzazione, per esempio, per sfruttare le opportunità del crowdsourcing”. Secondo Ekdahl gran parte dell’innovazione di prodotto o servizio non nascerà nei laboratori, bensì dall’efficace ricombinazione di elementi esistenti e quindi dalla capacità di sconnettere e riconnettere in modo differente processi aziendali, adattare e in genere abbreviare i cicli di rilascio. “Gli impiegati avranno più peso nelle scelte IT e la libertà di poter utilizzare qualsiasi tool ritengano utile per il business”.

In futuro, diverranno più importanti le tecnologie dei sensori (internet of things) e crescerà la presenza di tablet e di weareable computer. Questo renderà disponibili nuove fonti di dati da analizzare e opportunità di fruizione. “Gli utenti, ma anche gli amministratori, avranno un approccio differente all’informatica aziendale – continua Ekdahl – aspettandosi strumenti più amichevoli e facili da usare”. Per questo si sta lavorando alla creazione di interfacce gradevoli, che fanno leva su aspetti psicologici per stimolare l’apprendimento e l’uso avanzato. L’ERP del futuro potrebbe rassomigliare a un grande appstore in cui gli utenti prelevano le funzionalità di cui hanno bisogno e le usano in modi diversi, anche con la voce, aspettandosi aiuti e risposte anche da query affrettate e imprecise.

“Su mobile copriamo alcuni spazi applicativi, per asset management e supply chain – spiega Ekdahl – ma vogliamo entrare in altri settori e dare supporto ai processi che oggi sono ‘sconnessi’ dalla rete, attraverso le JDE Enterprise One Mobile Enterprise Application. Lavoriamo su prototipi che sfruttano i Google Glass, applicazioni mobili per il training on demand, gestione degli incidenti in ambiti in cui entrano in gioco capacità real time e predittive. Abbiamo altre applicazioni in fase di sviluppo in ambiti che vanno dalla sanità al mondo finanziario. L’impiego sempre più esteso dell’in memory e quindi dell’elaborazione in tempo reale aprono scenari applicativi del tutto nuovi”.

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