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Interviste

Intervista a Massimiliano Magrini, fondatore di Annapurna Ventures

L’Italia è oggi un Paese dalle potenzialità inespresse, un territorio che per ragioni culturali, giuridiche e storico-economiche non riesce a sfruttare…

07 Giu 2011

L’Italia è oggi un Paese dalle potenzialità inespresse,
un territorio che per ragioni culturali, giuridiche e
storico-economiche non riesce a sfruttare appieno lo spirito
imprenditoriale presente al suo interno. Ma questa condizione
può essere superata: l’economia mondiale si sta
evolvendo rapidamente e, nonostante la recente crisi finanziaria,
sono numerose le opportunità a cui agganciarsi
.

Ne è convinto Massimiliano Magrini, che nel 2009 ha fondato
Annapurna Ventures, società di Venture Capital e Incubator,
sulla scorta di una lunga esperienza nel settore dei media
digitali: dopo aver lavorato con Publitalia, Rusconi ed il Sole
24 Ore, Magrini ha riconosciuto il potere rivoluzionario dei
motori di ricerca ed ha promosso la start up di Altavista in
Italia, approdando nel 2002 a Google per guidare il lancio
dell’azienda nel mercato italiano.

Obiettivo di Annapurna Ventures è trasformare idee innovative
nell’ambito dei Web Services, del Mobile e del Software in
imprese di successo.

«Lo sviluppo dei settori ad alto tasso di innovazione –
servizi Web e Mobile, cleantech, biotecnologie, nanotecnologie,
tecnologie biomediche – è particolarmente promettente – afferma
Magrini -. I settori ad alta crescita, per via della loro
architettura di rischio-rendimento, sono storicamente legati allo
sviluppo del Venture Capital
. È stato dimostrato da
numerosi studi, ad esempio dalle ricerche condotte dalla
Kauffmann Foundation, che le “Venture backed
companies”, le aziende nate grazie all’apporto di
capitale di rischio, hanno una maggiore performance in termini di
redditività e contribuiscono in maniera significativa
all’economia nel suo complesso, creando ricchezza e nuovi
posti di lavoro». Tuttavia, nel rapporto “The Global
Venture Capital and Private Equity Attractiveness Index
2009-10”, realizzato dalla IESE Business School in
collaborazione con Ernst Young, l’Italia è
collocata al ventinovesimo posto nella classifica mondiale per
attrattività del suo sistema economico nei confronti di tali
forme di investimento
, e la principale minaccia per il
mercato del capitale di rischio consiste proprio nel limitato
ruolo del venture capital. Infatti, il caso italiano si
caratterizza per lo scarso volume di investimenti in venture
capital, specialmente se comparato con altri Paesi europei come
Francia e Germania. Secondo l’ultima analisi del mercato
italiano creata dall’AIFI (Associazione italiana del
Private Equity e del Venture Capital) in collaborazione con
PricewaterhouseCoopers, nel 2010 in Italia sono stati
effettuati 106 investimenti nell’ambito early stage per un
ammontare complessivo di 89 milioni di euro, una cifra molto
contenuta
.

Tutto ciò, secondo Magrini, è legato alle tradizionali
debolezze del contesto italiano: difficoltà
nell’indirizzare il risparmio privato verso investimenti
produttivi, architettura del sistema fiscale, peso rilevante dei
settori maturi esposti alla concorrenza internazionale, struttura
inefficiente del mercato del lavoro, scarsa attrattività per gli
investitori stranieri e ridotta penetrazione di Internet. Ma ciò
non significa che le tutte le porte siano chiuse.

«Il sistema Venture Capital ha vissuto diverse incarnazioni
in varie aree del mondo. Come noto, il modello di maggiore
efficacia è rappresentato dalla Silicon Valley, un caso di
successo che ha prodotto numerosi tentativi di imitazione.
Tuttavia, spesso non è stato possibile riprodurre da zero il
livello di strettissima interazione presente in California, dove
a pochi chilometri di distanza si trovano i maggiori fondi di
venture capital, le sedi delle principali imprese innovative ed
una rete di centri accademici capaci di produrre talenti tecnici
dotati di elevato spirito imprenditoriale». Ci sono invece
dei casi di “sviluppo ibrido” nei quali un sistema
dell’innovazione basato su realtà private, capace di
reggersi in modo indipendente, è stato lanciato grazie a
efficaci politiche pubbliche. La creazione di un
ecosistema dell’innovazione è di fondamentale importanza
per la tenuta economica e per lo sviluppo
dell’Italia
: una sfida che il Paese può e deve
affrontare con successo.

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