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Startup

Intervista a Gianluca Dettori, fondatore e Presidente di dPixel

Dpixel: C’è un potenziale enorme in Italia per le nuove aziende hi-tech. È l’opinione di uno dei pionieri italiani di Internet, oggi presidente della società di consulenza specializzata nel Venture Capital tecnologico da lui fondata

07 Giu 2011

Manuela Gianni

Pioniere italiano di Internet, Gianluca Dettori è oggi Presidente di dPixel, società di consulenza specializzata nel Venture Capital tecnologico da lui fondata qualche anno fa nella convinzione che anche in Italia è possibile dar vita ad aziende hi-tech competitive a livello internazionale, come dimostrano numerosi casi di successo.

Il suo intenso percorso professionale è tutto all’insegna dell’innovazione digitale e delle start up. Dopo la laurea in Economia a Torino, ha mosso i primi passi in Olivetti, lanciando il portale Italia On Line (divenuto poi Libero), per poi passare in Lycos Bertelsmann per preparare il debutto in Italia del motore di ricerca. Nel 1999, con il compagno di università Franco Gonella, tuttora socio, ha fondato Vitaminic, la prima piattaforma italiana per la distribuzione di musica digitale, portandola alla quotazione di Borsa nel 2000 e alla fusione con Buongiorno nel 2003. Ha iniziato ad occuparsi di Venture Capital tecnologico dieci anni fa, e ha finanziato diverse iniziative fra cui Vivaticket, Crowdengineering, Im3D, Sitonline, SmartRM , Banzai, SEO lab, Kiver, Sounday, Ibrii, Liquida e Urbissimo.

dPixel ha sede a Milano e San Francisco, opera principalmente sul territorio italiano, ma effettua investimenti anche negli Stati Uniti e in Europa. «Siamo in una fase di crescita – spiega Dettori -, con l’obiettivo di portare il portafoglio a oltre 30 partecipazioni in 7 anni. Valutiamo circa 700 iniziative l’anno: c’è un potenziale enorme, è il risultato di un sistema universitario che produce tantissimo sapere. Ma siamo storicamente poco capaci di portarlo sul mercato: occorrono investitori specializzati dotati di capitali e capacità decisionali». Dettori è anche impegnato in prima linea in Working Capital, il progetto lanciato da Telecom Italia due anni fa per finanziare ricercatori e start up e di cui dPixel è advisor. «Quest’anno Telecom Italia dovrebbe allocare 2milioni e mezzo di premi ed investimenti. Abbiamo selezionato 60 iniziative: in parte sono progetti di ricerca, altri sono imprenditori che ricevono un finanziamento per avviare la start up».

Secondo Dettori, perchè l’imprenditorialità possa crescere il nostro Paese ha bisogno soprattutto di investimenti. «Quello che ci manca davvero sono dei fondi strutturati di venture capital: le aziende non si costruiscono con la sola volontà. Se hai un’idea innovativa e vivi in Italia, è difficile anche trovare i primi 150mila euro per partire: assumere le prime tre persone, andare online con una beta, iniziare a fare i primi ricavi».

Negli ultimi tempi, però, le cose stanno cominciando a muoversi: se dopo lo scoppio della bolla Internet del 2001 abbiamo avuto in Italia un periodo di calma piatta, si assiste ora a un dinamismo crescente. Ecco perchè con più fondi e una forte volontà politica si potrebbe rilanciare l’imprenditorialità italiana. Gli esempi all’estero non mancano, e Dettori li conosce bene, anche per aver partecipato – unico italiano – al Kauffman Fellow Program, un percorso di formazione per venture capitalist dell’università di Stanford, insieme a 400 colleghi di 20 nazionalità.

«Il ruolo della politica deve essere quello di orchestrare le attività dei diversi operatori affinchè possano collaborare al meglio. Esistono diversi esempi a livello internazionale che dimostrano come questo modello organizzativo funzioni: un caso è il Cile, dove da vent’anni il governo porta avanti iniziative per sviluppare l’imprenditorialità, non solo tecnologica, e i risultati si vedono. Potrebbe farlo anche la regione Lombardia, che è un’eccellenza e ha tutte le carte in regola per diventare un hub dell’innovazione ».

Se i capitali sono necessari, è altrettanto necessario che vengano assegnati secondo modalità adeguate: «In Cile il progetto coinvolge la Stanford University, il MIT, la London School of Economics e i principali fondi di Venture Capital, che fanno da advisor: sono loro che decidono su chi investire».

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