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Innovare per competere nella Digital Economy: tre elementi abilitanti del nuovo scenario

Essere veloci, avere una business idea ed essere capaci di trasformare in execution l’idea di business. Questi sono alcuni macro elementi che abilitano la trasformazione digitale secondo Minsait, la business unit di Indra nata per rispondere alle sfide del cambiamento. Ce ne parla Claudio Golino, direttore Energy, Industrial & Consumer Markets di Indra in Italia

30 Ott 2017

Claudio Golino, direttore Energy, Industrial & Consumer Markets, Indra Italia“Today every business is a digital business”, avevano scritto già nel 2013 Dawes e Nunes. L’economia sta subendo un processo di digitalizzazione che impatta, a diverse intensità, su tutti i settori. Due macro-tendenze hanno accelerato la transizione verso il nuovo scenario: l’iperconnettività, che ha aumentato esponenzialmente la quantità di informazioni disponibili, e il grande miglioramento della capacità di analisi “intelligente” dei dati che stanno diventando l’asset più prezioso, la grande materia prima di questa nuova fase industriale. Stando alle stime della Commissione Europea, solo in Europa la data economy varrà 643 miliardi di euro nel 2020.

Qualche anno fa si è incominciato a parlare di dati come “the new Oil of the Digital Economy”, ed ora effettivamente registriamo come varie digital company ridefiniscano i settori e la competizione tradizionale, collocando i dati al centro dei loro modelli. Parliamo, ad esempio, del settore dell’automotive, dove nuovi player entranti hanno rivoluzionato la visione di prodotto (Tesla) oppure il concetto stesso di mobilità (Google, Uber, Car2Go ed in Italia ENI con Enjoy ed Enel con E-go).

Il settore dell’hospitality (almeno per un determinato segmento) viene rivoluzionato da un processo di disintermediazione che consente a privati di mettere a disposizione le proprie abitazioni (Airbnb). Società che tradizionalmente hanno il loro business basato sull’eccellenza e innovatività di un prodotto (fisico) e della relativa customer care incominciano ad avere una quota di ricavi significativa sui servizi in ambito cloud, media e finanziari competendo con un ecosistema eterogeneo e differenziato di soggetti (Apple con Apple Cloud, ITunes ed Apple Pay). Social Network che hanno i loro ricavi attraverso l’advertising incominciano ad affacciarsi nel mondo delle applicazioni mobile e delle telecomunicazioni (Facebook con WhatsApp). Il fenomeno “Blockchain” darà la possibilità di effettuare transazioni direttamente tra privati senza l’intermediazione di operatori centralizzati…

Tantissimi altri possono essere gli esempi che, per quanto disomogenei in termini di business models e settore industriale, hanno alcuni macro elementi abilitanti in comune. Grazie all’esperienza maturata da Minsait – la business unit di Indra per rispondere alle sfide della trasformazione digitale – nei principali settori dell’economia digitale, possiamo indentificarne almeno tre: la velocità, l’esistenza di una business idea e la capacità di trasformare in execution l’idea di business attraverso i “digital enablers”.

La velocità, in quanto si registra un’accelerazione senza precedenti dei cicli di business ed una drastica riduzione della vita media delle imprese. Secondo Richard N. Foster, l’attesa di vita di una società S&P 500 era di 61 anni nel 1958; di 25 anni nel 1980; ed è di 18 anni oggi. Come ci hanno insegnato Nokia e Lehman Brothers, nell’attuale contesto “liquido”, né le grandi dimensioni né una leadership consolidata possono garantire la sopravvivenza.

L’esistenza di una business idea che può essere rivoluzionaria in termini di visione strategica (specialmente in caso di start up) oppure, soprattutto per le aziende “longeve” già presenti sul mercato da anni, innovativa in termini di utilizzo delle proprie risorse (umane, finanziare, presenza geografica, tecnologiche assets…) per generare nuovo valore.

Il terzo elemento è costituito dalla possibilità di trasformare in execution questa business idea attraverso i “digital enablers” quasi sempre con un time-to market molto ridotto rispetto alle dinamiche tradizionali di mercato. Cloud Computing, l’Internet of Things, le applicazioni in mobilità, le tecnologie Big data/Analytics, l’intelligenza artificiale sono abilitatori con tassi di crescita in Italia a doppia cifra e che hanno contribuito e contribuiranno sempre più a posizionare il digitale al centro di qualsiasi strategia di business.

Secondo la nostra esperienza, si sta anche verificando una variazione dei rapporti di forza: i clienti, grazie alla nascita dei nuovi modelli di economia collaborativa ed alle maggiori possibilità di accesso a opzioni e prodotti, stanno assumendo un potere crescente nelle relazioni commerciali con le imprese.

La Digital Economy si manifesta quindi in maniera dirompente nella ridefinizione sia dei tradizionali mercati sia dei competitor, stravolgendo le strutture settoriali, caratterizzate oggi dalla riduzione delle barriere d’ingresso e dalla “liquefazione” dei confini di settore, richiedendo alle aziende – soprattutto alle più longeve – di riconfigurarsi per affrontarne rischi e opportunità con nuovi asset organizzativi e culturali.

Innovare per competere nella Digital Economy: tre elementi abilitanti del nuovo scenario

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