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nuovi trend

Impronte digitali e comandi vocali: la nuova frontiera del Mobile Banking

Le App bancarie, sempre più ricche di funzionalità, iniziano a trarre vantaggio dalle tecnologie integrate nei modelli più evoluti di smartphone per offrire ai clienti facilità e immediatezza nell’autenticazione ai servizi. Unicredit, Mediolanum e Fineco fra le prime a integrare la biometria

07 Mar 2016

Alessandro Longo

Gestire la propria banca in tasca grazie alle impronte digitali e comandi vocali: è una possibilità che comincia a diffondersi anche in Italia. Le app di Mobile banking (iOs e Android) di Unicredit, Mediolanum e Fineco sono state le prime in Italia -da quest’anno- a integrare l’autenticazione tramite impronte digitali. Al mondo, pioniera è stata, già nel 2014, Ing in Belgio e Lussemburgo. A fine 2015 è sceso in campo un colosso come Bank of America (48 milioni di clienti negli Usa e in 35 altri Paesi).

A febbraio 2016 invece spicca la mossa di Hsbc, nel Regno Unito: supporta sia l’impronta digitale sia quella vocale per l’accesso ai servizi.

Le banche stanno così cavalcando le nuove tendenze tecnologiche per rendere più facile- e quindi più popolare- l’uso dei canali digitali. I lettori di impronte digitali stanno diventando sempre più comuni, a partire dai modelli Apple, Samsung e via via adesso anche in quelli meno costosi (di recente anche in uno smartphone Xiaomi). Si sfrutta anche l’evoluzione delle tecnologie di riconoscimento vocale (Hsbc usa quella di Nuance), che spesso si avvalgono di connessioni al Cloud per funzionare.

Il prossimo passo potrebbe essere il riconoscimento tramite scansione dell’iride, già integrato nei Microsoft Lumia 950 (per lo sblocco dello schermo).

L’idea è che le banche trovano nella biometria un modo per coniugare sicurezza e maggiore usabilità. Devono richiedere al cliente diversi sistemi di autenticazione, per l’accesso al conto e- soprattutto- per le disposizioni. Tipicamente, significava richiedere tre codici, su e-banking web o su Mobile app: il numero dell’utente, il suo pin e- per le disposizioni- una password temporanea generata da un token esterno. L’utente può memorizzare (su app e browser) il proprio numero, ma è costretto a ricordare il pin e a portare dietro il token. Le più recenti app Mobile delle banche integrano quest’ultimo (e quindi possono generare la one time password). La biometria invece sostituisce i pin, in modo sicuro e comodo.

«La biometria è un trend importante per l’autenticazione dei servizi bancari per renderne più immediata la fruizione», dice al nostro sito Filippo Renga, Responsabile Osservatorio Mobile Banking per il Politecnico di Milano. «L’immediatezza di fruizione è la stella polare del Mobile», aggiunge. Ce n’è molto bisogno in particolare in Italia, dove sono il 43 per cento le persone che hanno fatto online banking nel 2015, solo un punto in più rispetto al 2014, contro il 57 per cento della media europea (secondo gli indici Desi 2016 della Commissione europea). L’osservatorio sul Mobile Banking ha evidenziato nel 2014 una crescita degli utenti italiani dell’82%: gli utlimi dati parlano di 4,4 milioni di utilizzatori e 8800 le App scaricate ogni giorno.

Anche negli USA, tra la filiale e lo smartphone i clienti delle banche esprimono una chiara preferenza per la mobilità. La società di consulenza Javelin ha rilevato per la prima volta nel 2015 un sorpasso tra l’utilizzo dei servizi bancari Mobile rispetto a quelli tradizionali.

«Ora alcune banche stanno valutando la biometria per l’autenticazione anche per servizi di terzi (pagamenti verso la PA o l’eCommerce)», dice Renga.

Apple, Google e Samsung già consentono di usare le impronte digitali per acquisti digitali, in-store e in-app, e nei negozi fisici (via Nfc). Samsung in particolare sta provando, da quest’anno, a estendere il servizio di autenticazione anche per acquisti su siti e-commerce di terze parti (grazie ad accordi).

Google di recente ha provato un passo ulteriore: acquisto nei negozi fisici senza bisogno di togliere il cellulare dalla tasca, con il servizio “hands free” (). L’utente dice le proprie iniziali e pronuncia il comando “voglio pagare con Google”. L’app riconosce la voce dell’utente, mentre il cassiere lo identifica tramite la foto del profilo utente (che deve avere in memoria). Google sta testando il servizio in alcune catene a S.Francisco e in certe si sta spingendo oltre: identificazione automatica della foto in cassa (tramite videocamere).

Lo scopo comune, a tutte queste mosse, è semplificare il più possibile l’autenticazione utente per l’accesso a servizi critici (come il conto corrente e l’uso della carta di credito). Non è ancora chiaro quale sarà l’approccio migliore, che sarà preferito dagli utenti (e dai negozi terze parti); ma la direzione sembra ormai tracciata verso un punto ideale di unione tra sicurezza e usabilità, grazie alla biometria, che consente di evitare compromessi da una parte e dall’altra.

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