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strategie

«Il Cloud? Un treno in corsa». Oracle oltre i 200 clienti in Italia

Crescita a tripla cifra per la filiale italiana. Il Country Manager Fabio Spoletini: «L’80% del fatturato in campo application viene dal software-as-a-service. Dopo la fase di efficienza le aziende italiane hanno iniziato a fare Transformation». Tra i clienti Generali, Galbusera, Samsung, Tivùsat, e anche TRS ed Enav nello IaaS, e Ubiq del Gruppo SIA nei Big Data

12 Lug 2016

Daniele Lazzarin

Da sinistra Fabio Spoletini, Emanuele Ratti e Giovanni Ravasio di Oracle«Oggi il Cloud è un treno in corsa, impossibile capire tutti gli impatti che avrà, ma è decisivo essere già a bordo». Così Fabio Spoletini, Country Manager di Oracle in Italia, ha spiegato perché Oracle punta tutto sul Cloud, con un’offerta che spazia su tutta la gamma dall’IaaS (infrastructure-as-a-service) al SaaS (software-as-a-service). E questo vale in particolare per l’Italia, mercato sul quale i top manager della filiale hanno recentemente fatto il punto in una conferenza stampa.

Spoletini ha illustrato innanzitutto lo scenario di mercato. Secondo Gartner a livello globale il mercato Cloud vale 64,7 miliardi di dollari e cresce del 26%, mentre in Italia per Assinform il giro d’affari è di 1,5 miliardi di euro in espansione del 23%; in Europa un’azienda su 2 raggiungerà la “maturità cloud” entro due anni, il che significa che gestirà almeno il 50% dei processi con servizi cloud (dato tratto dalla ricerca “Cloud Agility” di Oracle e IDG, ndr), mentre in Italia 3 Chief Financial Officer su 4 ritengono che un maggior allineamento tra loro e i CIO sia essenziale per gestire al meglio la trasformazione digitale».

Venendo ai numeri di Oracle, nell’ultimo esercizio, chiuso a maggio, la corporation ha incassato con il Cloud 2,9 miliardi di dollari, cresciuti del 40% in un anno, ma addirittura del 51% nel quarto trimestre, con oltre 1600 nuovi clienti nel SaaS e 2000 nel PaaS (platform-as-a-service). Oracle Italia invece nel Cloud è cresciuta a tre cifre, ha detto il Country Manager, superando i 200 clienti. «Sono partiti anche qui i primi progetti di vera IT Transformation e di ERP di nuova generazione, aspetto quest’ultimo per noi particolarmente strategico».

I cinque elementi su cui punta Oracle per promuovere l’offerta cloud, ha detto Spoletini, sono la completezza della piattaforma («oggi non è tanto percepita come vantaggio, tra due anni lo sarà molto di più: non si possono gestire a lungo 10 fornitori di cloud»), l’hybrid cloud («parliamo di “your choice”, perché qualsiasi prodotto che girerà in cloud potrà girare anche on premise»), gli open standard «su cui è basato tutto ciò che proponiamo», il livello “enterprise grade” dei servizi («che incoraggia a coprire con il cloud anche processi mission critical»), e la sicurezza, «garantita con servizi a vari livelli, applicativo, di rete e hardware, che culminano nella crittografia hardware-based e nella “Silicon Secured Memory” delle nostre macchine Sparc».

Dal punto di vista di Oracle, nel percorso verso il Cloud, le aziende italiane – sia quelle partite da esperienze SaaS sia quelle che hanno cominciato dall’IaaS – stanno concludendo la fase 1 dell’efficienza e agilità, «con diverse esperienze interessanti, come ho già accennato, di fase 2, con uso del cloud per innovare e trasformare i processi».

La parola è poi passata a Giovanni Ravasio, Country Leader Applications Oracle Italia: «L’approccio agli applicativi in questo momento avviene per processi, il concetto dell’ERP come “monolito” ormai è considerato vecchio: per questo proponiamo una suite di Cloud Enterprise SaaS, formata da cinque componenti: Marketing/Customer Experience (CX), ERP, EPM (enterprise performance management), HCM e Supply Chain Management».

Suite che nell’ultimo esercizio in Italia ha portato l’80% del fatturato in ambito application, contro il 20% delle soluzioni “on premise”. «Puntiamo su ampiezza e innovatività delle funzionalità, precisione delle roadmap per il futuro, velocità nel portare “live” il processo in cloud – la media è due mesi – e capacità di parlare direttamente all’utente diretto del servizio, cioè il business». Gli ambiti più avanzati come numero di clienti sono HCM e marketing/CX, «ma sta partendo l’onda dell’area Finance aziendale, un ambito che porterà processo dopo processo al completo rinnovo di sistemi gestionali ormai troppo rigidi e personalizzati».

Ravasio ha citato anche diversi utenti, tra cui Assicurazioni Generali nell’HCM («area in cui nell’ultimo anno abbiamo acquisito oltre 20 clienti, sostituendo concorrenti on premise e cloud nel “Core HR” o in processi verticali come il Talent Management»), Galbusera nel Finance («con bassissimo coinvolgimento della funzione IT hanno adottato l’applicazione Planning in pochi mesi»), Danieli, Marazzi, FCA, e poi Illy, ICE (Istituto per il Commercio con l’Estero), Samsung e Tivùsat nell’area marketing/CX («dove abbiamo oltre 30 clienti, Samsung per esempio ha adottato la nostra soluzione Eloqua per l’orchestrazione delle campagne verso il b2b, Tivùsat si è concentrata sulla business intelligence in cloud ottimizzando la gestione dati di circa 2 milioni di utenti e introducendo dashboard personalizzate per l’analisi»).

Sui livelli Iaas e Paas si è invece soffermato Emanuele Ratti, Country Leader Cloud Infrastructure di Oracle Italia. «La nostra piattaforma infrastructure-as-a-service è pensata per gestire ogni tipo di workload, abbiamo ovviamente funzioni “commodity” come open source, devops, container, elastic virtualization, ed elementi differenzianti come managed Java extension, bare metal, high performance computing per quanto riguarda elaborazione e networking; prestazioni (4,5 milioni di iops, 300 gb/s di throughput) e gestione di database esterni oltre 500 TB nello storage; e zero data loss e transparent failover nella sicurezza».

L’asso nella manica qui è l’offerta Oracle Cloud Machine annunciata qualche mese fa. «In pratica portiamo “un pezzo” di Public Cloud a casa del cliente, con IaaS e PaaS, nel suo data center e all’interno dei suoi firewall, per sviluppare applicazioni cloud-based, e trasferire in cloud sistemi mission critical in totale sicurezza, e grosse applicazioni senza latenza: si paga come servizio e gestione e aggiornamento sono a cura nostra».

Oracle considera Cloud Machine come la “killer application” del cloud, anche perché azzera tutti i timori su sicurezza e localizzazione del dato. La differenza con l’hosting, ha riconosciuto Spoletini, è sottile, ma c’è: «Hardware e software sono gli stessi del nostro Public Cloud, si tratta di soluzioni multitenancy, non c’è niente di specifico del singolo cliente».

Ratti ha poi evidenziato la completezza anche della piattaforma PaaS, con componenti app development, integration, content e process, visual analytics, mobile, IT operations management e data management, e la capacità di supporto di ambienti misti: «Se il passaggio completo a public cloud non è possibile c’è l’approccio hybrid cloud: ambienti Oracle on premises e public cloud coesistono perfettamente perché basati sugli stessi standard e gestibili insieme».

Tra i casi italiani citabili in ambito IaaS e PaaS ci sono TRS ed Enav. «Il primo fa piattaforme software di gestione del car sharing e ha tra i clienti Enjoy di ENI, ACI Global ed Enel, e trasferirà nel Cloud di Hitachi Systems CBT, basato su Oracle Private Cloud Appliance, tutto il suo parco applicativo in modalità as-a-service; il secondo ha portato in cloud tutti gli ambienti di sviluppo, compresi quelli per ERP ed enterprise application, e anche backup e recovery, ottenendo risparmi in conto economico del 28%».Infine Ratti ha concluso con un accenno «all’unica altra area oltre il cloud che oggi assicura un vantaggio competitivo»: i Big Data. «Sono operativi i primi veri progetti significativi in italia in questo campo, che sono sei, nelle aree assicurazioni (black box, contratti personalizzati), banche (rischio e data monetization), telco (network assurance): un nome che posso citare è Ubiq del Gruppo SIA, che per l’App T-Frutta usa le nostre tecnologie per tutte le analisi dei dati degli scontrini».

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