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Strategie

I CIO alla ricerca di un ruolo più strategico in azienda

Una ricerca condotta da Vanson Bourne e commissionata da CA Technologies rivela che troppo spesso i Chief Information Officer non vengono coinvolti delle decisioni di business. Eppure, non riconoscere il ruolo delle tecnologie significa oggi perdere opportunità. Ne parliamo con Mauro Solimene, Amministratore Delegato di CA Technologies Italia

15 Ott 2012

Alessandro Longo

Potremmo chiamarla pure “la triste storia dei responsabili It”, se non fosse un problema serio. I Cio (Chief information officer) si sentono sottovalutati e incompresi, nelle aziende: relegati a un ruolo tecnico, senza facoltà di parola nelle decisioni strategiche per il business. Il problema non è solo italiano, ma in Italia è reso più grave dalla grande quota di pmi, dove la cultura aziendale è al solito meno moderna. Meno disposta a riconoscere l’importanza delle nuove tecnologie. Ne risulta un’opportunità persa per la crescita delle aziende. È quanto risulta da “The Future Role of the CIO- Digital Literacy”, ricerca condotta da Vanson Bourne su un campione di 685 aziende in tutto il mondo. Ce ne parla Mauro Solimene, amministratore delegato di CA Technologies Italia, che ha commissionato la ricerca. CA Technologies è una multinazionale specializzata nel settore del software per la gestione delle infrastrutture informatiche aziendali.

Parliamo di questo dramma dei Cio. Che cosa lamentano, in particolare, quelli italiani?
Solo 40 per cento dei Cio italiani ha detto, al sondaggio di Vanson Bourne, di essere chiamato a partecipare alle decisioni strategiche aziendali. Il 60 per cento invece dice di non essere coinvolto per niente nelle decisioni con cui l’azienda innova il modello di business e individua nuove aree di azione. Significa che i colleghi del Cio non lo ritengono capace di avere una nuova buona idea per i business. Secondo due terzi dei Cio, nella loro azienda si pensa che l’It non sia una risorsa ma un costo. E quindi finisce che la tecnologia è il principale campo dove si prova a risparmiare. Più o meno la metà dei Cio sente che l’It non riveste un ruolo strategico per la competitività dell’azienda. Da parte dei top manager c’è insomma la tendenza a non valorizzare la tecnologia come strumento per conquistare spazi nel mercato. Non è un problema solo italiano; ho citato dati italiani ma il fenomeno è mondiale… È frutto di una concezione arcaica dell’It, da parte di chi guida le vendite e del commerciale. Pensano che l’It sia solo una cosa tecnica.

E così non è…
No, la realtà dei fatti è che la tecnologia ormai consente ai Cio di concentrarsi sempre meno sugli aspetti operativi. Non devono più scendere in sala macchina e controllare i sistemi. Possono costruirsi un bagaglio di competenze nell’ambito dello sviluppo strategico in chiave di business. Anche senza bisogno di arrivare al cloud, le tecnologie permettono di avere cruscotti di controllo e governo automatici di sistemi anche complessi. La tecnologia è pronta al nuovo ruolo che l’It può rivestire per il business. E sono pronte anche le competenze dei Cio, per questo sviluppo. Quello che manca è il connubio, la simbiosi tra ruoli Ict e business nell’azienda. La soluzione è sostenere una cooperazione tra le funzioni.

Ma in Italia è peggio che altrove?
Siamo un po’ in ritardo. Ma solo perché il nostro tessuto sociale è diverso: abbiamo una quota maggiore di pmi. Le grandi aziende hanno staff all’avanguardia e quindi più facilmente possono comprendere i vantaggi dell’It.

Ma non notate che qualcosa stia già cambiando? Migliorando? Nella ricerca si legge che molti Cio già stanno diventando broker di servizi informativi a supporto del business.
Sì, già i Cio si stanno trasformando in persone che comprendono le esigenze di business e comprano, sul mercato, l’applicazione che serve. Non hanno più bisogno di crearla. Possono quindi concentrarsi sulla strategia di più ampio respiro: su come usare l’It per supportare il business. Questo è incoraggiante. Ma si può fare altro, di più. Ora il Cio recepisce la richiesta del business e poi fa brokeraggio di servizi. Un domani il Cio potrebbe essere proattivo. Scoprire un servizio It interessante, rendersi conto che potrebbe abilitare il business in nuovi modi e parlare con altre figure aziendali per sviluppare insieme il progetto.

Il cloud come sostiene questa tendenza?
La sostiene immensamente. L’80 per cento dei budget informatici dell’azienda servono per far funzionare i sistemi. Solo il 20 per cento è destinato all’innovazione. Il cloud consente di mandare fuori dalle proprie mura i compiti più semplici e ripetitivi. Il Cio può quindi concentrare l’attenzione sull’innovazione vera e propria. Questa è un’opportunità in particolare per le pmi italiane, che hanno meno interesse a occuparsi direttamente dell’It. Ritengo che le nostre pmi ci sorprenderanno: saranno loro a guidare l’adozione del cloud computing.

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