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Innovazione in Italia

Gruppo AB, l’innovazione made in Italy conquista l’Europa

L’azienda bresciana, specializzata in impianti energetici e attiva in diversi Paesi europei, cresce a doppia cifra e investe sempre più nelle risorse umane e nella ricerca. Enrico Calzavacca, Director of Operations, spiega la ricetta del successo

25 Set 2012

C’è un’azienda di Brescia che di questi tempi assume, investe e raddoppia il fatturato in due anni, grazie a impianti di cogenerazione e ai sistemi per le energie rinnovabili (in biomassa).

È la storia del Gruppo AB, di Orzinuovi (Bs). Ed è una storia che parte da lontano: fondata nel 1981 da Angelo Baronchelli, «siamo partiti come azienda di automazione industriale. Nel nostro dna c’è quindi l’automazione, da cui abbiamo preso le mosse negli anni 90 creando un prodotto innovativo per la cogenerazione, e così allargare la nostra visuale. Già allora avevamo in nuce un approccio multidisciplinare, per meglio competere sul mercato europeo», spiega Enrico Calzavacca, responsabile operations del gruppo.

Innovazione tecnologica, multidisciplinarietà, valorizzazione del capitale umano di conoscenza: si può riassumere così la loro strategia.

L’ultimo vostro annuncio racconta di un fatturato di 134 milioni di euro nel 2011, +42 per cento sul 2010 e +100 per cento sul 2009; 20 milioni di euro investiti negli ultimi due anni. Più 76% per cento di occupati in due anni (oltre quota 400); il raddoppio del sito produttivo di Orzinuovi e un ulteriore raddoppio previsto nel 2013…Contate di crescere ancora, quindi?

Sì, rispetto al 2011 prevediamo una crescita significativa, potenzialmente più del 30 per cento, e molto legata alle fonti rinnovabili. Siamo presenti sul mercato biomasse. Abbiamo consegnato 200 impianti già quest’anno e sfioreremo quota 300 entro dicembre.

A cosa è dovuta questa crescita, negli ultimi tempi?

Agiamo in un mercato dove è crescente la richiesta di energia efficiente, cosa essenziale alle aziende per essere competitive. La cogenerazione è la chiave giusta. Ma molto del successo quest’anno dipende dal nostro impegno nelle rinnovabili, per esempio la frazione organica dei rifiuti solidi urbani e gli scarti dell’industria agro alimentare e le biomasse agricole. Un nostro cliente, Amadori, oltre ad avere un impianto di cogenerazione utilizza le biomasse per la produzione di energia rinnovabili.

Come s’intersecano la cogenerazione e le rinnovabili?

Voi siete partiti nel mercato cogenerazione… Sì, ma sono ambiti in cui la tipologia impiantistica ha comunanze. Nella cogenerazione si usano impianti complessi con motori endotermici, prevalentemente, o turbine a gas. Tecnicamente hanno una grossa componente meccanica, idraulica ed elettrica. Richiedono quindi una struttura aziendale di gestione multidisciplinare. Noi in questi anni l’abbiamo costruita, con un controllo da remoto via sistemi IT sugli impianti distribuiti in vari posti europei. Tanto più gli impianti sono affidabili, quanto più permettono un ritorno d’investimento. Per questo motivo vi associamo un servizio di manutenzione preventiva (oltre a quella correttiva).

Da quello che dice, sembra che il successo recente sia dovuto un po’ alla crescita propria del mercato e un po’ alla vostra strategia, che posa anche su alcune innovazioni tecnologiche.

Sì. Tenete conto che dal 2000 in poi abbiamo realizzato un modulo di cogenerazione, EcoMax, che è una soluzione molto flessibile: permette di essere di impiegato sia in ambito rinnovabile sia industriale. La flessibilità permette di ridurre al minimo i tempi di progettazione, accelerando il ciclo di avviamento degli impianti. Abbiamo reso standard ciò che di solito è fatto ad hoc. È in questo modulo il nostro vantaggio tecnico competitivo. La multidisciplinarietà di cui parlavo prima consente però un passo ulteriore: di adattare il prodotto alle diverse esigenze. Quindi da una parte possiamo contare sui vantaggi della standardizzazione – per poter riutilizzare il prodotto senza doverlo progettare ogni volta ex novo – sia sulla possibilità di personalizzarlo a seconda dell’azienda. Da questa base, il passo verso le rinnovabili è stato breve, visto che gli impianti hanno problemi molto simili e richiedono simili expertise.

Com’è maturata questa strategia poi rivelatasi vincente?

Dall’esigenza di rispondere a tutte le esigenze del cliente: da una parte avvio rapido del progetto ma anche supporto dall’A alla Z per tutte le sue fasi: lo studio di fattibilità, la progettazione, l’assistenza per la fase autorizzativa, per la realizzazione, l’avviamento dell’impianto, la manutenzione. Cose che di solito un’azienda ottiene da una molteplicità di soggetti a cui si affida. Noi riusciamo a fare tutto grazie appunto alle nostre competenze multidisciplinari. Abbiamo detto prima che la multidisciplinarietà viene con l’esperienza nei complessi sistemi di cogenerazione.

Quindi in teoria anche i vostri concorrenti in questo mercato dovrebbero riuscire a offrire gli stessi servizi dalla A alla Z.

La particolarità della nostra azienda sta nella capacità di padroneggiare questa multidisciplinarietà, che significa investire in know how e in esperti nei diversi ambiti. E in che modo avete investito in know how? Negli ultimi dieci anni abbiamo portato a un quarto del personale gli esperti product manager e il personale dedicato alla progettazione, ricerca e sviluppo, che conoscono nel dettaglio gli aspetti tecnici per la gestione della totalità dei problemi in questo settore.

Ma la vostra storia sembra dire anche che il know how da solo non basta. Da quali sistemi IT è affiancato?

Abbiamo tantissimi impianti installati, la gran parte dei quali ha un contratto di manutenzione. Tutti sono quindi connessi via rete, in un network appositamente creato da noi, in Vpn. Lo stesso network è utilizzato per fornire assistenza e quel supporto dalla A alla Z di cui dicevamo prima. Possiamo così supervisionare, via internet, impianti anche in posti remoti, per affrontare problemi che richiedono anche una grande expertise tecnica, magari non facilmente reperibile localmente. Quindi, sì: la tecnologia ci permette di svincolare dalla presenza fisica quel know how che per noi ha una grande importanza strategica. E quindi di utilizzarlo al meglio, ovunque operiamo.

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