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L\'intervento

Francesco Caio: «Agenda Digitale, la strada è tracciata»

In un incontro-dibattito organizzato al Politecnico di Milano, alla presenza del Rettore e dei responsabili dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management, il Commissario per l’Attuazione ha fatto il punto sul suo operato di questi primi mesi, indicando le priorità e mettendo in luce alcuni aspetti positivi: l’attenzione dell’esecutivo sulla materia, la concretezza dell’approccio e il legame con l’Europa

10 Ott 2013

redazione

Francesco Caio è stato protagonista di un incontro-dibattito organizzato dal Politecnico di Milano per la presentazione dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management dell’ateneo milanese, tenendo un intervento di cui riportiamo qui una sintesi.

La situazione è certamente complessa, ma ci sono tre aspetti dell’impostazione che sono motivo, se non di ottimismo, almeno di una lettura positiva. Il primo è che l’Agenda Digitale è diventata a tutti gli effetti materia d’interesse della Presidenza del Consiglio: conseguenza del fatto che, anche senza questo nome, la materia è sul tavolo da molti anni. Enrico Letta non è senz’altro un tecnologo, ma è un attento osservatore dei meccanismi e delle problematiche che possono bloccare lo sviluppo, quindi il fatto che sia diventata priorità del Presidente del Consiglio ha un valore. Questo movimento verso il cuore dell’esecutivo indica che si sta forse superando la dicotomia fra mondo reale e mondo digitale: non c’è ancora un’unità ontologica ma è un segno che si sta andando nella giusta direzione.

Il secondo aspetto è una forte attenzione sull’attuazione. C’è molta concretezza, c’è focalizzazione sulla realizzazione delle priorità sul tavolo. Con il presidente condividiamo la convinzione che non sia necessario farsi venire grandi idee. Anzi, ho l’impressione che l’Agenda Digitale sia come un albero di Natale sul quale i passanti hanno attaccato tante luci per vedere quanto è bello quando si accende. Servono metodi, per far sì che dopo tutta questa carne che abbiamo messo sul fuoco arrivino dei piatti dalla cucina. Questa è una specifica di disegno che mi è stata data.

Il terzo aspetto è la dimensione europea. Enrico Letta ha avuto ruoli in Europa, è stato anche ministro per il Parlamento Europeo. Ha visibilità dei meccanismi necessari per ancorare in Europa quello che si fa qui, cosa che in questo caso ha senso per due motivi: primo perché l’Italia è membro fondatore di questa comunità, ed è bene che ci organizziamo per restarlo. Secondo perché sui processi digitali è molto difficile mettere frontiere. Un esempio è il dibattito sul copyright: come si fa a farlo nel “chiuso” di una nazione?

«Isole di eccellenza che vanno integrate»

La ricognizione ha fatto emergere un elemento che non mi aspettavo: la grande competenza nella Pubblica Amministrazione su queste tematiche. C’è molta gente preparata che lavora su progetti interessanti all’oscuro nelle stanze dei ministeri e che porta a casa risultati importanti, probabilmente con molta più fatica del necessario e con tempi lunghi. Non è vero che siamo all’anno zero: ci sono isole d’eccellenza a livello locale e nazionale, per esempio il registro delle imprese, che è nato digitale e che rappresenta un paradigma a livello europeo. Quindi c’è una base incoraggiante e robusta su cui costruire, nonostante le difficoltà, tra cui il fatto che la PA ha chiuso le porte al ricambio generazionale.

Si è fatto molto, dunque, ma questo ha fatto nascere una selva di sistemi isolati. Se si ragiona in termini di processi, più che di decreti, di fatto il vero integratore di sistema della PA in questo momento è il cittadino: dobbiamo girare molti uffici per ottenere servizi che non sono integrati, con costi non calcolati nel bilancio di nessuno ma che pesano in modo molto importante su società, famiglie e imprese.

Di fronte a questa situazione e con la consapevolezza che non ci sono soldi e non ci sono mezzi, si tratta di capire qual è l’architettura del sistema. Quel che più è mancato finora, infatti, è una visione di sistema chiara, basata su standard. È il presidio forte di un architetto di questa visione. Sembrerà banale, ma è questo che va fatto.

Non è una questione di andare ai margini del sistema per migliorarlo, è che senza questo indirizzo di utilizzo delle tecnologie digitali non c’è più lo Stato. È assurdo non usare, per i servizi a beneficio della collettività, delle tecnologie che sono concepite per liberare energia e intelligenza nella PA. È l’unico modo per mettere nella stessa equazione la disciplina di bilancio e la prospettiva di crescita, il rispetto di un’appartenenza europea e il futuro dei nostri ragazzi: non c’è altro percorso verso uno Stato sostenibile. Ho il compito di facilitare chi deve prendere decisioni sulla governance perché ne capisca la centralità, non certo quello di scrivere software o riscrivere i processi.

Tre progetti prioritari

Il punto di partenza è decidere quali sono le banche dati strategiche di interesse nazionale, quali sono i flussi di interoperoperabilità, e i meccanismi di sicurezza, di data protection, che vanno a disegnare il perimetro logico di questo patrimonio informativo. Tutto qui. Ho visto una presentazione fatta dai colleghi dell’Estonia, di una semplicità sconcertante, e sto cercando di copiarla. C’è un bus di connettività istituzionale a cui si collegano le banche dati di interesse nazionale. Abbiamo una vasta letteratura che parla di connettività, abbiamo risorse come il Sistema Pubblico di Connettività. Lo Stato si deve dare questo obiettivo, rendendosi conto che ci vorranno anni, e che il contesto sarà sempre di volatilità istituzionale, visto che abbiamo avuto 132 governi in 152 anni di storia. Ma almeno esistono una strada e una meta.

Abbiamo individuato tre progetti da curare in modo prioritario, rispetto a un lungo elenco di cose da fare. Questi progetti sono: Identità digitale, Anagrafe nazionale della popolazione residente e Fatturazione Elettronica.

Sono temi su cui professionisti competenti e vari ministri stanno seriamente lavorando da anni. Adesso bisogna concluderli, anche se le maggiori complessità si trovano proprio nelle battute finali.

Serve forte energia da parte di tutte le parti in gioco. L’Agenzia da parte sua deve farsi interprete nella strategia definita dal governo ed esercitarla operativamente in un meccanismo di raccordo progettuale, di garanzia del presidio degli standard. D’altra parte la tecnologia ha avuto degli sviluppi di penetrazione e fruizione che rendono queste tematiche comprensibili a tutti. Le persone non capiscono perchè in Rete si può comprare di tutto, con processi ormai perfezionati, ma quando si cerca di fare un certificato le cose diventano estremamente difficili.

L’articolo 117, capoverso r della Costituzione dà allo Stato centrale esclusiva potestà su alcuni elementi, tra cui il coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale. Quindi lo strumento costituzionale c’è, stiamo cercando di concretizzarlo in un tavolo di lavoro.

In conclusione, c’è moltissimo da fare, a partire dalla definizione dello Statuto dell’Agenzia, ma c’è una gran voglia di collaborare: per quanto mi riguarda il mio impegno andrà ben oltre il ruolo del Commissario.

*******CHI È FRANCESCO CAIO********

Classe 1957, Francesco Caio è uno dei manager italiani più noti a livello internazionale. Dopo la responsabilità, ad appena 37 anni, della divisione telecom e multimedia di Omnitel, primo operatore privato di telefonia mobile in Italia, è stato poi negli anni alla guida di Olivetti, di Merloni Elettrodomestici, dell’inglese Cable & Wireless e di Avio (ruolo che ricopre attualmente), ed è stato anche consulente dei governi inglese e italiano per le politiche industriali di sviluppo delle reti a banda larga.

Lo scorso giugno è stato nominato “Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale” dal Presidente del Consiglio Enrico Letta.

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