Distanziamento

Fase due, come gestire la sicurezza sul lavoro con la tecnologia IoT

Come prevenire l’eventuale riemergere del contagio all’interno di un’azienda e affrontare la Fase 2 limitando i rischi? Le soluzioni di contact tracing per le aziende basate su smartwatch, rappresentano una risposta che guarda al futuro, perchè contemplano diverse funzionalità

16 Mag 2020

Giovanni Viani*

Business Leader appFORGOOD

La Fase due entra nel vivo. La 18 maggio si completa il quadro per la riapertura delle aziende, disciplinato dal DPCM del 26 aprile e dal Protocollo fra le parti sociali in esso contenuto come allegato.

E’ sufficiente attenersi alle disposizioni lì previste? In buona parte si potrebbe dire di sì.

Le responsabilità del datore di lavoro

Il tema di questi giorni è stato che il combinato del decreto Cura-Italia del 17 marzo n.18, art. 42 e di una circolare dell’Inail del 3 aprile potevano dare a intendere – questo nell’interpretazione generale degli operatori, delle imprese e della stampa, incluso il Sole 24 Ore del 15 maggio – che se una persona con un lavoro dipendente viene contagiata da coronavirus, ne è responsabile civile e penale l’azienda per cui lavora. Quindi che sotto processo finisce l’impresa, ovunque sia avvenuto il contagio e qualunque sia il grado di tutela adottata.

Una successiva comunicazione dell’Inail tuttavia, emessa tempestivamente lo stesso giorno, chiariva che l’infortunio sul lavoro per Covid-19 non è collegato alla responsabilità penale e civile del datore di lavoro: il datore di lavoro risponde penalmente e civilmente delle infezioni di origine professionale solo se viene accertata la propria responsabilità per dolo o per colpa.

Resta tuttavia una materia di estrema attenzione, anche per il continuo aggiornarsi degli eventi e accavallarsi delle normative.

Pensando all’ambiente di lavoro, sappiamo che in realtà il contagio vi è avvenuto solo nel 2,4% dei casi secondo l’Iss. Precisamente ne sono stati denunciati all’Inail 37.352, con 129 casi mortali al 4 maggio. E’ anche vero, però, che tutto ciò è avvenuto in un periodo di sostanziale chiusura e non sappiamo cosa succederà alla riapertura nella Fase due né col ritorno dell’autunno, che sarà ancora senza vaccino.

Fase due: attenzione al rischio contagio Covid-19 in azienda

Sicuramente l’azienda che riapre in questa Fase 2 incontra importanti responsabilità, oggetto di dibattito tra Confindustria, Sindacati, Governo e Regioni. Al di là del grado di gravità e dell’impatto amministrativo e penale, è sicuramente opportuno assicurarsi al pieno rispetto delle norme di riapertura e preferibilmente dotarsi anche di misure aggiuntive rispetto al minimo necessario, da vedere caso per caso.

L’eventuale riemergere del contagio all’interno di un’azienda, infatti, ne determinerebbe:

Sanzioni e congelamento in tutto o in parte delle attività operative con necessità di rivedere i processi di contenimento e di isolare i lavoratori a rischio;

Verifiche sulle misure adottate di contenimento Covid, che potrebbero essere estese alle procedure in tema di sicurezza e salute dei lavoratori, così come di privacy, etc.

Impatti sull’immagine dell’azienda sul mercato, a partire dai social media, nonché sui mezzi tradizionali, anche internazionali, in questo periodo sicuramente sono fortemente attenzionati e con esempi di estremismo;

Disengagement del personale;

Crisi nei confronti degli stake holders esterni, a partire da clienti, fornitori e finanziatori.

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Operare misure appropriate, anche al di sopra dello stretto necessario, invece, rappresenta non solo una forte tutela in caso di eventi negativi, ma anche una splendida proposizione di attenzione alla società, ai dipendenti e a tutte le terze parti in contatto con l’azienda.

Come l’IoT può aiutarci

Il coronavirus ci ha colpito di sorpresa, perché nel nostro correre frenetico nessuno ha avuto tempo e capacità di pensare alla fragilità del nostro sistema. E di fragilità ne abbiamo molte altre. Tuttavia, abbiamo molte tecnologie pronte, in particolare l’IoT (Internet of Things) che con poco sforzo possono essere trasformate in strumenti formidabili di contenimento per affrontare la Fase due.

Milioni di persone nel mondo con skill straordinarie, sedute su tecnologie esponenziali, si stanno ponendo gli stessi problemi, quindi ne usciremo fuori. Dobbiamo solo muoverci con ragionevolezza, consapevoli che le debolezze di governance del Paese hanno per contraltare una classe imprenditoriale vivace e una community tecnologica con molti fiori all’occhiello.

DPCM 26 aprile e contact tracing

Nella Fase due, prevenire ogni forma di contagio è sicuramente l’elemento chiave, abbinato alla capacità di identificare la traccia del virus, a contagio avvenuto. Secondo il DPCM del 26 aprile 2020 infatti, nell’Allegato n. 6 ovvero “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro tra il Governo e le parti sociali”, art. 11, l’azienda è tenuta a “collaborare con le autorità sanitarie per la definizione degli eventuali contatti stretti di una persona presente in azienda che sia stata riscontrata positiva al tampone Covid-19. Ciò al fine di permettere alle autorità di applicare le necessarie e opportune misure di quarantena.”

Tecnicamente parliamo di contact tracing, ovvero tracciamento dei contatti avuto da una persona. Diverse app e soluzioni in Italia e nel mondo si propongono per questo tipo di servizio e c’è un po’ di confusione. Ad esempio, l’app Immuni del Governo è pensata per la popolazione civile ma non è uno strumento adatto all’azienda perché non è amministrabile.

Una soluzione robusta e sicura in tutte le sue funzionalità

Una risposta robusta, in grado di incontrare tutte le esigenze dell’azienda in sicurezza, non può essere realizzata in tempi così brevi.

Infatti, la soluzione di cui vi parliamo ha premesse antecedenti al Covid, in una piattaforma IoT di nome FreeHands, prodotta da appFORGOOD, che in questo caso ha permesso, in tempi brevi, di realizzare funzionalità specifiche per il contenimento Covid, in linea con le disposizioni del Governo.

La piattaforma FreeHands consente di trasformare lo smartwatch, il phone e il tablet in strumenti di lavoro, che sia questo sia una fabbrica, un cantiere o un ufficio. Incluso anche il caso in cui il lavoratore operi sul territorio, ad esempio un agente. O sia un paziente di una casa di cura.

Ad esempio, l’operaio in una linea di produzione di autovetture può usare lo smartwatch come se fosse un badge per segnalare l’inizio del suo turno, e una volta all’interno del veicolo in deve cui montare componenti, può comunicare direttamente col sistema informatico dell’ambiente di produzione (in gergo, MES) per segnalare il compimento di operazioni, difetti, esigenze di manutenzione. Il magazzino dei componenti si aggiorna, così come il gestionale degli uffici (ERP).

Il lavoratore può anche comunicare con colleghi e supervisori attraverso messaggi touch, scritti sul momento, ancora meglio, preimpostati o vocali. Analoghe funzionalità sono replicate sullo smartphone e sul tablet dell’operatore, che quindi può usare il device in quel momento più comodo, a propria discrezione.

La stessa tecnologia, nell’industria farmaceutica, aiuta a semplificare i processi produttivi, essendo certificata GMP (Good Manufacturing Practice), e quindi aiuta ad abbattere i tempi di produzione e rendere anche il lavoro meno ripetitivo e più valorizzante della componente umana, nonché riducendo gli errori.

Nel mondo delle case di cura, ad esempio con riferimento ai malati di Parkinson, è possibile monitorate la salute e sicurezza della persona, monitorandone la posizione, verificando stati di inattività o di stress cardiaco e respiratorio, connettendo il dispositivo a device esterni per la misurazione di altri parametri, oppure attivando alert in caso di cadute o di passaggi su aree a rischio tramite geo-fencing.

Altri use case riguardano la cantieristica, così come l’impiego da parte di agenti di sicurezza, che possono ricevere check-list dei loro DPI, dei loro strumenti, essere monitorati in situazioni di pericolo, lasciare agevolmente messaggi, scambiarsi liste di azioni da svolgere, ovvero workflow condivisi, comunicare col loro supervisore.

La soluzione Proximity di contenimento Covid-19

E’ questa quindi la base su cui è stata costruita la soluzione Covid, che nasce interoperabile tra diversi dispositivi quali smartwatch, phone e tablet ed è ovviamente dotata di una dashboard di amministrazione.

La soluzione può includere anche un braccialetto, per le aziende in cui una parte, grande o piccola del personale non dispone di altro device aziendale. Il braccialetto può essere utile anche per i visitatori oppure per dispositivi che abbiano dei limiti di rilevazione dati (ad esempio nel caso iOS).

In aggiunta, esiste anche l’opzione di un termometro wearable in bluetooth, per i casi in cui i dipendenti non possano passare attraverso i varchi con termoscanner o si voglia un monitoraggio ancora più continuativo.

La funzionalità COVID della piattaforma FreeHands di appFORGOOD è stata chiamata Proximity proprio perché la sua primaria funzione è di vigilare sugli episodi di eccessiva vicinanza tra le persone.

Può sembrare banale ma, non solo possono avvenire dei fatti accidentali di mancanza di rispetto delle norme, ma a volte possiamo incontrare il collega esuberante che facciamo fatica a contenere, la sala troppo affollata, il gruppo allegro che si unisce improvvisamente alla macchinetta del caffè.

Ecco allora che il braccialetto oppure lo smartphone o il tablet, vibrano, fanno un allarme e inviano una notifica. Tutte queste modalità sono amministrabili dall’azienda, anche in ragione dei fatti scatenanti. Ad esempio, si può decidere che un contatto non è tale se avviene al di sotto di una certa quantità di tempo, e così via. E si possono aggiungere features e integrazioni.

I dati di contatto vengono immagazzinati nel dispositivo, la piattaforma rispetta le vigenti norme GDPR, e le informazioni vengono scaricate attraverso l’app di gestione, per essere decriptate a comporre il grafo dei contatti in caso di contagio. Ulteriore vantaggio è che la piattaforma non rischiede alcuna installazione infrastrutturale, cioè antenne o gateway, a differenza di altre.

Primissimo cliente di Proximity è stato CAV, la società che gestisce buona parte delle autostrade venete, che l’ha fornita ai suoi dipendenti, parte negli uffici, parte sul territorio tra caselli e manutenzione. Partner dell’iniziativa, Samsung che in questo caso ha fornito i propri smartwatch e dispositivi mobili.

A chi affidarsi

Come sempre, a un partner esperto. Nella scelta delle soluzioni Covid, il rischio è di affidarsi a un fornitore che non ha reale esperienza sul campo e, cosa non infrequente nel mondo della tecnologia, che non ha soluzioni pronte, ma che sta semplicemente testando il mercato e prendendo ordini.

Il consiglio, quindi, è di partire dalle proprie esigenze funzionali e da un preventivo, ma di passare molto rapidamente a una demo il più possibile full-fledged cioè completa, per evitare di perdere tempo in soluzioni ancora sulla carta o poco più che prototipali, quando invece vogliamo software e hardware pronti e testati.

Occorre chiedere anche l’aderenza a tutte le certificazioni e norme di legge. Nel caso di Proximity di appFORGOOD, l’ulteriore vantaggio è di poter acquisire una soluzione flessibile che indirizza l’esigenza Covid ma che può scalare a rappresentare un importante abilitatore di produttività e sicurezza per ogni tipo di lavoratore.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovanni Viani*
Business Leader appFORGOOD

Giovanni Viani ha ricoperto ruoli manageriali in Unilever, Fastweb, Zurich, Garmin nel marketing, digitale e innovazione. Oggi è Business Leader di appFORGOOD, con la mission di aiutare le aziende a innovare attraverso soluzioni IoT in ambito industriale

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