Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Interviste

VMware, il digital workspace si fa ancora più smart

«Puntiamo sull’approccio intelligence-driven e sull’apertura alle soluzioni dei partner – soprattutto per la sicurezza – per fare di Workspace ONE una piattaforma completa di gestione automatizzata di applicazioni, accessi e oggetti connessi, adattabile attraverso i predictive analytics alle esigenze dei settori verticali, a partire da Utilities, Healthcare e Retail», spiega Duncan Greenwood, Vice President EMEA EUC di VMware

04 Apr 2018

Domenico Aliperto

Fino a poco tempo fa, parlare di intelligenza nel business significava essenzialmente chiamare in causa piattaforme analitiche centralizzate in cui far convergere i dati prodotti dall’organizzazione internamente e attraverso le interazioni con l’esterno. Ma lo sviluppo delle soluzioni Big Data e Analytics e la loro diffusione a tutti i livelli aziendali sta trasformando ulteriormente il concetto stesso di smart company. Aggiornamenti in tempo reale e ottimizzazione delle performance delle app, con focus sulla cyber security, richiedono infatti un approccio nuovo al management delle risorse ICT, a partire dal perimetro, dalle postazioni di lavoro e dagli oggetti connessi. Ed è valutando queste nuove esigenze che VMware, tramite le ultime release, ha fatto di Workspace ONE uno strumento unificato e integrato. Ma soprattutto una soluzione proattiva, ancor più che reattiva per la gestione del digital workspace. La parola d’ordine è intelligence-driven, e a spiegare questo approccio è Duncan Greenwood, Vice President EMEA EUC di VMware.

Che cosa vuol dire all’atto pratico intelligence-driven?

Siamo riusciti a potenziare Workspace ONE grazie a tutti i progressi fatti sui fronti del predictive analytics, dell’automazione e soprattutto della user experience. Questo ci ha permesso di creare un ambiente in cui end point e network comunicano senza soluzione di continuità, monitorando le performance delle applicazioni e delle reti aziendali per raccogliere informazioni su ciò che sta accadendo in tempo reale sull’intera architettura e fornire raccomandazioni per ottimizzarla. Si passa in altre parole a una visione olistica e dinamica, che non tiene più conto delle singole piattaforme, ma armonizza l’ecosistema man mano che si sviluppa e si aggiungono risorse. Workspace ONE AirLift, per esempio, è una nuova tecnologia di co-gestione di Windows 10 che aiuta le organizzazioni a modernizzare il modo in cui si coordina il ciclo di vita del PC (PCLM). Ma cruciale è anche il tema della sicurezza: oggi una delle sfide più importanti è riuscire a non creare conflitti tra i diversi prodotti di cyber security e anzi fare in modo che lavorino in sinergia, senza rallentare i processi quando si consentono accessi controllati di utenti e device ad app e database. Così abbiamo dato vita a Workspace ONE Trust Network, che combina in logica open i dati e gli analytics della nostra piattaforma con le soluzioni dei partner per offrire una protezione predittiva e automatizzata. Realizzare tutto questo è seguire un approccio intelligence-driven.

E per quanto riguarda l’integrazione degli oggetti connessi?

La nostra strategia Internet of Things è fondata essenzialmente sulla comprensione di cosa succede sull’edge, lungo il perimetro del network. In VMware abbiamo maturato grande esperienza nella gestione dei dispositivi mobili connessi alla rete aziendale, e questo ci sta aiutando ad affrontare il tema dell’IoT. Avere tanti dati a disposizione è fondamentale, è ciò che fornisce intelligenza al modo in cui si orchestra l’infrastruttura. Ed è alla base della possibilità di scalare il numero di postazioni e device. Questo permette un migliore controllo sul parco dispositivi, e poi, raccogliendo un numero sempre maggiore di informazioni, diventiamo sempre più abili nell’indirizzare nuove criticità.

Grandi volumi di dati sono spesso sinonimo di grandi dimensioni aziendali. Qual è il vostro target?

Non per forza a organizzazioni molto strutturate. Certo, vediamo applicazioni estremamente interessanti nei verticali dell’Energia e delle Utility, dove la necessità di scalare in fretta le soluzioni ha valenza strategica. Ma anche in ambito Sanitario, dove tra l’altro si stanno già diffondendo case history di rilievo basate sulla gestione dei dispositivi medicali. C’è poi il mondo del Retail, che sta cominciando a sfruttare a piene mani il potenziale del Machine learning, tecnologia rispetto alla quale faremo presto nuovi annunci. In un certo senso, è il Machine learning che riduce le distanze tra le necessità delle piccole e delle grandi imprese, grazie alle capacità predittive, che migliorano sensibilmente il servizio offerto ai clienti, risolvendo problemi prima ancora che si verifichino e abbattendo drasticamente diverse voci di costo.

Può fare qualche esempio?

Posso parlare di un caso di un settore non citato prima: l’Educazione. Il distretto scolastico unificato Corona-Norco, in California, conta 48 istituti frequentati da circa 53 mila iscritti. L’organizzazione aveva bisogno di contenere i costi e migliorare allo stesso tempo la user experience di impiegati e studenti, automatizzando inoltre i processi di gestione della sicurezza. Grazie all’adozione di Workspace ONE, VMware Horizon, VMware Airwatch e VMware NSX, non solo il distretto è riuscito a diminuire la spesa pro-capite per i servizi offerti agli studenti, ma ha anche ottenuto risparmi per cinque milioni di dollari sull’hardware.

Servono particolari customizzazioni per affrontare i vari verticali?

No, non c’è bisogno. Un altro vantaggio dell’approccio intelligence-driven sta proprio nella possibilità di installare le soluzioni senza doverle personalizzare. Ad adattarle in funzione delle esigenze dell’organizzazione ci pensano gli analytics.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5