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Cloud computing

UE: il Cloud può generare 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro

La stima è citata in un comunicato della Commissione Europea. Per sviluppare il settore, secondo Bruxelles, servono migliori regole nella definizione dei rapporti tra clienti e fornitori di servizi

26 Giu 2013

Piero Todorovich

I servizi Cloud non solo hanno un potenziale economico significativo, ma possono concretamente aiutare le imprese a creare nuovi posti di lavoro in tempi di crisi. Lo ha spiegato in una recente dichiarazione Viviane Reding, vice presidente e Commissario europeo per la Giustizia: “Con un pieno utilizzo del Cloud si potranno creare 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro in Europa e aggiungere circa l’1% all’anno al PIL della Comunità entro il 2020″.

Il Cloud Computing rappresenta una risorsa importante per i prossimi anni, anche se – secondo la Reding – trova oggi ostacoli nello sviluppo a causa di un supporto giuridico-contrattuale non ottimale nei rapporti tra clienti e provider. “Le leggi sui contratti sono una parte importante nella nostra strategia”, ha precisato Reding, sottolineando la necessità di favorire le relazioni di servizio su base transfrontaliera.

La Reding ha inoltre lanciato un appello affinché gli esperti del settore presentino candidature per collaborare con la Commissione Europea al fine di identificare gli standard per su cui conformare i termini contrattuali da applicare ai servizi di Cloud. L’impegno degli esperti dovrebbe contribuire a risolvere le attuali preoccupazioni di clienti e aziende che oggi sono trattenute dall’uso dei servizi cloud per via dei contratti poco chiari oppure troppo garantisti nei confronti del fornitore e non di chi fruisce dei servizi.

La Commissione intende individuare al più presto la piattaforma sulla quale conciliare interessi diversi, avvalendosi di esperti appartenenti a tutte le categorie coinvolte, a cominciare da provider, consumatori, PMI, esponenti del mondo legale e accademico.

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