Remote working e realtà virtuale: nascono "ultrauffici" per ultracorpi

L'ufficio del futuro

Remote working, realtà virtuale, spazi on demand: gli "ultrauffici" per ultracorpi del futuro

Il concetto di remote working si sposa con quello di ufficio on demand: spazi liquidi e molteplici identità in funzione del’uso di diverse tecnologie. L’ufficio tradizionale verso la disruption: sarà un corpo collettivo di persone, avatar, robot

23 Ott 2020

Fabrizio Bellavista

Digital Marketing Consultant, partner Emotional Marketing Lab, Associato AISM

L’architettura diventa liquida, gli spazi di lavoro si diversificano e diventeranno anche disseminati sul territorio: dunque si parla di “uffici on demand” contemporaneamente al concetto di remote working (lo smart working è un concetto molto più complesso che parte uno smart thinking ed attualmente è poco praticato), unitamente al distanziamento e alle cautele ormai ben collaudate.

In questo contesto è stato affrontato il tema delle identità molteplici a cui le tecnologie ci stanno abituando: nello specifico, quella di un avatar all’interno della piattaforma Sansar ove si è costruito un ufficio affittabile. Il Team multidisciplinare DigitalGuys con la presenza di Fabrizio Bellavista, Danilo Premoli e Stefano Lazzari, ha esplorato le dinamiche della comunicazione da remoto (tutte: dalla semplice presenza in un social network sino agli ologrammi, passando attraverso le video call, per finire alla Social Virtual Reality). Tutto questo ha trovato un punto di aggregazione, sotto il cappello di “Ultrauffici per Ultracorpi”, all’interno dell’evento “ALL AROUND WORK”, alla sua prima edizione a Milano.

Ma è determinante, per comprendere meglio il messaggio del Team DigitalGuys, questa premessa: stiamo vivendo un vero e proprio cambiamento antropologico nel pieno della grande apocalisse culturale targata 2020.

L’Apocalisse culturale targata 2020 e l’ufficio di domani

L’anno Domini 2020, come altri nella storia (1929, 1939, 1945, 1968, per esempio), è caratterizzato da una serie di avvenimenti che hanno un forte impatto disruptive, cioè di discontinuità: la grande crisi economica – per altro preannunciata da molti segnali sin dal 2019, per esempio; oppure la pandemia partita da Wuhan; oppure l’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea e la grande crisi di identità di quest’ultima che ha visto nel luglio scorso una riunione ad oltranza (5 giorni e 4 notti); ma anche lo scandalo finanziario che sta scuotendo la Chiesa Cattolica e ancora, le particolarità della campagna elettorale in USA in corso in questi giorni, e, sempre in USA le violente sommosse di piazza. Queste sono solo alcune delle particolarità, sopra le quali incombe, più grave di tutte, il Climate Change: ecco il preambolo per definire il 2020 un anno epocale. La consapevolezza della posta in gioco è essenziale anche per le minime decisioni quotidiane che dobbiamo andare a prendere.

Ultrauffici per Ultracorpi

In questo quadro il progetto “Ultrauffici per Ultracorpi”, a cui seguirà l’ebook “Ultrasoma”, ha una valenza ben precisa: le moltissime parole d’ordine emerse in questi mesi non sono altro che infinitesimali aspetti di una apocalisse (la radice del termine vien dal greco apokálypsis, significante disvelamento, rivelazione) culturale a cui il Team DigitalGuys vuole dare risposte sia teoretiche che pratiche, in un’ottica TecnoCreativa, una visione, cioè, in cui i due emisferi cerebrali lavorino con maggiore connessione e sintonia.

Detto questo perché ultracorpi e perché ultrauffici? Perché l’ultraufficio ha remote receptionist, remote working, doors with sensors, smart locker e tanto altro che si coniugherà diffusamente nei prossimi 3/5 anni con gli ultracorpi (corpi umani con protesi o con interfaccia neuroni-elettronica), avatar di tutti i generi e, infine, robot veri e propri.

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Dunque finita la fase dell’ufficio distanziato dell’emergenza sanitaria, emergerà prepotente, questa seconda rivoluzione in cui la realtà virtuale avrà una posizione dominante. Si tratta di un’urgente rifondazione degli spazi in funzione, oltre che degli umani, anche degli umani aumentati e dei robot e si cercheranno nuove soluzioni che vadano incontro ad un ufficio sostenibile non solo dal punto di vista ecologico ma anche economico: è prevista nel 2021, parlando per esempio di Milano, una vacancy degli attuali spazi d’ufficio (non calcolando quelli in costruzione) pari circa al 20%. Quali saranno le risposte di riuso e/o ripensamento di questi spazi, per esempio?

Giungerà a maturazione quella che è ormai definita la “Office Revolution”: l’ufficio sarà on demand, il lavoro, quando ci sarà, sarà liquido e delocalizzato. Che fare dunque?

All’interno di questi macro scenari, se dovessimo partire dal “piccolo”, si potrebbe iniziare focalizzandoci sull’uso corretto della comunicazione da remoto, comprendendo l’attento uso del tono della voce, della postura psico-fisica, delle inquadrature e dei colori al fine di operare con successo nelle svariate video conference che contraddistinguono la nostra quotidianità.

Ritorno alle origini: l’azienda è un corpo collettivo

L’abitare è uno spazio mentale e una narrazione, anche riguardo l’abitare semplicemente un qualsiasi vano, una sedia, una scrivania.

L’azienda è un corpo collettivo che con l’introduzione delle tecnologie ha visto mutare profondamente la sua organizzazione. Con la venuta del desk informatico il segnale era chiaro: lavoravamo su un desk appoggiato su un altro desk. Dunque, a breve, uno dei due sarebbe sparito. Ma non dobbiamo farci distrarre dalla partita “desk virtuale vs desk fisico”: la posta in gioco è in un pezzo di cielo molto più in alto.

A breve queste sono le domande a cui dovremo dare risposta: ‘Quali sono i confini tra corpi, ultra corpi e robot’? ‘Come cambieranno le organizzazioni interagenti con essi’? ‘Quali sono i confini dell’identità delle organizzazioni se si modifica l’identità dei suoi appartenenti’? ‘Stiamo già vivendo la fine delle organizzazioni antropocentriche della nostra storia e, con esse, il concetto di ufficio stesso’?

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