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PA digitale, gli obblighi e le scadenze previsti dal decreto semplificazioni

Da qui al 2014 la pubblica amministrazione sarà chiamata a diventare progressivamente più digitale: lo richiede il decreto legge semplificazioni, che…

Pubblicato il 12 Mar 2012

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Da qui al 2014 la pubblica amministrazione sarà chiamata
a diventare progressivamente più digitale: lo richiede il
decreto legge semplificazioni
, che completerà il 9
aprile l’iter parlamentare.

Alcune novità scatteranno già quest’anno. I
comuni sotto i 5 mila abitanti non potranno più gestire
internamente le funzioni Ict ma dovranno trasferirle a una
gestione associata sovracomunale
. Si tratta della
“realizzazione e la gestione di infrastrutture tecnologiche
-rete dati, fonia, apparati- di banche dati. Applicativi
software, l'approvvigionamento di licenze per il software, la
formazione informatica, la consulenza nel settore
dell'informatica”, si legge nel testo. Entro due mesi
dalla data di entrata in vigore del provvedimento, ogni Regione
dovrà individuare le modalità, “con propria legge, previa
concertazione con i comuni interessati”, “secondo i
principi di economicità, di efficienza e di riduzione delle
spese”.

Entro tre mesi, scatterà poi un altro obbligo:
permettere di pagare anche online il bollo e le
multe
. Le PA dovranno scambiarsi online i certificati
(cambio di residenza, matrimonio o nascita) e deve nascere un
portale unico dove iscriversi alle università e informarsi sulle
loro caratteristiche.

Novità in arrivo anche per la Sanità, chiamata a privilegiare
la gestione elettronica delle pratiche cliniche attraverso
l'utilizzo della cartella clinica elettronica e a realizzare
i sistemi di prenotazione elettronica, “senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica". Il provvedimento
incoraggia inoltre l’uso della telemedicina via cellulare.
Infine, il grande scalino: lo switch off fissato, per la prima
volta, nel 2014. A partire dal primo gennaio 2014, le
comunicazioni con le pubbliche amministrazioni dovranno avvenire
esclusivamente
per via web o via posta certificata
.

Certo è che il nuovo governo e alcuni parlamentari (come Renato
Brunetta, l’ex ministro, ora autore dell’emendamento
sullo switch off) intendono spingere sull’acceleratore del
digitale. I motivi sono due, essenzialmente: risparmi per lo
Stato (43 miliardi all’anno, secondo una stima di School of
Management-Politecnico di Milano, se tutto va online) e volàno
per il settore. Questo punto lo si può intendere in due sensi:
incentivi all’industria digitale italiana, che al
momento è in sofferenza, e spinta all’alfabetizzazione
informatica
(le persone sono ora sempre più spinte, e
presto obbligate, a usare internet).

Le incognite? Se si riuscirà a superare la resistenza culturale
e organizzativa delle PA (soprattutto di quelle locali), davvero
entro il 2014; e come inciderà su questo piano l’esigenza
di fare tutto “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica”. È comunque tassello di un quadro più grande,
che si chiama Agenda Digitale; sempre per restare in tema di PA,
per esempio, c’è anche l’idea
(sostenuta dal Ministero allo Sviluppo Economico) di fare
datacenter con servizi cloud computing alle PA
. E la
proposta di molti (tra cui Agcom, Autorità garante delle
comunicazioni) di imporre, per legge, che i canali digitali con
cui il cittadino interagisce con PA o aziende non costino più di
quelli tradizionali.

di Alessandro Longo

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