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Strategie

Oracle Italia fa il punto sul software-as-a-service

L’offerta copre tre aree: Customer Experience (CX), ERP, e Human Resources. «Siamo in crescita a tre cifre, con domanda soprattutto da grandi aziende. Per i partner non una rivoluzione ma un momento di cambiamento», spiega il Country Leader Applications Giovanni Ravasio

08 Ott 2013

Daniele Lazzarin

Giovanni Ravasio, Country Leader Applications di Oracle ItaliaIl lancio di Oracle Database as a Service, Oracle Java as a Service, e Oracle Infrastructure as a Service, avvenuto pochi giorni fa all’Oracle OpenWorld di San Francisco, conferma la strategia del fornitore californiano di rendere fruibili tutte le proprie soluzioni e servizi tramite un browser e un abbonamento. Recentemente Giovanni Ravasio, Country Leader Applications di Oracle Italia, ha fatto il punto sui servizi disponibili in cloud per aziende e organizzazioni nel nostro Paese appunto nell’ambito applicazioni, area in cui Oracle riscontra un significativo fermento anche nel nostro Paese.

«L’offerta di SaaS (software-as-a-service) in Italia copre essenzialmente tre aree – spiega Ravasio -: la parte Customer Experience (CX) comprende Modern Marketing, Sales, e Customer Service & Support; la parte ERP comprende Project Portfolio Management, Procurement, Supply Chain Management e Financial Management (la nuova generazione Fusion ERP non è ancora stata localizzata in Italia, ndr); e infine la parte HR comprende Human Capital Management e Talent Management».

L’area Customer Experience (CX) è certamente la più avanzata di Oracle in ambito SaaS. Si tratta di un pacchetto integrato formato da diverse soluzioni, alcune delle quali provenienti da recenti acquisizioni, pensato per permettere una gestione omogenea del cliente su tutti i canali d’interazione (negozi fisici, siti web informativi e di e-commerce, contact center, dispositivi mobili, social media), e per tutto il suo “ciclo di vita”, dalla creazione dell’opportunità di vendita fino all’assistenza post-vendita, il tutto supportato da una piattaforma comune di data management, integrazione e analytics.

Conoscere il cliente tramite il suo “digital body language” sui social network

«Queste soluzioni lavorano su un enorme serbatoio di dati proveniente in buona parte dal social, che si affianca come fonte ai classici dati da anagrafica, per conoscere molto meglio il cliente attraverso anche il suo “digital body language”, e definire campagne, eventi e promozioni il più possibile personalizzati su tutti i canali a disposizione. L’obiettivo è ‘condurre’ il potenziale cliente verso l’acquisto, poi c’è l’azione di selling vera e propria, con feedback verso il marketing per valutare l’efficacia della campagna, e infine la gestione del post-vendita», spiega Ravasio.

A livello mondiale, Oracle ha conquistato 500 nuovi clienti sull’offerta SaaS nel quarto trimestre fiscale, con le soluzioni HCM cloud, CRM cloud ed ERP cloud che crescono più del 50%: il fatturato proiettato sull’intero anno fiscale supera il miliardo di dollari, con 10mila clienti e 25 milioni di utenti. Quanto all’Italia, «la crescita è a tre cifre, anche per l’esiguità dei dati di partenza, con alcune decine di clienti, per lo più grandi aziende, dai 300 milioni di euro in su, in tutti i settori di mercato, anche nella PA, e su tutte le soluzioni, con prevalenza di HCM e CX.

Riguardo alla parte ERP, ossia Financial e Supply Chain Management, «per ora in Italia c’è interesse per capire ma molto meno per investire: non è un problema di non voler mandare i dati sensibili all’esterno, perché sul ciclo attivo c’è un interesse molto più forte», osserva Ravasio. I data center da cui viene erogata l’offerta sono 11, di cui 3 in Europa. «I livelli di servizio sono molto alti, in caso di disastro totale si perde solo un’ora di dati, e l’applicativo viene ripristinato completamente entro 12 ore».

«Recluteremo nuovi partner anche molto piccoli»

Infine Ravasio ha fornito qualche dettaglio sulla visione di Oracle dell’evoluzione del modello di business dei partner con l’affermazione del cloud: «Con il cloud una parte dei servizi non ci sarà più, per esempio ovviamente sull’area data center, ma d’altra parte nascono aree nuove, per esempio i tool di analisi social devono essere configurati dal partner. Più in generale non vediamo una grande rivoluzione per il canale, piuttosto è un momento di cambiamento: recluteremo anche nuovi partner anche molto piccoli ma con competenze molto verticali, alcuni progetti SaaS sono “quick & dirty”, molto diversi dall’approccio di system integration tradizionale, per cui si possono affidare a partner con queste caratteristiche».

Oracle in ambito cloud ha cinque programmi di certificazione, di cui tre sono legati all’offerta SaaS: “Rapid Start”, che si basa sulla metodologia Oracle di set-up di soluzioni SaaS in realtà complesse; “Resell”, che comprende sia Rapid Start, sia la rivendita e i rinnovi dell’abbonamento SaaS; e “Isv”, dove il partner commercializza la sua soluzione SaaS basata su tecnologia Oracle.

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