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Cybersecurity, il 2018 è un annus horribilis. Faggioli, P4I: «Salto quantico delle minacce»

Sale l’allarme sicurezza informatica: nel primo semestre Clusit ha registrato in Italia una crescita del numero di attacchi del 35%, con 730 episodi definiti “gravi”. A livello legislativo sono stati fatti passi avanti molto importanti, ma serve un’accelerazione per potenziare la strategia di difesa nazionale. Se ne è parlato a Roma al Cyber Security 360 Summit, l’evento organizzato da Digital360

Pubblicato il 20 Nov 2018

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Ogni giorno sui media leggiamo notizie che riguardano attacchi informatici a istituzioni e aziende, furti di dati personali e credenziali di pagamento, black out dei sistemi informatici causati da sabotatori digitali. Il livello di allarme sulla Cybersecurity non è mai stato così alto, come confermano i dati del Clusit, l’Associazione italiana per la Sicurezza Informatica: in Italia attacchi in crescita del 31% in un anno, con 730 episodi definiti “gravi” in un solo semestre.

I dati sono stati resi noti in occasione del Cyber Security 360 Summit, l’evento organizzato a Roma da Digital360 a cui hanno partecipato rappresentanti del mondo politico, amministrativo e dell’imprenditoria in materia di sicurezza informatica, dove è stato fatto il punto sulla strategia di cyber security nazionale predisposta dall’Italia, che ha definito la normativa di riferimento, i ruoli chiave e le risorse in campo. Di fronte all’aggravarsi della situazione, serve però un ulteriore passo avanti di fronte a minacce sempre più pericolose per istituzioni, imprese e cittadini.

Il 2018, infatti, è stato definito l’anno peggiore di sempre per la sicurezza informatica.

«In Italia, come nel resto del mondo, siamo di fronte a un salto quantico delle minacce informatiche, a tutti i livelli», ha spiegato Gabriele Faggioli, Presidente del Clusit e CEO di P4I-Partners4Innovation, presentando i numeri dell’ultima rilevazione. Clusit ha registrato nel primo semestre 2018 un’ulteriore crescita di attacchi di cyber crime (+35%, pari a 587). I criminali sono sempre più aggressivi e organizzati: è un vero e proprio boom (+69%) di attacchi di spionaggio-sabotaggio, con 93 casi.

«Aumenta il phishing su tutti i canali, dalle email, ai social agli instant messaging – ha affermato Faggioli – si diffondono malware sempre più sofisticati per piattaforme mobile, crescono i rischi sistemici dovuti alla diffusione di oggetti connessi poco sicuri nelle case. Mentre sono ormai comuni attacchi da parte stati nazionali nell’ambito della cosiddetta information warfare, in uno scenario di generale aumento della cyber-tensione a livello globale. In questa situazione di rischio crescente, l’Italia ha compiuto importanti passi avanti a livello legislativo, con l’approvazione del Decreto per l’attuazione della Direttiva europea NIS sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi. Mentre l’entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati, il GDPR, ha imposto un rafforzamento delle politiche di tutela della privacy».

Di certo, l’allarme Cybersecurity è ormai arrivato alle orecchie di politici e istituzioni, e il tema non è più solo per tecnici: è cresciuta la consapevolezza del rischio e dell’urgenza di strategie di difesa, e questa è una buona notizia.

«Avere una strategia nazionale significa prima di tutto protezione dello Stato, nelle sue infrastrutture critiche e negli strumenti democratici, ad esempio evitando che siano manipolati i risultati delle elezioni, ma anche tutela di imprese e i singoli cittadini, prime vittime dei danni del cyber crime – ha detto Alessio Pennasilico, esperto di sicurezza informatica, Information & Cybersecurity Advisor di P4I-Partners4Innovation -. Se guardiamo alla situazione di solo pochi anni fa, oggi l’Italia ha compiuto passi avanti molto importati: ha definito una normativa di riferimento, attribuito ruoli e funzioni, allocato relativi budget, ma può e deve fare ancora di più. È importante che i poteri assegnati a istituzioni come AGID e Dipartimento delle informazioni per la sicurezza diventino operativi. È auspicabile che crescano le risorse disponibili, considerando quanto sia strategica la sicurezza informatica anche per il sistema della Difesa in uno scenario di guerra cibernetica, oltre ai danni incalcolabili in caso di perdita di dati personali pubblici in caso di cyber attacco».

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