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eGovernment, è il momento di fare squadra

Da una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano emerge che la diffusione dei servizi digitali nella PA in Italia è ancora frammentaria, frenata dalle scarse risorse e dall’assenza di una regia complessiva. Appena lo 0,6% degli Enti Locali gestisce in digitale tutte le attività relative alle multe e l’1% quelle dello Sportello Unico Attività Produttive, il 54% ancora non adotta servizi di pagamento multicanale. Solo i Social Network sopperiscono all’assenza di comunicazione web

Pubblicato il 14 Giu 2013

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Con una digitalizzazione ottimale delle multe, i Comuni potrebbero ottenere benefici per circa 105 milioni di euro l’anno e con una dell’attività degli Sportelli Unici delle Attività Produttive 270 milioni di euro l’anno, ma ad oggi solo lo 0,6% degli Enti Locali gestisce in modalità digitale la totalità delle attività del processo sanzionatorio e solo l’1% quelle dello Sportello Unico. La Gestione associata dell’ICT nei Comuni consente di ridurre i costi del 50%, ma in Italia queste esperienze maturano solo dopo processi lunghi e complessi, per problemi infrastrutturali, di formazione del personale e di governance. L’integrazione delle banche dati garantirebbe migliori servizi a cittadini e imprese, ma la metà degli Enti si affida ancora al formato cartaceo a causa della difficoltà a interagire con gli altri soggetti pubblici. Nella PA le tecnologie di virtualizzazione sono diffuse più che nel privato, ma l’utilizzo del cloud computing non supera il 10% dello scambio dei dati nei casi più virtuosi.

In questo scenario sarebbe fondamentale il “riuso”, la possibilità di rendere fruibili ad altri Enti i progetti di successo, che però non decolla per la mancanza di una panoramica completa sull’offerta di prodotti riutilizzabili, per la difficoltà nel matching fra chi cede e chi riutilizza, per l’assenza di tempo e personale disponibile da dedicare. E la comunicazione su Web della Pubblica Amministrazione risulta ancora poco sviluppata, così gli utenti vi sopperiscono soprattutto attraverso i social network, il canale preferito per discutere e informarsi sulla PA.

È quanto emerge dalla ricerca dell‘Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net*), presentata in un convegno a Roma.

“La Ricerca mostra chiaramente come in Italia oggi la diffusione dell’eGovernment si presenti frammentaria, con esperienze virtuose che si affiancano a situazioni di grave ritardo – afferma Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano – In una condizione di sempre minori risorse economiche a disposizione, è necessario trovare modelli organizzativi ed economici che rendano l’innovazione capace di trovare il proprio sostentamento. E’ urgente una governance dell’innovazione della Pubblica Amministrazione”.

La Ricerca rileva come, secondo i Comuni, un ruolo cruciale, non solo di coordinamento, ma anche di indirizzo e formulazione di linee guida operative, possa e debba essere svolto dalle Regioni, nel ruolo di soggetti attuatori per eccellenza. Ma gli Enti Locali indicano anche la necessità forte di una regia nella gestione dell’innovazione a livello nazionale.

“Oggi, grazie anche alla recente costituzione della dell’Agenzia per l’Italia Digitale, sembrano emergere le condizioni di contesto perché si affermi un sistema integrato di governance dell’innovazione – prosegue Giuliano Noci – su tre livelli: centrale, di indirizzo e definizione delle macro-strategie, incardinato nell’agenzia; territoriale, per il raggiungimento di economie da massa critica, imperniato sulle Regioni; infine locale, per la gestione dei servizi di consulenza ai singoli Comuni, costituito da centri servizi e/o consorzi di Enti”.

A frenare l’introduzione e la gestione del cambiamento nella Pubblica Amministrazione oggi in Italia sono soprattutto i vincoli di spesa imposti dal Patto di Stabilità (per l’82% degli enti locali) e più in generale la mancanza di adeguate risorse, economiche o di personale, l’inadeguatezza o il disallineamento delle soluzioni con la normativa, la difficoltà di coordinamento con altri soggetti, sia interni all’Ente che esterni (Ministeri e loro Agenzie), altri Comuni o Regioni.

Gli Enti però si stanno sempre più organizzando per gestire il processo di cambiamento: il 72% dichiara di disporre già di un’unità organizzativa dedicata alla gestione dell’innovazione, il rimanente 28% ha affidato tale funzione alla struttura sistemi informativi o agli affari generali. Anche se ben due Enti su tre denunciano, tra le principali criticità nel gestire i processi di innovazione, la mancanza di adeguato commitment politico. Emerge inoltre in maniera evidente come la frammentazione dei compiti e la mancanza di un chiaro ruolo dei diversi livelli istituzionali renda ancora meno efficiente ed efficace l’azione dei singoli Enti.

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