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Osservatorio Sanità 2020: dalla telemedicina all’AI, l’effetto sprint del Covid

Medici sempre più connessi con i pazienti attraverso i canali digitali. Assistenza medica online e software di Intelligenza Artificiale per la personalizzazione delle cure. Sono queste, e non solo, le tendenze rilevate dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità durante l’emergenza Coronavirus. Una certezza: i rapporti tra medicina e tecnologia evolvono verso un modello Connected Care

10 Giu 2020

Simona Politini

Tre medici specialisti su quattro ritengono che la Telemedicina sia stata di fondamentale aiuto di fronte all’improvviso carico di lavoro verificatosi nella fase acuta della diffusione del Coronavirus, e un cittadino su tre è interessato a provarla. È questo uno dei dati più interessanti della ricerca 2020 condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano sulla Connected Care nell’emergenza Covid-19. Che le tecnologie digitali, dall’e-commerce ai big data, si siano dimostrate di estrema importanza durante (e sicuramente anche dopo) la pandemia è cosa ormai nota a tutti, ma quanto effettivamente queste abbiano supportato l’interazione medico-paziente a livello territoriale ce lo rivela proprio questo studio.

«Le tecnologie digitali possono fare la differenza in tutte le fasi di prevenzione, accesso, cura e assistenza dei pazienti, per aiutare il personale sanitario nelle decisioni cliniche e le strutture sanitarie nella continuità di cura e nell’operatività. L’emergenza è l’occasione per sperimentare soluzioni che valorizzino al massimo i benefici: contenere il contagio, ridurre le ospedalizzazioni, gestire i pazienti sul territorio. Ma anche per ridisegnare i modelli di cura accelerando la transizione verso un modello di sanità più connesso, sostenibile e resiliente», afferma Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità.

Smart working in sanità: anche i medici lavorano da remoto, l’esperienza è positiva

Secondo la ricerca 2020 dell’Osservatorio Sanità il 51% dei Medici di Medicina Generale (MMG) intervistati ha lavorato da remoto durante l’emergenza e nel complesso l’esperienza è stata positiva sia per quanto riguarda la condivisione delle informazioni (63% dei MMG) sia rispetto alla capacità di rispondere a richieste urgenti (63%), mentre la difficoltà principale è stata conciliare lavoro e vita privata (il 38% ha valutato negativamente questo aspetto). Smartphone, PC portatile e VPN per accedere da remoto ad applicazioni e documenti sono stati gli strumenti digitali di cui i medici di famiglia hanno sentito più bisogno in questa fase. In ogni caso un’esperienza talmente positiva che il 40% dei medici di famiglia ritiene che questa sarà utile anche a emergenza finita, a patto che siano potenziati gli strumenti per lavorare da remoto e comunicare con i pazienti.

Dal punto di vista tecnologico, gli elementi più delicati da affrontare sono stati la necessità di disporre di strumenti digitali per garantire al personale di lavorare in modalità agile (ad esempio il PC portatile, di cui sopra), indicato dall’89% del campione e su cui solo il 6% si riteneva pronto, e i problemi di Cyber Security (87%).

Per migliorare la propria dotazione tecnologica infatti, il 39% delle aziende ha introdotto o potenziato le piattaforme di comunicazione e collaborazione, il 31% ha inserito gli strumenti per consentire lo Smart Working e il 30% ha fornito strumenti mobile al personale, solo il 6% ha potenziato le proprie soluzioni di Cyber Security.

Alla luce di quanto detto risulta semplice comprendere come proprio la presenza di una Supply Chain IT non tempestiva ed efficiente (fondamentale invece per acquistare velocemente nuovi strumenti e dotazioni informatiche) sia stata uno degli aspetti organizzativi più problematici per le strutture sanitarie nella gestione dell’emergenza, con il 47% del campione che l’ha indicato come elemento critico o molto critico.

Osservatorio Sanità 2020: cambia la comunicazione medico-paziente tra videochiamate e messaggi WhatsApp

Le norme di distanziamento sociale adottate a seguito della pandemia hanno spinto medici e pazienti a utilizzare maggiormente i canali digitali e a riscoprire l’utilità di strumenti che prima dell’emergenza erano utilizzati molto raramente.

Con il telefono in senso classico che conquista il primo posto come canale di contatto tra medico e paziente, dalla ricerca 2020 dell’Osservatorio Sanità emerge come sia cresciuto tra gli MMG l’interesse all’utilizzo della e-mail (il 91% vorrebbe utilizzare questo strumento in futuro, a fronte dell’82% di utilizzo prima dell’emergenza) e WhatsApp (66%, +10% rispetto all’utilizzo pre-emergenza), mentre fra gli specialisti cala l’interesse verso le e-mail (50%, -16% rispetto al passato) e sms (29%, -14%) e leggermente di WhatsApp (43%, -3%). È esploso invece l’interesse per le piattaforme di collaboration come Skype e Zoom, con il 38% degli MMG (+34%) e il 47% dei Medici Specialisti (+33%) pronto a usarli in futuro, e delle piattaforme di comunicazione dedicate, alle quali sono interessati il 65% degli MMG (+54%) e il 43% degli specialisti (+31%).

Dal punto di vista dei pazienti, circa un quinto dei cittadini pensa di usare canali digitali in futuro, soprattutto Skype (23% per comunicare con MMG e 21% con specialisti) e piattaforme dedicate proposte dal medico (24% con MMG, 23% con specialisti).

«L’emergenza sanitaria ha segnato una transizione importante nell’opinione dei medici rispetto agli strumenti digitali di comunicazione con il paziente, soprattutto verso quelli più innovativi come le piattaforme di collaboration e quelle dedicate. Affinché si possano diffondere in futuro sarà molto importante che sia il medico stesso a proporre questo tipo di piattaforme ai propri pazienti, in aggiunta ai canali fisici e tradizionali», afferma Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità.

Telemedicina e Intelligenza Artificiale: le innovazioni tecnologiche in campo medico

Progetti per l’assistenza medica online avevano visto la luce anche prima dell’emergenza sanitaria, tuttavia è durante questa grave situazione imprevista che la Telemedicina ha registrato un vero e proprio boom di interesse fra gli operatori del settore, nell’ottica di offrire prestazioni da remoto anche ai pazienti non malati di Covid.

«I medici – afferma Cristina Masella, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità – hanno compreso come la Telemedicina possa rappresentare un alleato importante per mantenere un contatto più costante e appropriato con i pazienti, in questa fase di emergenza, ma anche nel futuro».

I medici di medicina generale sono i più convinti: uno su tre già utilizzava almeno una soluzione di Telemedicina prima dell’emergenza, il 62% di quelli che non la applicavano lo farà in futuro e solo il 5% è contrario. Tre specialisti su quattro ritengono che la Telemedicina sia stata decisiva nella fase di emergenza, ma ancora il 30% di loro si dice contrario al loro uso, contro il 34% che già li utilizzava e il 36% che si è convinto dei benefici e intende applicarli in futuro.

Tele-Consulto, Tele-Assistenza, Tele-Cooperazione, sono questi i servizi che attirano di più di questa nuova modalità di supporto sanitario, più indicata, sita per i Medici di Medicina Generale che per gli Specialisti, nella cura di pazienti cronici. E i cittadini sembrano pronti, visto che uno su tre vorrebbe sperimentare una Tele-Visita con il proprio medico generale.

Per quanto riguarda invece l’Intelligenza Artificiale, secondo il 60% dei medici specialisti le soluzioni di AI possono avere un ruolo fondamentale nelle situazioni di emergenza, per il 59% consentono di rendere i processi delle aziende sanitarie più efficienti, il 52% crede che aiutino a personalizzare le cure, il 51% che le renda più efficaci e il 50% che contribuisca a ridurre la probabilità di errori clinici. Tuttavia, sono ancora pochi i medici specialisti che utilizzano queste tecnologie: solo il 9% le usava prima del Coronavirus e appena il 6% lavora in una struttura che le ha introdotte o potenziate durante l’emergenza.

«Per accelerare la diffusione di sistemi di Intelligenza Artificiale e sfruttarne tutti i potenziali benefici per il sistema sanitario bisognerà agire su tre fronti – afferma Paolo Locatelli, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -: aumentare la disponibilità di dati, strutturati e non, in digitale per poter addestrare le soluzioni di AI e metterli nelle condizioni di generare valore nel supportare cure personalizzate; sviluppare le competenze digitali dei medici e dei profili che si occupano di gestire queste soluzioni, con particolare attenzione ai Data Scientist; comprendere i limiti di questi strumenti e che il loro ruolo non sarà come sostituto del medico ma di supporto alle sue decisioni».

I canali digitali come fonte di informazioni mediche durante l’emergenza Coronavirus

Last but not least, la ricerca 2020 dell’Osservatorio Sanità  ha rilevato come durante l’emergenza oltre metà dei cittadini si è informata sul Covid-19 attraverso canali digitali: il 56% ha consultato le pagine web istituzionali (Protezione Civile, Regioni, aziende sanitarie, ecc.); il 28% si è informato sulle pagine social di medici o politici; il 17% ha cercato su pagine social e blog curati da cittadini; il 12% sulle app dedicate al Coronavirus. Tuttavia, ad oggi, emerge ancora un forte legame con i canali tradizionali. La maggior parte dei cittadini, infatti, si è informata guardando il telegiornale (97%) e trasmissioni tv dedicate al Covid19 (84%), o leggendo i giornali (53%).

«Resta comunque positiva la crescita dell’uso dei canali digitali per informazioni sulla salute e si registrano i primi esempi di chatbot che aiutano l’utente nell’autodiagnosi in base ai sintomi segnalati, anche se sono ancora poco utilizzati dai cittadini (10%)”, commenta Emanuele Lettieri, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità.

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