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Industria 4.0, Polimi: “Continua a crescere il mercato in Italia”. Ma il 2020 è un’incognita

Il mercato Industria 4.0 nel 2019 ha toccato 3,9 mld di euro, registrando una crescita del 22%. Complice la crisi, nei prossimi mesi gli investimenti si preannunciano ridotti: il 26,5% delle aziende posporrà almeno metà di quelli pianificati, e circa un quarto si concentrerà su Industrial-IoT, Analytics e Advanced HMI. I dati dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano

Pubblicato il 24 Giu 2020

Industria 4.0

Per Industria 4.0 il 2019 è stato un anno da incorniciare. Come si evince dai dati dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, nel corso dell’anno il volume d’affari di Industria 4.0 ha raggiunto i 3,9 miliardi di euro, con un incremento rispetto al 2018 del 22%. Prendendo in rassegna gli ultimi quattro anni si scopre che il valore del mercato è quasi triplicato, facendo trasparire come questo sia ormai un settore maturo, capace di “calamitare” una gran mole di investimenti.

All’orizzonte, però, appare qualche timore per lo sviluppo futuro. Complice il blocco alla produzione causato dal nuovo Coronavirus tra il primo e il secondo trimestre del 2020, e il prevedibile calo di fatturato, in molti credono che gli investimenti possano conoscere una battuta d’arresto. Non tutti gli analisti, però, sono concordi con questa visione: dopo lo stop forzato, è probabile che le aziende riprendano i loro piani di investimento.

«In questa nuova fase – dice Marco Taisch, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Industria 4.0 -, all’industria italiana spetta il compito di essere il motore della ripartenza, in un contesto in cui la trasformazione digitale diventa ancora più rilevante non solo per garantire i processi operativi, ma anche per dare nuova efficacia alle decisioni, accelerare la riconversione dei prodotti, monitorare e gestire i rischi. Le imprese che avevano investito in precedenza ne hanno tratto grande beneficio, ma questa è una occasione per tutte per compiere un passo avanti nel digitale. In questo senso è positivo l’impegno del Governo nel dare stabilità al piano Trasformazione 4.0».

Industria 4.0: quanto e come hanno investito le aziende italiane nel 2019

Presentata nel corso del convegno online “Digital New Normal: essere 4.0 ai tempi del Covid”, la ricerca 2020 dell’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano ha analizzato in dettaglio quali siano stati i settori che in maggior misura hanno beneficiato degli investimenti in applicazioni 4.0.

Dei quasi 4 miliardi di euro spesi nel nostro Paese nel corso del 2019, il 60% (ossia 2,3 miliardi) è stato dedicato a progetti di connettività e acquisizione dati (Industrial IoT). Di questi 2,3 miliardi, 630 milioni sono stati utilizzati per acquistare soluzioni di Analytics, 325 milioni per il Cloud Manufacturing, 190 milioni per l’Advanced Automation, 85 milioni per l’Additive Manufacturing e 55 milioni per le tecnologie di interfaccia uomo-macchina avanzate.

Al crescere degli investimenti, poi, corrisponde un aumento delle soluzioni 4.0 adottate dalle singole imprese. Come si evince dalla ricerca dell’Osservatorio, il 40% delle aziende coinvolte nella survey ha aumentato i propri investimenti rispetto al 2018. Oggi in media si contano 4,5 applicazioni 4.0 per azienda, con una forte accelerazione in particolare di soluzioni Cloud e Analytics per la Supply Chain, oltre che IoT per le fabbriche, mentre si affacciano le prime applicazioni di Artificial Intelligence (il 7% ne ha già implementato qualcuna).

Le prospettive per il 2020

Come detto, allo stato attuale le prospettive per l’industria 4.0 non sono delle più rosee. Il blocco alla produzione causato dall’emergenza sanitaria nei primi mesi dell’anno, infatti, ha convinto molte aziende a mettere in stand by i loro investimenti, ma nella seconda parte dell’anno le cose dovrebbero tornare alla normalità. Il 26,5 delle imprese coinvolte dalla survey dell’Osservatorio ha affermato di aver posticipato investimenti già in corso o già previsti.

La maggior parte, poi, auspica nuovi incentivi statali per non bloccare la “scalata” digitale in corso. Un terzo degli intervistati, in particolare, dimostra di apprezzare più l’iperammortamento e il superammortamento per beni strumentali (eliminati con la prima versione del Piano Transizione 4.0 recentemente approvato dalla Corte dei Conti) che il credito d’imposta per ricerca e sviluppo o gli incentivi per beni immateriali.

«Sono complessivamente 1100 le applicazioni di tecnologie 4.0 nelle aziende manifatturiere censite dall’Osservatorio e di queste ben il 46% rispondono a bisogni enfatizzati dalle imposizioni di lockdown – spiega Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Industria 4.0 -. L’emergenza segnerà profondamente le imprese italiane, circa il 40% stima una perdita di fatturato di oltre il 20% rispetto al budget, ma gli investimenti in digitale sono stati lo strumento per reagire all’emergenza sanitaria e secondo la grande maggioranza delle industrie questa esperienza alla fine si rivelerà un acceleratore della trasformazione 4.0».

Guardando al futuro è poi interessante sottolineare che in generale, le tecnologie digitali permetteranno di potenziare le capacità di monitoraggio, controllo e presa di decisioni nei sistemi produttivi e logistici, e i principi del Cyber Physical System (CPS), paradigma secondo cui le tradizionali macchine si evolvono per comunicare, raccogliere, elaborare dati e agire da “ponte” tra realtà fisica e virtuale. Sia attraverso modelli digitali per la simulazione del mondo fisico (tra cui il Digital Twin, “gemello digitale” che replica in virtuale ciò che succede nel mondo reale), che attraverso algoritmi di analisi, come tecnologie di Advanced HMI.

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