Mobile experience e CRM

Creare app di successo: tra ingaggio e retention, come garantire una user experience di qualità

Le app sono un business da 41,1 miliardi di dollari. Peccato che un consumatore su 4, una volta scaricata una app, la usi solo una volta. Avere una buona idea non basta: lo sviluppo deve garantire un’esperienza gratificante, veloce e massimamente funzionale

Pubblicato il 12 Dic 2016

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Creare app di successo è un business da 41,1 MLD di dollari, di cui 9 generati dal mercato europeo (Fonte: App Annie 2016). Da qui al 2020 gli analisti parlano di un raddoppio anche perché da smartphone e da tablet la base utenti continua a crescere, e, di conseguenza, cresce anche la competizione tra gli sviluppatori.

Per avere un’idea del fenomeno, basta vedere gli ultimi dati di giugno 2016: le app su Google Play erano 2.200.000, sull’Apple App Store erano 2.000.000, sul Windows Store 690.000, sull’Amazon Appstore 600.000 e sul BlackBerry World 234.500 (Fonte: Statista 2016).

A generare business concorrono molti fattori: ad esempio se è vero che Google Play registra il 100% in più di download dell’App Store è vero anche che Apple dalle app guadagna il 90% in più perché, come fanno notare gli analisti, gli utenti Android tendono a scaricare app gratuite.

App retention: se mi lasci non vale

Secondo l’ultimo report del social network Haamble in Italia, nel 2016, il mercato delle app costituirà il 2,5% del Pil italiano ed entro il 2018 sarà la principale fonte di guadagno per i business digitali. Gli italiani hanno in media 30 app installate sullo smartphone, ma ne utilizzano 5 ogni giorno e 13 nel corso del mese (Fonte: Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano). Rilasciare applicazioni di qualità diventa quanto mai fondamentale per il successo di una strategia finalizzata a un Customer Relationship Management evoluto.

Per misurare il successo di una applicazione gli esperti si focalizzano sulla user experience e, in particolare su due elementi diversi e concomitanti: il primo è l’ingaggio e il secondo è la app retention.

Secondo una ricerca di Localytics un consumatore su quattro, una volta che ha scaricato una app, la usa una volta sola. Il motivo? Non funzionava bene o non funzionava affatto… Solo il 16% del panel ha fatto uso della app scaricata più di due volte perché funzionante. Insomma, malgrado realizzare app sia un business, c’è poca attenzione al risultato del servizio se è vero che più di 6 utenti su 10 hanno dichiarato di aver avuto problemi.

Ma quanto mi usi? Il fenomeno dell’Appand down 

Le app sono un tasello del CRM oltre che del business: aiutano le aziende a rafforzare la relazione con i consumatori e a capirli meglio in base alla misurazione delle interazioni e dei feed back diretti o indiretti. Questa branca del software, infatti, non è appartiene soltanto alle aziende che sviluppano giochi e contenuti multimediali, ma anche altri settori come banche, spettacoli, eventi, compagnie aeree, provider telefonici, siti web, negozi, canali televisivi o squadre sportive.

Secondo un sondaggio condotto da Compuware, su oltre mille persone tra Usa, Uk, Francia, Germania, India e Giappone, l’85% degli utenti smartphone preferisce scaricare una app dedicata che utilizzare un sito mobile. Oltre la metà dei consumatori ritiene che una app sia più conveniente (55%), ma anche più veloce (48%) e più facile da navigare (40%).

Un altro elemento che consente di capire il successo di una app è quante volte sia stata utilizzate negli ultimi 30 giorni. L’effetto down, ovviamente, sta a significare che qualcosa non va nel verso giusto.

Le ricerche più aggiornate dicono che il 12% delle app è stata eliminata dall’utente dopo il secondo tentativo di utilizzo. Su 500 applicazioni analizzate dai ricercatori di AppFlyer su 20 milioni di dispositivi Android e iOs tra settembre e ottobre, 3 applicazioni su 10 è stata disinstallata. Il tasso più alto di disinstallazioni? Con il 33% è Android rispetto al 16% del mondo iOs. Una delle spiegazioni data dagli esperti di questa disaffezione al sistema di Google è la capacità di storage più ridotta della maggior parte dei dispositivi Android che impatta sulle performance applicative. A confermare la cosa un dato statistico: nei Paesi emergenti, dove gli smartphone entry-level a bassa capacità di memoria dominano il mercato, si registrano i tassi più alti di disinstallazione.

Con il Seo di poi (e tanto testing prima)

Da questi dati risulta chiaro come per i programmatori (o i committenti) realizzare una app comporti tempo, denaro ed energie che vanno finalizzate meglio. Come creare una app di successo, che piaccia e venga utilizzata da un gran numero di persone? Ci vuole abilità di programmazione ma anche una notevole capacità di marketing per fare in modo che gli store diano una valutazione talmente alta da indicizzare una app in testa alle classifiche, con una valutazione a 5 stelle.

C’è tutta una scienza dietro a una strategia commerciale che vive on line. Lo sapevate, ad esempio, che Apple da settembre 2016 ha limitato a 50 il numero di caratteri che può avere il nome di una app? O che le app che hanno una keyword nel titolo hanno il 10,3% di probabilità in più di indicizzarsi rispetto alle app che non ce l’hanno? E, sempre pensando al SEO, che è molto meglio essere tra i primi 5 risultati su parole chiave intermedie che ritrovarsi nelle top 100 delle parole chiave principali? (Fonte: dotcominfoway)

Per riuscire a realizzare app di successo, scaricate, condivise, consigliate dal passaparola e non solo da un abile Seo bisogna sempre e comunque pensare a delle app che servano e che funzionino molto bene. Per far questo, prima del rilascio è necessario testare tutte le modalità di interazione e verificare che tutto funzioni con velocità ed efficienza su qualsiasi piattaforma e da qualunque tipo di dispositivo, il che non è banale.

Non basta, infatti, immaginare una buona alberatura delle funzionalità e una distribuzione delle call to action strategica. Mettere in produzione una app di successo significa verificarne la qualità attraverso una serie di test. Ecco sette punti di attenzione per evitare di mettere a prova la pazienza dell’utente e favorire la app retention:

1) Testing multidispositivo e multipiattaforma

La progettazione di una app deve assolutamente prevedere una fase accurata di test prima del rilascio. Questo per evitare il rischio che si blocchi in continuazione, si avvii lentamente o debba essere continuamente riavviata, impattando sulla user experience e quindi sulla brand awareness. È importante verificare che a ogni click corrisponda la giusta funzione ma anche che l’applicazione non sfrutti troppe risorse del dispositivo per evitare che gli utenti, siano costretti alla disinstallazione. Anche se c’è ancora poca cultura in merito, sono proprio i test più accurati a evitare cattive recensioni e passaparola negativi, contribuendo alla qualità e quindi il successo di una app. Non a caso, in Italia il 58% delle aziende ha una figura o addirittura un’area preposta al controllo qualità del software.

2) Login e registrazione semplificati

Per consentire il download utilizzare un login mediante social network permette agli utenti di bypassare lunghi e complessi form di registrazione. Non tutti, però, gradiscono dover condividere contenuti o cliccare mi piace ad una pagina di Facebook per poter accedere alle funzioni dell’applicazione. È sempre bene quindi offrire un’alternativa: non tutti gli sviluppatori però lo fanno, perchè tramite l’iscrizione via social network possono ottenere facilmente un gran numero di informazioni personali sugli utenti. Certo è che una procedura di registrazione troppo lunga e complessa scoraggia dall’iniziare ad usare l’applicazione ben il 68% dei mobile user.

3) Attenzione alla Privacy

Alcune app richiedono permessi come l’accesso alla rubrica o alle foto del telefono, senza alcuna motivazione legata al proprio funzionamento. Se l’utente ha la sensazione che lo sviluppatore stia violando la propria privacy, cancellerà immediatamente l’app senza pensarci due volte. 

4) Advertising ma con cautela

La pubblicità è necessaria per chi vuole realizzare app gratuite, tuttavia occorre saperla implementare nell’app senza infastidire gli utenti. I messaggi pubblicitari a schermo intero sono percepiti molto negativamente soprattutto se bisogna guardarli per un certo numero di secondi prima di poterli saltare e accedere alle funzioni dell’applicazione. Per contro una pubblicità ben costruita, non invasiva e che non consumi troppe risorse del cellulare/tablet non è quasi mai un problema. Può essere d’aiuto considerare la percentuale di Ctr (click trough rates) di un’app: quante persone effettivamente cliccano sul messaggio pubblicitario dopo averlo visualizzato? 

5) User experience, anzi interaction design

Non si pretende che un buon sviluppatore di app abbia anche eccellenti doti di grafica: tuttavia bisogna garantitre uno standard minimo in termini di layout e funzionalità. Anche in questo caso l’ottimizzazione della user interface passa attraverso dati ottenuti dagli utenti: quali font sono più leggibili? Le icone sono comprensibili? I colori risultano gradevoli? 

6) Non sottovalutare (e non sopravvalutare) le notifiche

Secondo gli esperti di Localytics le notifiche push possono incrementare l’ingaggio anche dell’88% ma, checchè se ne dica, il 50% degli app user pensa che siano noiose a prescindere. Anche se lo sviluppatore ha reso la loro disattivazione il più facile possibile, moltissime persone non hanno voglia di navigare fra le varie schermate del menu per trovare come eliminarle. Una buona prassi è rendere le notifiche utili per l’utente e testare a chi/quando è meglio mandare una notifica e riguardo a cosa.

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