BIG DATA MANAGEMENT

Con le Business Analytics si fa Enterprise 3.0. Anche in Italia

Non c’è Business Intelligence senza data management e non c’è enterprise 3.0 senza social analytics. La sfida oggi è imparare a gestire le informazioni destrutturate che passano dai social network e da un mondo sensorizzato, che consente di intercettare bisogni ed emozioni, grazie a sistemi di analisi sempre più precisi e puntuali

02 Mar 2015

Laura Zanotti

Quello che sta facendo la differenza nella Business intelligence come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, è un passaggio epocale in cui oltre alle informazioni strutturate, stiamo imparando a gestire quelle destrutturate che vengono dai social media e da tutto un mondo sempre più sensorizzato e comunicante, al momento chiamato Internet of Things.

Big data management, infatti, significa gestire flussi di informazioni crescenti, che arrivano da una combinazione di quattro elementi fondamentali: IoT, Mobile, App e social network. Per la governance significa ampliare la portata delle vision, imparare a guardare le filiere da cui si generano i flussi dei Big Data, identificando gli attori e i vettori di queste informazioni. Perché farlo? Perché sono le informazioni che aiutano aziende e organizzazioni a capire come organizzare il lavoro, supportando meglio cittadini, clienti, consumatori, attraverso una comprensione che permette di migliorare i servizi, preservare la sicurezza, vendere di più e meglio, sviluppare meglio il business a livello strategico e operativo.

Il presupposto di partenza? Che l’esperienza delle persone oggi passa dalla Rete attraverso i social network e che la navigazione on line è sempre più smart… phone. Enterprise 3.0 e digital experience, dunque, rappresentano un nuovo capitolo del Business (e della Business intelligence). Il problema è che non è facile estrarre valore dai dati, soprattutto se destrutturati, senza dotarsi di strumenti in grado di analizzarli in tempo reale. Ci sono settori strategici come, ad esempio la sanità, che grazie a questo tipo di risorse diventa sempre più efficiente perché sempre più intelligente. La governance non può non tenere conto di questa evoluzione.

Perché sono le analisi a fare la differenza

L’attenzione crescente al tema delle Analytics nell’ambito della Business Intelligence nasce dalla volontà di ricavare informazioni e conoscenza utilizzabili nei processi decisionali, mediante logiche di estrazione flessibili, metodologie di analisi e modelli matematici di predizione e ottimizzazione.

“Il mercato Big Data Analytics in Italia si conferma, anche quest’anno, in forte espansione con un trend di crescita del +25% – ha spiegato Carlo Vercellis, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence – tale dinamica, tuttavia, appare trainata più dall’entusiasmo e dalle opportunità suscitati dai Big Data Analytics, che da un maturo utilizzo delle tecnologie, a conferma della fase di hype e di aspettativa che caratterizza questo trend fin dalla sua comparsa. La crescita di questo mercato, sia in Italia che a livello internazionale, è sostenuta dalla disponibilità di tecnologie di storage a basso costo, dalla crescente mole di dati generati dal web e dalla diffusione di un numero sempre maggiore di dispositivi mobile che permettono di utilizzare app, fare pagamenti e interagire con dispositivi intelligenti. Nel 2014 si stima vi siano 1,85 miliardi di smartphone al mondo, un numero destinato a crescere fino a 2,89 miliardi nel 20171. In un minuto sul web vengono inviate 208 milioni di email, lanciati 277 mila tweet, condotte 4 milioni di ricerche su Google, svolti 695 mila aggiornamenti di stato su Facebook; si stima, inoltre, che nel 2020 saranno 26 miliardi i dispositivi connessi a internet ad abilitare il mercato dell’Internet of Things”.

In Italia non si parla ancora di un approccio strategico al Big Data Management. Secondo i dati degli Osservatori del Politecnico, nel nostro Paese c’è ancora un utilizzo incentrato sui dati interni aziendali, che rappresentano l’84% del totale dei dati utilizzati, a differenza del resto delle nazioni europee dove questa quota scende al 70% a favore dei dati esterni.

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Ieri Business Intelligence. Oggi e domani Big Data Analytics

In linea con lo scenario internazionale, gli analisti del Politecnico raccontano come anche in Italia, a fronte di una sempre maggiore quantità di dati a disposizione delle organizzazioni, il volume complessivo dei dati utilizzato dai sistemi di BDA &BI prosegue il trend di crescita (+23% rispetto al 2013). Eppure gli esperti indicano come il 90% dei dati presenti nell’universo digitale sia di natura destrutturata. Così, a fronte di una gestione più pragmatica e funzionale legata alle informazioni di supporto alla BI, aziende e organizzazioni iniziano a gestire anche il volume dei dati semi-strutturati e destrutturati. Gli studi indicano che nel 2014 c’è stata una crescita (+31%) della gestione dei dati destrutturati rispetto al 2013 rispetto a quelli strutturati (+21%). Le opportunità, dunque, sono molteplici, se si pensa che ancora meno del 50% dei dati disponibili nei sistemi aziendali vengono effettivamente utilizzati nelle applicazioni di Big Data Analytics.

“Tra i i dati prevalentemente utilizzati nei sistemi BDA & BI – prosegue Vercellis – vi sono le tabelle, i record, le documentazioni di office automation nel 95% dei casi, dati XML e standard simili nel 41%, e-mail e file di testo nel 24%, dati correlati a eventi come messaggi real-time nel 17%. Meno utilizzati, invece, risultano i dati geografici (19%), log web e clickstream (14%), dati di telecomunicazione quali traffico voce (12%), social media data (12%), dati generati da sensori (10%) e dati audio, video o immagini (8%)”.

L’Enterprise 3.0 passa dalla digital experience

L’85% delle informazioni che circolano oggi in rete è prodotto dall’uomo e compreso dall’uomo: parliamo di documenti, video, audio, immagini, testi, email, mobile, ricerche on line e social media. La nostra vita è sempre più digitale e di fatto non si può parlare di Enterprise 3.0 senza parlare di digital experience. Tra gli strumenti analitici che stanno affermandosi nelle aziende pubbliche e private, la sentiment analysis ha un ruolo crescente. Ad esempio nel caso delle elezioni politiche o dei giochi sportivi, ma anche nelle campagne di marketing associate al lancio di nuovi prodotti o, ancora, nel caso di eventi e manifestazioni.

La semantica dei nostri comportamenti, infatti, oggi più che mai passa dall’informatica. Per chi si occupa di gestione dei dati il momento è cruciale. La questione è che questo tipo di dati sono condivisi dall’Ict con il marketing, con la produzione, con la forza vendita… Tutta l’organizzazione, e quindi tutto il business, ruotano attorno all’intelligence dei sistemi che, attraverso le business analytics riescono ad estrarre informazioni non solo a consuntivo, ma anche a preventivo.

Questo permette proattività e, nel caso dell’enterprise 3.0, anticipazione. Come? Stabilendo obiettivi di percorso in cui si integrano dati strutturati e non strutturati nelle piattaforme aziendali. Dati destrutturati che fanno parte di una digital experience in cui le nostre azioni si traducono in una pluralità di azioni registrate in rete e che permette al management di disporre di informazioni in modo diverso, più approfondito ma anche più strategico.

L’evoluzione tecnologica porterà alla Business Discovery in cui le tecnologie aiuteranno le aziende a rispondere a domande imprevedibili, libere e non strutturate. L’importante, ricordano gli esperti, è depurare i dati dal rumore bianco e garantire livelli elevati di attendibilità delle informazioni.

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