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Ricerche

Con la digitalizzazione si possono risparmiare 200 miliardi di euro all’anno in Italia

Digitalizzazione di documenti, archivi, in PA (pubblica amministrazione) e aziende, è la chiave per lo sviluppo. La stima dell’Osservatorio Fatturazione e Dematerializzazione del Politecnico di Milano. Una cifra impressionante che parte dai 45 miliardi di documenti di business dematerializzabili. Ma bisogna lavorare molto per fare “cultura” ed evidenziare i tangibili benefici.

24 Mag 2012

Vincenzo Zaglio

Un modo “semplice” per risparmiare 200 miliardi di euro in Italia? Digitalizzare processi e documenti, nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni.

La stima è dell’Osservatorio Fatturazione e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano.

Una cifra impressionante che la dice lunga sulla quantità di risparmi che si possono fare a livello di sistema Italia con la digitalizzazione.

Cos’è la digitalizzazione?

Ma come sono stati calcolati questi 200 miliardi? Intanto intendiamoci su cosa si intende per digitalizzazione. “Nelle nostre analisi – spiega il responsabile scientifico dell’Osservatorio Alessandro Perego – la digitalizzazione non è solo il tema della dematerializzazione della carta. Per noi digitalizzare vuol dire ridisegnare i processi aziendali e soprattutto quelli interaziendali alla luce delle opportunità della tecnologia, cercando di fare leva sullo scambio di informazioni in formato strutturato ed elaborabile”.

Alessandro Perego

Politecnico di Milano

Le analisi dell’Osservatorio (sia con studi e osservazioni per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, sia ricerche e workshop per la digitalizzazione nelle pmi) hanno riguardato i documenti di business che possono essere dematerializzati nei processi aziendali, stimati in 45 miliardi in Italia, pari a circa 600 miliardi di fogli. Questa è la carta in circolazione in Italia in un anno a livello business.

Per dare un’idea, la dematerializzazione di tutta questa carta eviterebbe l’abbattimento di quasi 24 milioni di alberi, riducendo le emissioni di CO2 di oltre 4 milioni di tonnellate.

Partendo da questi dati e usando lo strumento di misura di complessità del processo sviluppato dall’Osservatorio (che tiene conto di variabili quali il numero di interazioni, l’inaccuratezza media, la complessità del documento, il numero di attori coinvolti) si arriva ai 200 miliardi di euro.

Che possono essere suddivisi in 40 miliardi ascrivibili alla Pubblica Amministrazione (20 interni e 20 nei processi di interazione con le imprese) e 160 miliardi alle imprese (interni e nelle relazioni con clienti e fornitori).

Si tratta di stime – contestualizza Perego – . Ma anche volendo tagliare del 50% o anche oltre, si tratta di numeri impressionanti”.

Recupero di produttività

Questi benefici sono essenzialmente legati a un recupero di produttività del personale che potrebbe generare un enorme bacino di “capacità” per migliorare l’efficacia dei processi a parità di risorse operative. In altre parole, si potrebbero liberare la creatività e la capacità di innovazione che, invece, sono oggi imbrigliate nell’esecuzione di attività a scarso (per non dire nullo) valore aggiunto.

Secondo le stime dell’Osservatorio, ci sono quasi 10 miliardi di ore uomo l‘anno in Italia convertibili in attività a maggior valore.

Diffusione della digitalizzazione in Italia

Ma è possibile arrivare a questo grado di digitalizzazione? Qual è l’attuale grado di diffusione?

E’ possibili digitalizzare quasi tutto – prosegue Perego -. Il quadro normativo italiano dice con chiarezza che praticamente qualsiasi documento di business può essere dematerializzato. Le eccezioni sono veramente pochissime”.

E in effetti cresce il numero di imprese che hanno intrapreso in Italia un percorso di digitalizzazione del ciclo Ordine-Pagamento. Complessivamente si stima che oltre 60mila aziende hanno scambiato in formato elettronico tramite EDI, extranet o portali B2B (280 in Italia) una parte dei documenti del ciclo dell’ordine o hanno fatto la conservazione sostitutiva delle fatture.

Fra le grandi aziende il 50% è “digitalizzata” nel senso di cui sopra, percentuale che scende a meno dell’1% nel caso delle microimprese.

In ogni caso la sommatoria di tutti questo documenti digitalizzati rappresenta solo il 2% dei 45 miliardi potenzialmente da dematerializzare: un’inezia.

“L’Osservatorio è giunto ormai alla sua sesta edizione . continua Perego – ma il fenomeno è ancora all’inizio se si guardano i dati. Vedendo la cosa in positivo ci sono molte opportunità, ma occorre lavorare molto soprattutto a livello culturale perché il processo di adozione acceleri in modo significativo”.

Tre spinte propulsive alla digitalizzazione

In questo senso, gli analisti della School of Management identificano 3 spinte propulsive:

  • 1) l’azione degli aggregatori (in particolare grandi imprese, iniziative di filiera, professionisti e pubblica amministrazione che possono trainare le PMI);
  • 2) la semplificazione normativa (recepimento della Direttiva 45/2010, nuove regole tecniche sulle firme, armonizzazione a livello europeo)
  • 3) il commitment.

Bisogna crederci, è necessario trasferire commitment sia internamente che esternamente e fornire strumenti operativi che spiegano concretamente i benefici della fatturazione elettronica.

Un esempio è fornito dal Quaderno del Fare, una pubblicazione elettronica gratuita realizzata dall’Osservatorio che propone evidenze empiriche, considerazioni pratiche, riflessioni di carattere giuridico-normativo per indurre a “fare” fatturazione elettronica.

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