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Con il progetto Remiam la tecnologia entra nei musei per far parlare le opere con il pubblico

Finanziata dalla Regione Campania, l’iniziativa sfrutta multimedialità, intelligenza artificiale e tecnologie di prossimità per consentire ai musei di far vivere ai visitatori un’esperienza emozionale. Ci spiega come uno dei protagonisti del progetto, Mario Byron Coppola di NetCom Group

17 Mag 2022

Fabrizio Pincelli

Sotto il criptico nome Remiam si nasconde un progetto ambizioso che intende fornire un nuovo concept di museo, ovvero di un’entità capace di raccontarsi mediante tecnologie che sappiano far parlare le opere ai visitatori. Remiam è infatti l’acronimo di REte Musei Intelligenti ad Avanzata Multimedialità, iniziativa che ha proprio l’obiettivo di abbandonare la consueta fruizione delle opere di chi visita un museo, lasciando il posto a un’esperienza culturale, intellettuale ed emozionale, capace di accontentare gusti ed esigenze diverse.

Un progetto ad alta tecnologia

Il progetto è stato finanziato dalla Regione Campania e rientra all’interno di una serie di iniziative per il consolidamento e lo sviluppo dei distretti ad alta tecnologia. Capofila del progetto è stato Databenc (Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali), uno dei 7 distretti regionali dell’innovazione. Avviato nel 2020 e concluso nel giugno del 2021, Remiam ha visto il coinvolgimento dell’Università degli studi di Napoli Federico II, dell’Università degli studi di Salerno e dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa, assieme a diverse aziende che sono inserite appunto nel distretto.

Tra queste aziende troviamo anche NetCom Group. «Il nostro supporto all’interno del progetto – ha affermato Mario Byron Coppola, Product Manager della Direzione Tecnica di NetCom – è consistito sostanzialmente nello sviluppo di una piattaforma multicanale che consentisse di erogare una serie di servizi alle istituzioni culturali, tecnologie che abbiamo applicato in diversi contesti. Tecnicamente è una piattaforma multitenant, una sorta di un contenitore unico, vetrina per tutte le istituzioni culturali che aderiscono al progetto, le quali però operano su piattaforme completamente autonome e all’interno delle quali possono utilizzare i servizi che mettiamo a disposizione».

Contenuti tradizionali e intelligenza artificiale

Il cuore della piattaforma sono ovviamente i contenuti. «E siccome nulla si può valorizzare se non lo si conosce bene – ha puntualizzato Mario Byron Coppola – le prime attività del progetto hanno riguardato la catalogazione di oggetti e opere d’arte presenti all’interno delle istituzioni culturali, utilizzando strumenti basati su standard nazionali e internazionali».

Una volta catalogate, attraverso la piattaforma messa a punto da NetCom, le opere possono essere arricchite di contenuti multimediali tradizionali come foto, video, testi e così via. Tutte queste informazioni, riunite all’interno di schede specifiche per singola opera, possono essere a loro volta completate con altri contenuti utili ad alimentare tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, per abilitare il riconoscimento delle immagini.

Le opere d’arte catalogate possono poi essere suddivise in collezioni e percorsi, in modo da fornire all’ente culturale che le gestisce l’opportunità di far fruire tali opere secondo uno schema specifico e consentire al visitatore di creare in automatico delle collezioni o dei percorsi affini ai propri interessi.

La piattaforma genera anche dei cataloghi virtuali sfogliabili e, se autorizzato dall’ente, anche scaricabili. Gli stessi contenuti caricati all’interno della piattaforma vanno infine ad alimentare un’audioguida multimediale avanzata per dispositivi mobile, indifferentemente smartphone o tablet, che viene data ai gestori degli spazi culturali, i quali la possono mettere a disposizione dei visitatori.

Tecnologia di prossimità e reti neurali

«La guida multimediale – ha aggiunto Mario Byron Coppola – è la parte tecnologicamente più interessante di Remiam, perché va a lavorare in spazi indoor, quindi all’interno dei musei, e stimola un’interazione con le opere d’arte al visitatore, utilizzando principalmente due metodi, tecnologia di prossimità e reti neurali.
Più in dettaglio, il primo metodo sfrutta la tecnologia di prossimità attraverso algoritmi che funzionano con beacon, ovvero dispositivi Bluetooth installati nei pressi dell’opera d’arte. In questo caso, è l’opera d’arte che si propone al visitatore emettendo un segnale che viene intercettato dal dispositivo mobile.
Il secondo metodo, alternativo alla prossimità, consiste nell’impiego di algoritmi di riconoscimento. In pratica, inserendo particolari video all’interno della scheda relativa all’opera, grazie all’impiego di reti neurali, si addestra il sistema che è così in grado di riconoscere l’opera d’arte semplicemente inquadrandola con la fotocamera del dispositivo mobile. Queste sono le modalità con cui offriamo il servizio di audioguida multimediale avanzata ai gestori dei musei o di qualsiasi altra struttura che propone un’esposizione di opere d’arte».

Opere in mostra, ma anche musei sotto controllo

In sostanza, all’interno di Remiam NetCom Group propone un servizio che permette di catalogare le opere, dar vita a percorsi e collezioni, creare cataloghi multimediali, sfogliabili e scaricabili, e anche fornire un supporto tecnologico alla visita attraverso un’audioguida. A tutto questo si va ad aggiungere un altro elemento, la sensoristica Iot (Internet of Things), che è sempre gestita dalla piattaforma, unico strumento di amministrazione utilizzato dal gestore.
«Abbiamo sviluppato delle centraline di controllo basate su sistemi Iot – ha sottolineato Mario Byron Coppola –, una sensoristica che svolge sia una funzione ambientale sia di riconoscimento delle presenze per tracciare l’umidità, la temperatura, il rumore e la luce, cioè tutti quei fattori che, in un contesto museale, devono essere tenuti sempre sotto controllo. Le centraline poste all’interno del museo inviano in real time alla piattaforma una serie di dati che possono far gestire al meglio l’ambiente dove si trovano le opere generando un allarme, per esempio, se c’è un numero di presenze troppo elevato in una stanza, se ci sono zone troppo illuminate per le opere d’arte o se è presente un’umidità eccessiva».

NetCom Group consente anche di utilizzare altri sensori che tracciano il flusso antropico all’interno delle sale. Individuando in maniera anonima i dispositivi che i visitatori hanno con sé, il sistema riesce a tenere traccia del percorso che tali visitatori fanno all’interno del museo, dando modo di individuare quali opere sono più visitate e aiutando a capire perché altre lo sono meno.

In modo analogo, l’audio guida multimediale è in grado di tracciare tutte le interazioni dell’utente. Questo permette di capire qual è la platea (verificando per esempio qual è la lingua più richiesta), se sono stati prodotti audio troppo lunghi o se tutte le immagini sono state viste. In pratica, è possibile avere diverse informazioni per migliorare l’erogazione dei contenuti. Tutti questi dati vengono poi riportati su delle dashboard sempre all’interno della piattaforma in uso al gestore.

Da precisare che tutti i contenuti vengono inseriti all’interno della piattaforma associandoli a tipologie di profilo. Questo, per esempio, permette di prevedere un audio diverso per un utente esperto o per un bambino.

Verso il Museo 4.0

L’obiettivo del progetto Remiam è perseguire un approccio multidisciplinare, che miri a disegnare un nuovo modello di spazio museale, dove arte, tecnologia, modelli di interazione e tecniche di comunicazione innovativi possano supportare il processo di trasformazione dei musei tradizionali nella direzione di Musei 4.0. L’intento è quello di abbattere idealmente le porte dei musei, amplificare il messaggio culturale, costruire dialoghi con il resto del mondo sfruttando le potenzialità delle moderne tecnologie.

«In tal senso – ha concluso Mario Byron Coppola – intendiamo arrivare a consentire di scaricare l’applicazione dagli app store in modo che ogni utente possa avere una sua applicazione sul proprio dispositivo mobile. Tecnologicamente la cosa è già possibile, bisogna però sistemare ancora alcuni aspetti burocratici».

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