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Scenari

Come gestire al meglio la "cross-funzionalità" della trasformazione digitale

Sette manager di imprese di primo piano – Barilla, Trenitalia, Coop Italia, Qurami, Airbnb, Gnammo e Satispay – si confrontano sui diversi approcci adottati nelle rispettive aziende per cogliere tutto il meglio della digital transformation, riducendo al minimo attriti organizzativi e criticità tecnologiche

06 Nov 2015

Annalisa Casali

Come affrontare al meglio le sfide che la digitalizzazione dei processi aziendali impone? Quali sono i vantaggi più tangibili della digital transformation? Dell’impatto di questo nuovo approccio si è parlato a corollario della presentazione di un’indagine commissionata sul tema da CA Technologies a Freeform Dynamics. La tavola rotonda ha visto coinvolti sette manager dei settori più disparati, dalla GDO al food, dalla finanza ai servizi. Ciascuno con le sue competenze, ciascuno con la sua ricetta per la “giusta digitalizzazione”, quella che non crea terremoti in azienda.

Alberto Maldino, Responsabile Group Digital & Business Technology Italy di BarillaL’impatto strutturale e metologico: Barilla

«La digital trasformation è cross funzionale per definizione – esordisce Alberto Maldino, Responsabile Group Digital & Business Technology Italy di Barilla –. La sua pervasività è uno degli elementi fondamentali e noi la viviamo sotto due punti di vista. Il primo è quello strutturale, perché la digital transformation cambia il layout degli uffici e noi dell’area IT siamo, oggi, fisicamente più vicini alle linee di business rispetto al passato. Il secondo è quello metodologico, perché da tempo abbiamo avviato un progetto, Digital Academy, che prevede la creazione di team misti, con personale IT e non, che espongono le proprie problematiche impegnandosi a risolverle al massimo entro 3 mesi, in un’ottica di agilità estrema».

Il banco di prova è stata l’iniziativa CucinaBarilla, che abbina l’utilizzo di un forno a microonde intelligente con alcuni kit di ingredienti già mixati per preparare in pochissimo tempo torte, risotti, pane, pizze, focacce e vari tipi di pasta. «L’esperimento si è rivelato particolarmente efficace – chiarisce Maldino –, tanto che ci ha permesso di ridurre notevolmente le sovrastrutture sia dell’IT che dell’organizzazione in generale».

Danilo Gismondi, CIO di TrenitaliaTeam interdivisionali per creare nuovi servizi: Trenitalia

«Anche noi abbiamo puntato molto sulla cross funzionalità – gli fa eco Danilo Gismondi, CIO di Trenitalia –. Siamo partiti cinque anni fa con l’idea di attribuire alle linee di business la responsabilità finale dei progetti IT. In seguito abbiamo introdotto un nuovo modo di vedere il reparto ICT che, di fatto, è divenuto un vero e proprio fornitore di servizi e tecnologie per tutte le linee di business».

«A questa fase è seguita quella in cui l’area IT è passata dall’essere un fornitore al divenire un vero e proprio partner delle LoB, per poi abbracciare in via definitiva l’approccio cross funzionale. Quest’ultimo prevede l’utilizzo di metodologie di sviluppo congiunto come DevOps all’interno di team di persone che si occupano dei diversi aspetti in azienda, non necessariamente IT». Il team interdivisionale in un’azienda per tradizione ‘divisionalizzata’ come Trenitalia è ora una prassi consolidata. «Oggi facciamo attività di trasporto di persone e merci – puntualizza Gismondi – ma in futuro il nostro business sarà sempre più orientato verso i servizi perché, magari, il treno si potrà noleggiare, come dimostra l’alleanza con Enjoy».

Gabriele Tubertini, CIO di Coop ItaliaGarantire la tracciabilità: Coop Italia

«La nostra – esordisce Gabriele Tubertini, CIO di Coop Italia – è una galassia di circa 150 cooperative territoriali. Ecco spiegato perché siamo, per nostra natura, cross territoriali. Tuttavia, è stato il progetto Supermercato del Futuro, implementato all’interno dell’area espositiva di Expo 2015, unito alla nostra iniziativa Storedigital, ad aver spinto tutte le cooperative a dotarsi di nuovi strumenti di interazione seamless (a prescindere dal dispositivo – ndr) tra retailer, produttori e consumatori». Questi ultimi, infatti, sono sempre più consapevoli ed esigenti rispetto all’origine e alla tracciabilità lungo la filiera produttiva di quel che mettono nel carrello.

La dotazione di questi nuovi strumenti digitali come scanner e sensori ha permesso, quindi, alla centrale di acquisto e marketing delle cooperative di consumo di mettere a disposizione dei clienti tutta una serie di informazioni sul luogo, l’azienda di produzione, l’impronta ecologica, i principi nutritivi o le modalità di conservazione di un bene finora impensabili. Si tratta di informazioni preziose, difficilmente reperibili in un supermercato tradizionale ma che, sempre più spesso, influiscono in modo determinante sulle decisioni d’acquisto.

Il digitale a servizio del time saving: Qurami

C’è chi, invece, il digitale ce l’ha nel DNA perché è proprio sulle tecnologie di questo tipo che fonda le proprie fortune. Come Qurami, App che permette di fare virtualmente le file all’ingresso di un museo, così come allo sportello Anagrafe di un Comune o alla biglietteria di una stazione ferroviaria.

È sufficiente scaricare sul proprio smartphone il numero corrispondente e presentarsi all’ufficio con tutta calma. «Il digitale ci ha permesso di creare un nuovo mercato, quello del time saving – chiarisce Roberto Macina, CEO di Qurami –. Dai due contratti chiusi nel 2012 siamo passati, quest’anno, a oltre 60 e ora puntiamo ad allargarci anche ai servizi più frivoli, come la prenotazione dello slot dal parrucchiere. Il tempo è denaro, lo sappiamo, e nessuno al giorno d’oggi ha voglia di perderlo stando in fila».

L’importanza della community: Airbnb

Matteo Stiffanelli, Country Manager di Airbnb ItaliaUn’altra realtà che nel digitale ha creduto ciecamente è Airbnb, il network che mette in contatto viaggiatori e persone disposte a ospitarli (host) in oltre 190 Paesi, offrendo soluzioni che vanno dalla stanza singola, alla villa, dal castello all’igloo. Con l’idea di raddoppiare le prenotazioni effettuate tramite la piattaforma proprietaria (arrivando a 80 milioni di contratti) entro la fine del prossimo anno, va da sé che la digital trasformation gioca un ruolo di primo piano.

I social network in primis, «ma anche tutto il mondo smartphone e tablet, ovvero il Mobile, che sta dando un forte impulso alla nostra crescita», chiarisce Matteo Stiffanelli, Country Manager di Airbnb Italia. «Siamo un’azienda giovane e molto aperta alla rivoluzione digitale – prosegue –. I nostri clienti usano Internet per vedere le recensioni pubblicate da altri viaggiatori sui nostri host, decidere le mete e, al ritorno, lasciare la propria opinione sull’esperienza vissuta».

La società ha notato che gli host che utilizzano la versione App dell’applicazione sono quelli che lavorano meglio e ricevono le migliori recensioni e questo è piuttosto indicativo dell’importanza che le tecnologie Mobile e il web hanno per Airbnb. «La maggiore sfida per un’azienda che cresce come noi – conclude – è di mantenere una cultura aziendale rivolta all’innovazione e, soprattutto, una mentalità da startupper. Cosa significa questo? Vuol dire snellire i processi interni sfruttando le tecnologie digitali e continuare ad ascoltare i clienti. Fra qualche mese, ad esempio, organizzeremo una convention con 6.000 host per cercare di avere da loro consigli e suggerimenti su come migliorare la nostra piattaforma tecnologica e, in generale, il nostro servizio».

Nuovi modelli di convivialità: Gnammo

Gian Luca Ranno, Co-fondatore e CEO di GNAMMOGnammo è una piattaforma italiana di home restaurant nata nel 2012, in pratica un servizio che permette a tutte le persone di creare eventi culinari a casa propria. Cosa possa esserci di digitale in questo tipo di offerta non è banale: Gnammo deve il suo successo a una community fortemente radicata, con oltre 3.500 cuochi attivi nelle più grandi città.

«Abbiamo sin da subito fatto nostri i principi della sharing economy e dell’economia digitale – tiene a precisare il Co-fondatore e CEO Gian Luca Ranno – siamo già nell’era dell’economia post industriale, che si caratterizza per i nuovi modelli economici che propone e nei quali il digitale e le tecnologie Mobile svolgono un ruolo centrale».

Il concetto su cui si fonda il progetto Gnammo è, sempre a detta di Ranno, la ‘circolarità’: dei soggetti coinvolti, che sono al contempo consumatori e fornitori (prosumer) del servizio, ma anche di tutti gli altri processi che si fondano sul digitale, dalla creazione alla promozione dell’evento, per arrivare fino al feedback e ai commenti lasciati dai partecipanti sui social network».

Niente più contante e carte di credito: Satispay

Satispay è una startup italiana creata nel 2013 ma operativa solo da quest’anno, che propone un nuovo circuito di pagamento, interamente digitale e svincolato dai tradizionali flussi delle carte di credito. L’app Satispay, scaricabile da un qualsiasi smartphone a sistema operativo iOS, Android e Windows, permette di pagare acquisti, ricariche e servizi, o anche trasferire denaro, semplicemente selezionando il destinatario dalla rubrica dei contatti del dispositivo.

La tecnologia gioca un ruolo fondamentale nel successo dell’azienda. La totale apertura del sistema unita all’intuitività dell’App hanno già permesso a molti cittadini di città come Milano, Roma, Firenze, Como e Cuneo di sperimentare il nuovo sistema di pagamento.

«Il nostro progetto – sottolinea Alberto Dalmasso, CEO e Co-fondatore della societànasce con l’obiettivo di arrivare, entro qualche anno, a poter pagare tutto con il cellulare, in totale sicurezza e con commissioni nulle o ridotte al minimo».

Come ci riusciranno? Le tecnologie Mobile sono oggetto di investimenti in ricerca e sviluppo stratosferici e fra qualche anno non si sa cosa saremo capaci di fare con una connessione senza filo e uno smartphone. «Per noi è naturale operare in ottica di innovazione digitale continua – tiene a precisare Dalmasso –. Siamo una startup fortemente imperniata sulle tecnologie Mobile e digital e sui servizi. Ecco perché dobbiamo sempre essere attenti a tutto quel che succede nel mondo, infatti «guardiamo con attenzione all’universo dei dispositivi wearable e agli smartwatch – conclude –, ovviamente senza trascurare l’aspetto fondamentale della sicurezza, quindi legando le operazioni di pagamento all’utilizzo di un codice o alle impronte digitali».

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