Cultura As a Service

Cloud transformation in Italia: i servizi piacciono ma mancano ancora le competenze

L’Osservatorio TWT rivela come in Italia l’interesse per il cloud sia davvero alto, rispetto al passato. Tra chi non lo usa, oltre la metà del campione (53%) intende adottarlo in futuro.

Pubblicato il 13 Ott 2021

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Cloud transformation in Italia? Ciò che manca sono le competenze. Tra le imprese di medie e grandi dimensioni, operanti in vari settori, meno di 1 azienda su 10 ha una conoscenza alta dei servizi, delle soluzioni e delle tecnologie cloud mentre tutte le altre hanno una conoscenza media (45%) o bassa (47%). Le organizzazioni non sono ancora pronte alla cultura del cambiamento gestionale dell’IT e faticano a rinunciare a macchine, sistemi e applicazioni di proprietà. Così le aziende non colgono appieno i vantaggi e le logiche sottese alla digitalizzazione delle infrastrutture, virtualizzate nel cloud e gestite da un provider attraverso servizi pay per use.

Stratificato per presenza territoriale, settori di attività e dimensioni il campione intervistato da Eumetra, in collaborazione con l’Osservatorio TWT 2021, aiuta a fare il punto sullo stato dell’arte dei servizi in cloud dal punto di vista delle organizzazioni, prima e dopo la pandemia. Rispetto al passato, il dato (forse il più interessante) è quello che spiega come 7 aziende su 10 (69%) oggi abbiano un’opinione positiva in merito alla sicurezza del cloud.

Cloud transformation: mancano ancora le competenze interne

In ogni caso, spostare applicazioni e infrastrutture sulla nuvola oggi piace e interessa a tutte le imprese.  Il 41% delle aziende italiane utilizza i servizi in cloud: di questa percentuale, lo spaccato dei ricercatori mostra come il 24% faccia uso dei modelli As a Service già da tempo mentre un 17% abbia iniziato ad usarli solo a partire dall’ultimo anno. La pandemia non ha cambiato i modelli di approvvigionamento: per sviluppare i servizi in cloud, 8 aziende su 10 (79%) utilizzavano fornitori esterni già da tempo e solo un 5% del campione ha trovato nuovi fornitori esterni. L’analisi evidenzia come manchino ancora le competenze interne: solo l’1,5% delle imprese intervistate si avvale di un IT interno per gestire la cloud transformation in autonomia.

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Crescono gli investimenti su varie tipologie di servizio

Oltre la metà del campione (52%) non usa il cloud ma esprime la volontà di adottarlo in futuro. Per più di 5 aziende su 10 (51%) gli investimenti nei modelli di servizio pay per use sono destinati a incrementatare. I ricercatori hanno esplorato sia la tipologia dei servizi adottati che i livelli di maturità relativi. Le applicazioni più diffuse? Le prime tre della lista vedono per 1 azienda su 3 i sistemi per la tutela della privacy (33%) seguiti dai sistemi di backup (28%) mentre oltre 2 imprese su 10 (21%) hanno scelto di migrare in cloud i sistemi a supporto dei progetti IoT.

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Ancora in frenata la digitalizzazione documentale: quasi 2 aziende su 10 (18%) per la condivisione e la produzione di documenti utilizza i sistemi in cloud, con un 58% che conosce la tecnologia per sentito dire e un 23% che non la conosce affatto.

In che modo supportare centinaia di lavoratori da casa

Durante lo scatenarsi della pandemia, le aziende hanno dovuto potenziare rapidamente le infrastrutture, abilitando l’accesso a sistemi e applicazioni per i lavoratori in smart working. Tra le innovazioni introdotte, al primo posto le imprese hanno messo le piattaforme di collaboration per chattare, parlare e videochiamare (71%), seguite da innovazioni finalizzate al miglioramento delle connessioni fisse e mobili (56%). Pochissime le aziende che si sono concentrate sul rafforzamento della dotazione informatica (19%), o sul cambiamento delle modalità di condivisione dei documenti (10%).

Luci e ombre sullo smart working

I ricercatori evidenziano come prima della pandemia la diffusione dello smart working in Italia si attestava al 7% mentre nel 2021 la percentuale è salita al 15%. Quello che hanno rilevato gli analisti è che le pratiche innovative introdotte dallo smart working hanno avuto un impatto che il 55% del campione ha vissuto in modo negativo (con una percentuale che nelle grandi aziende arriva al 61%). In pratica solo l’11% delle organizzazioni dà un giudizio molto positivo sullo smart working. Su questo fronte, la ricerca aiuta a focalizzare il nervo scoperto delle aziende, ovvero la gestione dei dati: tra le soluzioni che il campione riterrebbe utili a incentivare lo smart working, infatti, 1 azienda su 3 (31%) ha segnalato una migliore condivisione dei dati, mentre il 27% del panel ha indicato sistemi più efficaci di controllo dei dati.

Cloud trasformation: avanti tutta

Tirando le somme, il quadro che emerge presuppone un’accelerazione sulla cloud transformation delle aziende italiane che, per superare i vincoli dei sistemi legacy e dotarsi di infrastrutture più agili e scalabili, sono pronte ad abbracciare il cloud in ogni sua forma. La verità è che le organizzazioni convivono da tempo con ecosistemi infrastrutturali ibridi: on premise, off premise e in cloud. Rispetto ai modelli distributivi, oggi esiste una gran commistione di tecnologie, soluzioni e servizi. È arrivato il momento di razionalizzare e modernizzare. Dalla digital transformation alla cloud transformation, l’evolutiva dell’hardware, del software e dei sistemi di rete non solo porta all’abbandono progressivo di soluzioni obsolete, linguaggi di programmazione diversificati e protocolli di comunicazione eterogenei. Il cloud abilita nuovi livelli di integrazione e standardizzazione che garantiscono una resilienza a prova di futuro, liberando le aziende dagli oneri di gestione, sicurezza, manutenzione e smaltimento delle macchine. In questo senso lavorare in partnership con dei cloud provider certificati e di fiducia aiuta le aziende a semplificare la complessità e centrare più rapidamente tutti gli obiettivi di business.

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