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Studi e ricerche

Big Data, un’opportunità per il mondo healthcare

In USA per il 63% dei dirigenti sanitari una corretta gestione dei dati aiuterà a monitorare e gestire più efficacemente la salute della popolazione, e per il 60% supporterà la capacità di fornire cure preventive. I risultati di uno studio EMC-MeriTalk

28 Mar 2014

Redazione

Nel mondo sanitario i Big Data stanno dando vita a una vera e propria rivoluzione. Ad alimentare il cambiamento in atto soprattutto due ambiti tecnologici in pieno decollo: mHealth – ovvero l’utilizzo dei device mobile e wireless per migliorare i servizi e la ricerca sanitaria – e Machine-to-Machine (M2M), cioè le soluzioni utilizzate per raccogliere, monitorare e memorizzare i dati sanitari, senza l’intervento umano.

A darne evidenza i risultati delle studio “The Big Data Cure”, un report commissionato da EMC a MeriTalk, un’associazione americana focalizzata sul miglioramento dei risultati dell’e-government, che si basa su un sondaggio online realizzato nel mese di gennaio 2014 su 150 dirigenti federali degli Stati Uniti d’America, focalizzati su sanità e ricerca sanitaria.

Per ben il 63% dei dirigenti sanitari intervistati i Big Data aiuteranno a monitorare e gestire più efficacemente la salute della popolazione, e il 60% ritiene che aumenteranno la capacità di fornire cure preventive. Ma anche gli obiettivi futuri saranno legati ad un corretto utilizzo dell’enorme mole di dati proodotta nell’ambito sanitario: infatti ben il 59% degli intervistati riconosce l’importanza in tal senso dei Big Data.

Ad essere coinvolte in questo fenomeno anche le agenzie federali intervistate. In particolare, il 35% di esse dichiara di utilizzare i Big Data per migliorare la cura dei pazienti, il 31% per ridurre i costi di assistenza, il 28% per migliorare i risultati ottenuti e il 22% per aumentare le diagnosi precoci. È anche vero che però ancora meno di una su cinque è pronta a lavorare con le tecnologie abilitanti per i Big Data; pochi hanno investito in sistemi IT/soluzioni per ottimizzare il data processing (34%), preparato il personale IT a gestire e analizzare i dati (29%) o ha sensibilizzato il management rispetto a queste tematiche (29%).

Esiste però una sfida da affrontare: la protezione dei dati dei pazienti. Nonostante questo, nove intervistati su dieci giudicano positivamente l’impatto che queste tecnologie avranno nel settore healthcare.

«I dati emersi da questo studio negli USA, Paese da sempre in grado di anticipare le nuove tendenze tecnologiche rispetto al resto del mondo, fanno riflettere sul futuro che l’utilizzo di tecnologie per la gestione dei Big Data in ambito sanitario potrebbe avere anche in Italia. Nel nostro Paese, il tema dell’efficienza nel campo della Sanità è cruciale, ma non solo. Sono convinto che l’implementazione di iniziative legate ai Big Data in ambito Healthcare potrebbe aiutare significativamente le Aziende ospedaliere e gli Istituti di Ricerca ad intervenire efficacemente nello studio e nella cura di patologie croniche, con l’obiettivo di migliorare la qualità del servizio sanitario nazionale apportando notevoli e concreti benefici ai cittadini», dichiara in un comunicato Marco Fanizzi, Amministratore Delegato e Direttore Generale di EMC Italia.

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