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Ricerche

BCG: l’Industry 4.0 è un'opportunità di crescita per l'Italia

Uno studio di Boston Consulting Group analizza l’impatto positivo degli investimenti in tecnologie e processi innovativi per il manifatturiero. Il nostro Paese è in eccellente posizione, ma manca un piano del Governo

20 Lug 2015

Alessandro Longo

In Italia ci sono le condizioni ideali per spingere la crescita economica grazie all’Industry 4.0: all’automazione e digitale diffusi nei cicli produttivi. La previsione offerta al nostro sito da Boston Consulting Group (Bcg), arriva in un momento in cui il tema Industry 4.0 è al centro di analisi e ricerche.

Lo stesso Bcg ne ha pubblicata una che studia il caso della Germania. Qui si aspetta un salto di produttività del 5-8 per cento, pari a 90-150 miliardi di euro in dieci anni, e 390 mila posti di lavoro in più.

La Germania investirà 250 miliardi di euro nelle tecnologie e nei processi dell’Industry 4.0. Anche se la transizione ci metterà 20 anni per completarsi, nei prossimi 5-10 si consolideranno le principali innovazioni. Si capirà presto, quindi, quali Paesi saranno i vincitori e quali i perdenti in questa partita, secondo Bcg.

E l’Italia potrebbe fare parte dei primi. Secondo gli esperti, la Germania va di pari passo con gli Usa, in materia, e potrebbe essere un paese leader su scala mondiale. L’Italia non è in testa, ma è in eccellente posizione per dare alla sua economia la spinta di cui, da anni, mostra di aver bisogno.

La robotica italiana è sempre stata considerata un’eccellenza e proprio l’analisi di Bcg sottolinea come nel nostro Paese vi siano le condizioni ideali per puntare a una maggiore automazione del ciclo produttivo. La robotica è una delle nove colonne dell’industry 4.0, secondo Bgc (per l’esattezza, i “robot autonomi”). Le altre sono Cloud, big data&analytics, realtà aumentata (per fornire informazioni in tempo reale ai lavoratori o fare training virtuale su dispositivi indossabili), stampa 3D, cybersecurity, internet of things, integrazione orizzontale e verticale dei sistemi (dei diversi dipartimenti aziendali e degli attori della catena del valore), simulazioni 3D di prodotti, materiali e processi produttivi.

Anche la recente ricerca “Smart Manufacturing” degli Osservatori del Politecnico di Milano denota che in Italia c’è fermento in questo ambito.

Le imprese italiane hanno iniziato a investire nelle tecnologie dell’Industry 4.0, ma l’adozione è rallentata per l’assenza di un programma nazionale coordinato. Manca insomma un piano governativo che definisca strategie, roadmap e criteri di unificazione attorno a cui sviluppare l’industria del futuro. Ci sono invece in Germania, Stati Uniti e, più di recente, nel Regno Unito. Una lacuna grave, per l’Italia, seconda industria manifatturiera d’Europa. La nostra leadership nella manifattura è al tempo stesso da difendere e da valorizzare.

Ne deriva che l’Industry 4.0 ha due facce, per il nostro Paese: ha una promessa e una minaccia. La promessa di crescita economica, se sapremo sfruttarne le innovazioni per valorizzare le nostre eccellenze e la nostra potenza produttiva. Ma anche la minaccia di farci perdere (ancora) posizioni nella classifica dei Paesi industrializzati, se gli altri Paesi saranno più bravi di noi a sviluppare i propri comparti produttivi grazie all’Industry 4.0.

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