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App modernization: come rendere software e infrastruttura al passo con le esigenze del business

L’esigenza di far evolvere applicazioni on premise ormai troppo costose da manutenere o difficili da aggiornare può trasformarsi nell’opportunità di garantire maggiore agilità e resilienza alle operation. L’approccio di Alterna, company di Altea Federation

Pubblicato il 30 Giu 2023

App Modernization

L’App modernization è un processo che consiste nell’aggiornamento e trasformazione di applicazioni già presenti in azienda per renderle più efficienti, scalabili e sicure. L’obiettivo è migliorare l’esperienza utente e l’efficienza operativa, ridurre i costi e rendere le applicazioni future proof, letteralmente “a prova di futuro”, adeguandole quindi alle esigenze di business più attuali.

Come nasce l’esigenza di modernizzare

L’App modernization è un “passaggio obbligato” quando in azienda sono presenti applicazioni legacy (letteralmente, un “retaggio” del passato) create con tecnologie o metodologie obsolete. Soluzioni per cui non è più previsto il supporto tecnico da parte del produttore, per esempio, oppure oggetto di personalizzazioni rilevanti e per questo non più in grado di recepire gli aggiornamenti. Software, quindi, che non soddisfano più le esigenze di copertura funzionale, scalabilità, User Experience e sicurezza, ma da cui le aziende fanno fatica a “separarsi” perché magari deputati a gestire dati e processi critici, oppure perché in passato sono stati oggetto di investimenti consistenti e risultano, quindi, difficilmente sostituibili.

Liberarsi dei debiti tecnologici

«I sistemi informativi – sottolinea Fabio Paracchini, Head of Innovation di Altea Federation – devono essere in grado di seguire, anzi anticipare le esigenze del business. Questo è possibile solo a condizione di non avere un debito tecnologico». Cosa significa questo? «Se un software è basato su tecnologie obsolete, se è difficile reperire le skill necessarie per manutenerlo e aggiornarlo, o se è necessaria un’infrastruttura costosa per tenerlo in funzione, il processo di innovazione finisce inevitabilmente per diventare più lento e costoso. Accanto a questo aspetto ce n’è uno altrettanto importante legato alla sicurezza, perché le piattaforme più datate sono, spesso, anche quelle più vulnerabili».

I vantaggi per la C-suite basata su Microsoft Power Platform

I benefici della modernizzazione delle applicazioni sono trasversali e distribuiti in modo uniforme tra i C-level:

  • CEO (Chief Executive Officer): aumento della resilienza del business, dell’efficienza e dell’agilità operativa, incremento della produttività delle risorse.
  • CIO (Chief Information Officer): supporto alla Digital Transformation, semplificazione della gestione dell’IT, riduzione dei costi e dell’obsolescenza tecnologica, User Experience migliorata – con la possibilità di accedere a dati e applicazioni in mobilità e nel Cloud.
  • CISO (Chief Information Security Officer): riduzione dei rischi di sicurezza e garanzia della compliance normativa (es. Privacy).
  • CMO (Chief Marketing Officer): riduzione della velocità di risposta alle richieste del mercato e Customer Experience potenziata.
  • CFO (Chief Financial Officer): maggior chiarezza rispetto alla composizione dei costi IT – aggiornamento della piattaforma, dell’infrastruttura e delle funzionalità, licenze… In casi specifici, trasformazione delle spese in conto capitale (CapEx) in spese operative (OpEx).
  • CHRO (Chief Human Resources Officer): supporto efficace alla creazione di una base di conoscenza condivisa (Knowledge Management) sui processi e i flussi di lavoro.

App modernization: le strategie

Il ventaglio delle strategie attuabili per modernizzare un’applicazione è ampio:

  1. Rehost (o Lift and Shift): l’azienda decide di spostare le applicazioni o l’infrastruttura sul Cloud, per acquisire vantaggi legati a scalabilità, controllo dei costi e maggior sicurezza.
  2. Refactor (o Repackaging): migrazione delle funzionalità di un applicativo altamente personalizzato oppure obsoleto – che risulta quindi difficile da utilizzare – su una piattaforma standardizzata e moderna, generalmente in Cloud. Attuando minimi interventi sul codice, è possibile sfruttare i benefici della piattaforma selezionata.
  3. Replatform: cambio della piattaforma di sviluppo applicativo, che permette di ridurre il debito tecnologico accumulato nel tempo e trasferire le applicazioni legacy in ambienti più scalabili e sicuri.
  4. Rearchitect (o Redesign): estensione delle funzionalità e minimi interventi sul codice, per ottimizzare l’architettura e beneficiare della scalabilità e dell’agilità tipiche degli ambienti Cloud nativi.
  5. Rewrite (o Rebuild): riscrittura del codice o riprogettazione di una soluzione ormai troppo datata per renderla Cloud-ready.
  6. Replace: sostituzione di un’applicazione tradizionale con un servizio SaaS (Sofware-as-a-Service), che rende disponibili “pronte all’uso” diverse attività prima eseguite attraverso processi e flussi di lavoro personalizzati.

«I casi d’uso – spiega Paracchini – cambiano in relazione all’evoluzione che si vuole far seguire alla piattaforma. Dalla più semplice, in cui ci si limita a superare alcuni vincoli funzionali dell’applicazione, alla più complessa, per cui si decide di spostare tutti i workload in un ambiente più moderno, standardizzato e protetto. Come Alterna siamo in grado di aiutare le aziende a capire qual è la modalità di volta in volta più adatta, in base ai risultati che vogliono ottenere in termini di efficienza operativa e ROI atteso».

L’approccio di Alterna alla modernizzazione delle applicazioni

Alterna ha creato al proprio interno un gruppo dedicato all’App modernization. «Ci siamo assicurati l’accesso alle migliori competenze – tiene a puntualizzare Mattia Faltracco, Circle Leader di Alterna – e siamo in grado di garantire che le persone focalizzate su questa attività siano sempre aggiornate, per tenere il passo con le evoluzioni del mercato. Cosa non scontata, visto che in altre realtà la modernizzazione degli applicativi è in carico a chi si occupa di ERP o a figure con competenze di sviluppo generiche».

Nel Gruppo non c’è la pretesa di occuparsi di tutto. «Siamo un Microsoft shop, quindi ci rivolgiamo sia ai clienti Microsoft, sia a quelli che ancora non lo sono ma si sono resi conto di poter trovare dentro Azure una miriade di servizi pronti all’uso.

Sulla base della nostra esperienza, abbiamo selezionato alcuni cluster di esigenze specifiche, quelli che coprono la maggior richiesta del mercato, e su quelli siamo certi di garantire ai nostri clienti il massimo valore e il ROI più rapido».

Il primo è quello che riguarda la piattaforma di collaborazione Microsoft SharePoint. Altea supporta la migrazione dalle installazioni on premise a Sharepoint online, sostituendo le personalizzazioni che in azienda si sono stratificate nel tempo con soluzioni standard basate su Microsoft Power Platform o i servizi Cloud Azure.

Il secondo gruppo di bisogni è quello dell’Azure-as-a-Platform, che consiste nell’estendere le coperture funzionali dei sistemi ERP e CRM con tutti i servizi del Cloud pubblico Microsoft.

Infine, il terzo filone è legato alla Power Platform e al termine del supporto della piattaforma on premise. «Le aziende – conclude Paracchini – in questo caso partono da un’esigenza indotta, ma possono approfittare dell’occasione dell’aggiornamento per garantirsi dei vantaggi aggiuntivi. Ad esempio, possono razionalizzare i processi di sviluppo ed estendere le coperture funzionali nella Power Platform oppure arrivare a spostare tutto nei servizi Cloud Azure per ottenere scalabilità e performance migliori».

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