Reportage

Al Forum PA tutte le vie e i nodi della trasformazione digitale

Sul palco dell’evento romano, la ministra Madia, il Direttore Generale dell’AgiD Samaritani, gli esperti del Politecnico di Milano e molti altri protagonisti hanno analizzato successi e ostacoli del faticoso percorso verso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana. Ecco il quadro, dalla Fatturazione Elettronica all’Identità digitale, dal Fascicolo sanitario ai pagamenti

01 Giu 2015

Alessandro Longo

Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Forum PALa strategia è chiarissima. Chiarissime anche le idee su quali siano ostacoli alla sua realizzazione. Adesso resta il passo più difficile: l’execution. Cioè passare dalla strategia alla rivoluzione digitale effettiva. Anche su questo punto ci sono idee, ma nessuna garanzia di successo.

È la lezione che ci si può portare a casa dopo aver partecipato al Forum PA, ai suoi convegni e workshop, dal 26 al 28 giugno. In sintesi, andiamo a scoprire le carte di una grande incognita: se per fare l’Italia digitale basteranno le buone intenzioni di tutti coloro che, al Governo, si sono messi d’impegno per spingere nella direzione giusta. La sola percorribile perché l’Italia possa recuperare dalla crisi economica e rilanciare l’occupazione– come ha detto la ministra Marianna Madia (che ha ricevuto dal premier la delega a portare avanti questo dossier), allo stesso Forum PA.

Anche questa dichiarazione politica è una buona notizia e rivela che sia gli obiettivi sia la strategia sono chiari nella testa del Governo. La materia prima sono tre provvedimenti importanti, ricordati più volte durante il Forum: i piani Crescita Digitale, Banda Ultra Larga (che ora sono al vaglio di Bruxelles, per i fondi 2014-2020), la riforma della PA che, ha annunciato Madia, sarà pronta per l’autunno e avrà il cuore nel digitale. Perché solo così sarà possibile trasformare l’Italia: non limitandosi a digitalizzare la PA- ha detto- ma facendo una rivoluzione profonda che, grazie al digitale, rimetta la pubblica amministrazione al servizio dei cittadini.

Nell’evento di apertura del Forum, culminato dal dialogo tra Madia e l’omologo francese, il ministro Thierry Mandon, ’“è emerso che sono tre le leve per raggiungere l’obiettivo di un’amministrazione più efficace e più vicina ai cittadini: la revisione della stessa architettura dello Stato eliminando enti inutili e rami secchi; la digitalizzazione dei processi che devono però essere completamente ripensati per non informatizzare l’esistente; la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori pubblici che va costruita sulla trasparenza, secondo i principi dell’open government”, dice Carlo Mochi Sismondi, direttore generale del Forum.

Una filosofia di trasformazione radicale, quindi, e non di facciata. Peccato che tutto questo si scontri con gli ostacoli, emersi al Forum Pa, alla trasformazione digitale. In particolare, oltre che nei vari convegni verticali del Forum, i problemi sono stati messi sul tavolo all’evento principale del secondo giorno, caratterizzato dal primo intervento pubblico di Antonio Samaritani, il nuovo direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid). È emerso che il digitale in Italia soffre ancora di una governance frammentata, dato che non sono cambiate le norme alla base della realizzazione dei vari capitoli dell’Agenda digitale: si tratta sempre di mettere d’accordo numerosi decisori, ministeri, enti locali. Con Agid che non ha quasi mai un ruolo esecutivo diretto (rara eccezione, Spid, cioè l’identità digitale), dato che c’è sempre da attendere un decreto di un ministero e/o l’adesione da parte degli enti locali.

Tra coloro che hanno puntato il dito sui ritardi causati da questa governance frammentata ci sono stati Elio Catania (Confindustria Digitale) e Bruno Bossio (PD). Samaritani ha preso atto della cosa e ha riconosciuto che “la strategia è pronta- con il Crescita digitale- e ora quello che manca è l’execution”. La sua ricetta, che intende adottare, è seguire il modello della Fatturazione elettronica: valorizzando le competenze di tutti; facendo collaborare le diverse parti a un progetto comune, convincendole che la trasformazione va a vantaggio di tutti.

Ma come si può perseguire l’idea della trasformazione radicale che non guarda in faccia all’esistente- come promette Madia- e allo stesso tempo il dover mettere d’accordo tutti? Per uscire da questa contraddizione, bisogna sperare che le resistenze siano minoritarie e schiacciate da un commitment politico più forte di quanto ci sia stato finora.

Tant’è: sono questi gli strumenti che abbiamo. Almeno per ora. La riforma della PA potrebbe dare ulteriore forza a questo disegno politico. Vedremo: intanto, val la pena passare in rapida rassegna i capitoli dell’Agenda digitale, nello stato dell’arte che è apparso al Forum Pa.

Fatturazione elettronica, un esempio virtuoso da estendere

EVENTO - 2 NOVEMBRE 09:30
Cambiare la Pa per cambiare il paese
PA

Paolo Catti, Responsabile della ricerca dell'Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di MilanoÈ il modello da seguire, si diceva. Al convegno “La Fatturazione Elettronica verso la PA: un nuovo passo verso la Digitalizzazione” , nel corso del Forum PA, si è spiegato che “non rappresenta solo uno strumento per creare efficienza nella Pubblica Amministrazione italiane, ma permette di introdurre finalmente nel Sistema Paese un consapevolezza sulla gestione dei flussi digitali”, ha detto Paolo Catti, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano. “Digitalizzare non significa solo dematerializzare la carta, ma creare un nuovo modo di lavorare grazie alle tecnologie digitali. Per questa ragione ora è opportuno non fermarsi alla sola Fatturazione, ma estendersi all’intero processo logistico-commerciale e amministrativo-finanziario che va dalla creazione dell’Ordine alla chiusura del ciclo dei pagamenti e delle riconciliazioni”.

È questo il nodo: il passaggio alla fattura elettronica obbligatoria verso la PA è sì un modello di successo, ma è un modello incompleto, dato che quasi tutti i Comuni stampano l’Xml e lo gestiscono nel modo tradizionale. Solo se l’e-fattura sarà integrata del tutto nei sistemi, sarà possibile ottenere il beneficio economico di 1 miliardo di euro l’anno per la PA italiana, secondo il Politecnico.

Identità digitale pronta al via

È il solo progetto particolare citato da Madia, che annuncia un avvio entro l’anno. Forse già in estate, però- dice Samaritani-, sarà completata la fase di accreditamento degli identity provider e quindi verso settembre consegnate le prime identità digitali agli italiani. Il Politecnico ha avuto da Agid il compito di lavorare a un modello di business per gli identity provider.

Fascicolo sanitario elettronico

Da un convegno dedicato, è emerso che l’Italia mancherà la scadenza di legge del 30 giugno, quando tutte le Regioni dovrebbero avere un Fascicolo sanitario elettronico. Le Regioni attendono un decreto attuativo del ministero della Salute che dica loro gli standard e le regole da seguire per il Fascicolo. Secondo il ministero però le Regioni potrebbero andare già avanti con le linee guide fornite da Agid. Di fatto hanno già un Fascicolo solo la Provincia di Trento, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana. Samaritani intende sbloccare la situazione dialogando con le Regioni ritardatarie e facendo loro adottare le “best practice” altrui.

Italia Login

Al Forum PA, il consulente di Madia Paolo Barberis ha spiegato che Italia Login sarà un ecosistema in grado di accentrare, per il cittadino, l’accesso (via Spid) e l’interazione con tutti i servizi della PA (fino al pagamento). Avrà un’interfaccia su Italia.it (anche mobile web) e seguirà Html 5.0. Non ci sono tempistiche dichiarate.

Smart Cities

Quasi un Comune italiano su due (tra quelli con oltre 40 mila abitanti) ha avviato negli ultimi tre anni uno o più progetti smart city e tre su quattro intende farlo nel 2015.

Le barriere- a quanto risulta da una ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano illustrata al Forum PA- sono economiche (costi elevati, difficoltà nella comprensione dei benefici, limitata capacità di spesa della PA), organizzative (change management e difficile coinvolgimento dei cittadini) e tecnologiche. L’occasione per la svolta però dallo smart metering: entro il 2018 infatti almeno il 60 per cento dei contatori gas presenti nelle nostre case sarà sostituito per essere connesso.

Pagamenti mobili della PA

Solo una o due città hanno raggiunto quota 20 per cento dei biglietti di corsa semplice pagati con cellulare. Per la sosta, solo in pochi casi si è arrivati al 10 per cento. Bisogna aumentare il numero di città che offrono 0questi servizi, che pure devono diventare più facili da usare, secondo quanto riferito al Forum PA dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano.

“Ipotizziamo che nel 2017 tutti i capoluoghi di provincia adottino il mobile payment del trasporto pubblico locale e della sosta; che una città su 10 offra car sharing e che tutte le PA locali permettano di pagare multe, tasse scolastiche, tasse dei rifiuti con il cellulare. Anche se restassimo con gli attuali tassi di utilizzo, potremmo raggiungere quasi 50 milioni di transazioni mobili, per 350 milioni di euro”, ha detto Filippo Renga, del Politecnico di Milano.

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