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Osservatori

Supply Chain Finance: 10 modi per finanziare il capitale circolante

Le soluzioni tradizionali e digitali di gestione del Working Capital – dall’anticipo fattura al reverse factoring, al Vendor Managed Inventory – offrono efficienza, riduzione di fabbisogni e rischi e miglior accesso al credito a ogni azienda della filiera, anche se PMI. L’analisi dell’Osservatorio Supply Chain Finance (Politecnico di Milano)

23 Mag 2014

redazione

La crisi economica degli ultimi anni ha provocato in Italia drammatici impatti sull’erogazione di credito, e sui tempi di pagamento, aumentando fortemente l’attenzione sulla gestione del capitale circolante non solo nelle singole aziende, ma anche nelle Supply Chain. Per questo all’argomento la School of Management del Politecnico di Milano ha dedicato un apposito Osservatorio Supply Chain Finance.

Per Supply Chain Finance, spiega l’Osservatorio, si intendono  i servizi e soluzioni che un’impresa può usare per finanziare il proprio Capitale Circolante, facendo leva non solo sulle sue specifiche caratteristiche (economiche, finanziarie, di business), ma anche sul ruolo che essa appunto ricopre entro la filiera (Supply Chain) in cui opera.

«La Supply Chain Finance può aprire nuove opportunità per tutti gli attori coinvolti – spiega Alessandro Perego, Co-Responsabile scientifico dell’Osservatorio Supply Chain Finance -. Le Banche possono assumere un ruolo cruciale nel rilancio economico del Paese, diventando veri e propri partner di filiera. I fornitori di soluzioni di B2b Integration possono estendere la propria sfera di competenza anche alle leve finanziarie. Le associazioni di imprese possono diventarne promotori, permettendo anche alle PMI di conseguire benefici altrimenti inaccessibili. E le imprese leader di filiera hanno l’opportunità di creare valore per le loro supply chain di riferimento».

Se infatti la singola PMI non ha mezzi e opportunità di innovare da sola, l’impresa capofiliera può lanciare insieme al sistema finanziario progetti estesi a un ampio numero di soggetti di tutte le dimensioni, abilitando benefici significativi e diffusi, aggiunge Stefano Ronchi, Co-Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. «Questo richiede però di superare le logiche di sfruttamento opportunistico del potere contrattuale, a favore di approcci di collaborazione di lungo periodo che garantiscano appunto benefici per tutti i protagonisti. Per arrivarci però è necessario poter valutare la situazione finanziaria dell’intera filiera, con strumenti che permettano di identificare i punti di forza e debolezza».

I benefici del Supply Chain Finance sono di diverso tipo: finanziari (riduzione di scorte e crediti commerciali, e quindi del capitale circolante operativo netto), economici, strategici (riduzione del rischio di fallimento di attori critici e/o strategici virtuosi ma finanziariamente deboli), di efficienza nei processi sia lungo la filiera, sia nei rapporti con gli attori finanziari (per l’alta informatizzazione spesso indispensabile per applicare gli strumenti di Supply Chain Finance), e di sviluppo di opportunità di business per chi opera nel settore finanziario, per la migliore gestione del rischio connesso ai crediti erogati.

Nel suo primo report, l’Osservatorio ha classificato tre categorie di soluzioni di Supply Chain Finance: quelle “tradizionali” di finanziamento del capitale circolante, quelle “innovative”, e quelle di collaborazione tra partner di filiera. Le tecnologie ICT sono spesso un fattore abilitante, perché consentono di gestire grandi moli di informazioni, spesso in tempo reale. La digitalizzazione dei processi di business, interni e di supporto alle relazioni, permette di erogare con più efficienza modelli tradizionali di finanziamento e abilita forme di accesso al credito innovative.

Soluzioni tradizionali di finanziamento del capitale circolante

La gran parte delle soluzioni tradizionali di finanziamento è disponibile da anni, ma spesso poco diffusa. Nate per offrire alla singola impresa strumenti per accedere al capitale di breve periodo, tramite l’approccio del Supply Chain Finance possono favorire la sostenibilità dell’intera filiera. I tre strumenti più rappresentativi sono:

Anticipo Fattura: un fornitore presenta a un istituto finanziario una fattura emessa non matura, perché ne converta una parte in liquidità. Strumento tra i più diffusi, è difficile da ottenere e piuttosto costoso.

Factoring: un fornitore stipula un contratto con un istituto finanziario per farsi anticipare una serie di fatture. L’istituto può assumersi o meno il rischio del mancato pagamento in cambio dell’anticipo di una parte o dell’intero valore nominale del credito.

Reverse Factoring: il cliente stipula un accordo quadro con una società di factoring, facendo anticipare presso i propri fornitori fatture approvate, e aumentando allo stesso tempo i propri tempi di pagamento. I fornitori possono quindi anticipare le fatture a un costo del debito mediato tra il loro e quello del cliente.

Soluzioni innovative di finanziamento del capitale circolante

Questi quattro modelli sono ancora poco presenti sul mercato italiano, ma molto diffusi nel mondo anglosassone. Richiedono generalmente un alto grado di digitalizzazione.

Dynamic Discounting: attraverso una piattaforma IT, il cliente propone al fornitore un pagamento anticipato in cambio di uno sconto sul valore nominale della fattura proporzionale ai giorni di anticipo.

Reverse Factoring Evoluto: sfrutta la fatturazione elettronica e le piattaforme Cloud per anticipare le fatture in modo flessibile, riducendo rischi e costi dell’operazione grazie a una maggior condivisione di informazioni tra imprese coinvolte e istituto finanziario.

Camera di Compensazione: evoluzione ed estensione del Reverse Factoring, con cui un attore terzo (tipicamente un istituto finanziario) sfrutta la visibilità su uno o più rami di una filiera per raccogliere informazioni sulle transazioni commerciali di un insieme di imprese e permettere il finanziamento dei flussi finanziari di cui è garante.

Anticipo Fattura Extrabancario: modello alternativo di anticipo fattura in cui un fornitore richiede un anticipo su una fattura emessa e approvata. L’anticipo è fornito da una terza parte (imprese, banche, PA, privati) con disponibilità di capitali. Nelle applicazioni di tale modello, le fatture vengono caricate su una piattaforma Cloud (un “marketplace” di fatture commerciali) per una vera e propria asta tra gli acquirenti.

Soluzioni di collaborazione tra partner di filiera

Le soluzioni di gestione collaborativa delle supply chain prevedono modelli esistenti da anni, che possono essere riletti in prospettiva finanziaria. Alcune richiedono un alto livello di digitalizzazione dei processi, mentre altre più tradizionali sono oggi reinterpretabili ricorrendo alle tecnologie digitali. Tra i modelli più rappresentativi di questa classe ci sono:

Vendor Managed Inventory (VMI): un fornitore monitora il livello di scorte dei propri prodotti presso uno o più clienti per definire autonomamente, secondo vincoli contrattuali predefiniti, i volumi con cui rifornirne i magazzini. Consente al fornitore di ridurre le proprie scorte del 25-30% e quindi il capitale circolante operativo netto di circa il 18-22%, ridurre il rischio di stock-out presso i clienti e limitare gli acquisti speculativi.

Consignment Stock: il fornitore mette a disposizione del cliente la propria merce presso i magazzini di quest’ultimo, mantenendone la proprietà finché non viene prelevata. Riduce i costi di trasporto e aumenta i ricavi grazie alla riduzione delle mancate vendite.

Collaborative Planning, Forecasting and Replenishment (CPFR): cliente e fornitore pianificano insieme su un orizzonte di medio/lungo termine per evitare previsioni inaccurate e rifornimenti indipendenti, attraverso piattaforme tecnologiche avanzate. Così si riducono gli errori di previsione e il capitale circolante operativo netto entro la filiera, e quindi il fabbisogno di liquidità.

Nel corso della sua attività poi l’Osservatorio Supply Chain FInance del Politecnico di Milano ha anche censito i fornitori e le soluzioni di SCF in Italia, ha approfondito i difetti dei tradizionali metodi di rating, e ha dimensionato il mercato potenziale per le soluzioni Supply Chain FInance in Italia: il monte crediti commerciali complessivo di tutte le imprese italiane a fine 2014 era di oltre 570 miliardi di euro, di cui come spiega in dettaglio questo articolo solo il 26% coperto da soluzioni di SCF tradizionali (Factoring e anticipo fattura) e addirittura solo l’1% da soluzioni SCF innovative.

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