Guide e how-to

Supply Chain Finance: che cosa è e come finanziare il capitale circolante

Le soluzioni tradizionali e digitali di gestione del Working Capital – dall’anticipo fattura al reverse factoring, al Vendor Managed Inventory – offrono efficienza, riduzione di fabbisogni e rischi e miglior accesso al credito a ogni azienda della filiera, anche se PMI. Ecco una panoramica di quello che bisogna sapere

01 Lug 2020

redazione

Il tema del Supply Chain Finance (CSF) da alcuni anni a questa parte è oggetto di attenzione di aziende e filiere.

La crisi economica, prima, e l’emergenza Coronavirus a seguire hanno provocato in Italia drammatici impatti sull’erogazione di credito, e sui tempi di pagamento, aumentando fortemente l’attenzione sulla gestione del capitale circolante. È, infatti con la crisi finanziaria del 2008, che hanno fatto il loro esordio le prime soluzioni di Supply Chain Finance mirate al finanziamento del Capitale Circolante, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità delle filiere e salvaguardare la competitività del Paese. Negli ultimi mesi poi la Supply Chain Finance da soluzione tattica a supporto di esigenze specifiche è diventata un’opzione sempre più strategica, uno strumento per fronteggiare l’emergenza, come ha affermato Federico Caniato, Direttore dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano. In un momento di crisi per l’economia la capacità di finanziare il capitale circolante – in particolare crediti commerciali e scorte – garantisce la sopravvivenza a molte imprese manifatturiere, soprattutto piccole e medie imprese (PMI). Ricordiamoci, che con il Covid-19 vendite e approvvigionamenti hanno vissuto un arresto e il blocco di molti pagamenti ha generato un allarme per la liquidità.

Che cosa si intende per Supply Chain Finance

Con il termine Supply Chain Finance, spiega l’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano, si intendono i servizi e soluzioni che un’impresa può usare per finanziare il Capitale Circolante, facendo leva non solo sulle sue specifiche caratteristiche (economiche, finanziarie, di business), ma anche sul ruolo che essa appunto ricopre entro la filiera (Supply Chain) in cui opera.

È quindi corretto affermare che il Supply Chain Finance è a servizio del Capitale Circolante, che poi nella pratica è uno degli indicatori che permettono di misurare quanto aziende e filiere siano in salute.

In generale, il Supply Chain Finance può aprire nuove opportunità per tutti gli attori coinvolti, come ha sottolineato Alessandro Perego, il responsabile scientifico dell’Osservatorio. Le Banche possono assumere un ruolo cruciale nel rilancio economico del Paese, diventando veri e propri partner di filiera. I fornitori di soluzioni di B2b Integration possono estendere la propria sfera di competenza anche alle leve finanziarie. Le associazioni di imprese possono diventarne promotori, permettendo anche alle PMI di conseguire benefici altrimenti inaccessibili. E le imprese leader di filiera hanno l’opportunità di creare valore per le loro supply chain di riferimento».

Se infatti la singola PMI non ha mezzi e opportunità di innovare da sola, l’impresa capofiliera può lanciare insieme al sistema finanziario progetti estesi a un ampio numero di soggetti di tutte le dimensioni, abilitando benefici significativi e diffusi, aggiunge Stefano Ronchi, Co-Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. «Questo richiede però di superare le logiche di sfruttamento opportunistico del potere contrattuale, a favore di approcci di collaborazione di lungo periodo che garantiscano appunto benefici per tutti i protagonisti. Per arrivarci però è necessario poter valutare la situazione finanziaria dell’intera filiera, con strumenti che permettano di identificare i punti di forza e debolezza».

I benefici del Supply Chain Finance

I benefici del Supply Chain Finance sono di diverso tipo: finanziari (riduzione di scorte e crediti commerciali, e quindi del capitale circolante operativo netto), economici, strategici (riduzione del rischio di fallimento di attori critici e/o strategici virtuosi ma finanziariamente deboli), di efficienza nei processi sia lungo la filiera, sia nei rapporti con gli attori finanziari (per l’alta informatizzazione spesso indispensabile per applicare gli strumenti di Supply Chain Finance), e di sviluppo di opportunità di business per chi opera nel settore finanziario, per la migliore gestione del rischio connesso ai crediti erogati.

Le soluzioni di Supply Chain Finance

L’Osservatorio del Polimi ha classificato tre categorie di soluzioni di Supply Chain Finance: quelle “tradizionali” di finanziamento del capitale circolante, quelle “innovative”, e quelle di collaborazione tra partner di filiera. Le tecnologie ICT sono spesso un fattore abilitante, perché consentono di gestire grandi moli di informazioni, spesso in tempo reale. La digitalizzazione dei processi di business, interni e di supporto alle relazioni, permette di erogare con più efficienza modelli tradizionali di finanziamento e abilita forme di accesso al credito innovative.

1. Le soluzioni tradizionali di finanziamento del capitale circolante

La gran parte delle soluzioni tradizionali di finanziamento è disponibile da anni, ma spesso poco diffusa. Nate per offrire alla singola impresa strumenti per accedere al capitale di breve periodo, tramite l’approccio del Supply Chain Finance possono favorire la sostenibilità dell’intera filiera. I tre strumenti più rappresentativi sono:

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Anticipo Fattura: un fornitore presenta a un istituto finanziario una fattura emessa non matura, perché ne converta una parte in liquidità. Strumento tra i più diffusi, è difficile da ottenere e piuttosto costoso.

Factoring: un fornitore stipula un contratto con un istituto finanziario per farsi anticipare una serie di fatture. L’istituto può assumersi o meno il rischio del mancato pagamento in cambio dell’anticipo di una parte o dell’intero valore nominale del credito.

Reverse Factoring: il cliente stipula un accordo quadro con una società di factoring, facendo anticipare presso i propri fornitori fatture approvate, e aumentando allo stesso tempo i propri tempi di pagamento. I fornitori possono quindi anticipare le fatture a un costo del debito mediato tra il loro e quello del cliente.

2. Le soluzioni innovative di finanziamento del capitale circolante

Questi quattro modelli sono ancora poco presenti sul mercato italiano, ma molto diffusi nel mondo anglosassone. Richiedono generalmente un alto grado di digitalizzazione.

Dynamic Discounting: attraverso una piattaforma IT, il cliente propone al fornitore un pagamento anticipato in cambio di uno sconto sul valore nominale della fattura proporzionale ai giorni di anticipo.

Reverse Factoring Evoluto: sfrutta la fatturazione elettronica e le piattaforme Cloud per anticipare le fatture in modo flessibile, riducendo rischi e costi dell’operazione grazie a una maggior condivisione di informazioni tra imprese coinvolte e istituto finanziario.

Camera di Compensazione: evoluzione ed estensione del Reverse Factoring, con cui un attore terzo (tipicamente un istituto finanziario) sfrutta la visibilità su uno o più rami di una filiera per raccogliere informazioni sulle transazioni commerciali di un insieme di imprese e permettere il finanziamento dei flussi finanziari di cui è garante.

Anticipo Fattura Extrabancario: modello alternativo di anticipo fattura in cui un fornitore richiede un anticipo su una fattura emessa e approvata. L’anticipo è fornito da una terza parte (imprese, banche, PA, privati) con disponibilità di capitali. Nelle applicazioni di tale modello, le fatture vengono caricate su una piattaforma Cloud (un “marketplace” di fatture commerciali) per una vera e propria asta tra gli acquirenti.

3. Le soluzioni di collaborazione tra partner di filiera

Le soluzioni di gestione collaborativa delle supply chain prevedono modelli esistenti da anni, che possono essere riletti in prospettiva finanziaria. Alcune richiedono un alto livello di digitalizzazione dei processi, mentre altre più tradizionali sono oggi reinterpretabili ricorrendo alle tecnologie digitali. Tra i modelli più rappresentativi di questa classe ci sono:

Vendor Managed Inventory (VMI): un fornitore monitora il livello di scorte dei propri prodotti presso uno o più clienti per definire autonomamente, secondo vincoli contrattuali predefiniti, i volumi con cui rifornirne i magazzini. Consente al fornitore di ridurre le proprie scorte del 25-30% e quindi il capitale circolante operativo netto di circa il 18-22%, ridurre il rischio di stock-out presso i clienti e limitare gli acquisti speculativi.

Consignment Stock: il fornitore mette a disposizione del cliente la propria merce presso i magazzini di quest’ultimo, mantenendone la proprietà finché non viene prelevata. Riduce i costi di trasporto e aumenta i ricavi grazie alla riduzione delle mancate vendite.

Collaborative Planning, Forecasting and Replenishment (CPFR): cliente e fornitore pianificano insieme su un orizzonte di medio/lungo termine per evitare previsioni inaccurate e rifornimenti indipendenti, attraverso piattaforme tecnologiche avanzate. Così si riducono gli errori di previsione e il capitale circolante operativo netto entro la filiera, e quindi il fabbisogno di liquidità.

I numeri del Supply Chain Finance in Italia

Il mercato potenziale del Supply Chain Finance in Italia ha toccato quota 483 miliardi di euro e nell’ultimo anno ha registrato una crescita dell’1,1%, ma solo il 31% è già servito da soluzioni che consentono alle imprese di finanziare il capitale circolante facendo leva sul ruolo e le relazioni della filiera. Sono queste le principali evidenze emerse dall’ultima ricerca del Politecnico che mostra come il Supply Chain Finance stia crescendo e diventando sempre più strategico per le imprese, grazie al supporto delle tecnologie digitali, all’approccio manageriale di utilizzo che si sta diffondendo e alle diverse soluzioni a disposizione.

Tra le diverse soluzioni di Supply Chain Finance utilizzate in Italia, la ricerca dell’Osservatorio ha messo in luce una frenata dell’Anticipo fattura, il finanziamento bancario delle fatture non riscosse, che pur confermandosi al primo posto per valore si riduce del 2,7% fino a 70 miliardi di euro.

Cresce invece il Factoring, la cessione dei crediti commerciali vantati da un’azienda verso i debitori, in tutte le sue forme: aumenta del 6,1% e vale 61 miliardi di euro quello tradizionale, del 25% (raggiungendo quota 1 miliardo di euro) la cessione dei crediti futuri, del 36,8% (raggiungendo quota 6,1 miliardi di euro) il Reverse Factoring, che permette ai fornitori di sfruttare il merito creditizio di un cliente per ottenere prezzi più bassi.

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Si conferma rilevante, attorno agli 8,5 miliardi di euro, la Cartolarizzazione dei crediti commerciali ceduti a terzi attraverso titoli obbligazionari. E nonostante volumi limitati, si espandono le soluzioni innovative: 15% per l’uso della Carta di Credito come strumento di ottimizzazione del circolante che vale 3 miliardi di euro, 225% per l’Invoice Trading (la cessione delle fatture attraverso piattaforme digitali) pari a 0,13 miliardi, mentre raggiungono rispettivamente 0,5 e 0,01 miliardi di euro le prime iniziative di Confirming, la cessione di un mandato di pagamento dei fornitori a un factor che diventa gestore dei debiti commerciali, e di Dynamic Discounting, soluzione tecnologica che consente il pagamento anticipato a fronte di uno sconto concordato dinamicamente.

Le tecnologie per il Supply Chain Finance

Blockchain, Internet of Things, Artificial Intelligence e Big Data Analytics hanno un duplice ruolo quando si parla di SCF: da un lato aiutano a creare le condizioni funzionali alla sua adozione e dall’altro consentono di mitigarne i rischi (operativo, di doppio finanziamento e di non ottenere le performance sperate).

In particolare, Blockchain e IoT permettono l’integrazione dei flussi fisici e finanziari, mentre a supportare l’automazione del processo, sono soprattutto Internet of Things, Artificial Intelligence e Big Data Analytics. È importante sottolineare che però è con il mix di tutte queste soluzioni che si riescono a ottenere migliori prestazioni.

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