Analisi e ricerche

Big Data, la grande occasione per cambiare marcia nel supply chain management

Si confermano l’alta priorità per gli investimenti in business intelligence, e l’interesse per l’area advanced analytics. Ma molti rimangono legati ai concetti dell’analisi a posteriori, e il software in dotazione a volte è considerato inadeguato, soprattutto per visualizzare le elaborazioni. I risultati di un’indagine di Supply Chain Digest

29 Set 2015

Giuseppe Goglio

Scm, big dataRequisito ormai indispensabile per le fortune di un’azienda, la digitalizzazione totale dei processi non è un discorso riferito solamente al lato utente. I veri benefici non arrivano tanto dalla mobility ormai consolidata, quanto dall’aggiornamento di tutta l’infrastruttura alle spalle. Una convinzione diffusa, come conferma l’88% dei CEO interpellati da PwC, secondo i quali i vantaggi delle più recenti tecnologie sull’efficienza operativa sono definiti tra ‘abbastanza elevati’ e ‘molto elevati’.

Di fronte all’imminente arrivo della “ondata” Internet of Things quindi, una tattica attendista può rivelarsi fatale. Secondo Gartner infatti, entro il 2020 oltre sette miliardi di persone utilizzeranno una connessione, con almeno 30 miliardi di dispositivi pronti a trasmettere dati.

Un patrimonio inestimabile, a condizione di gestirlo a dovere. Su questo punto cruciale si è soffermata Qlik, affidando a Supply Chain Digest una ricerca su scala mondiale. Circa duecento le risposte raccolte, per il 58% negli USA e il 19,2 % in area EMEA. Il 28,9% di queste inoltre, si possono considerare aziende vicine alla realtà media italiana, con un fatturato inferiore ai cento milioni di euro.

Nel complesso, durante gli ultimi anni gli investimenti in business intelligence prima e business analytics poi non sono mancati. Attualmente, il 62% degli intervistati si considera almeno soddisfatto dei propri strumenti, anche se si dice pronto a guardare a esigenze più attuali. La questione cambia però quando si entra nel campo di quella definita come advanced analytics, che supporta nella gestione dei rapporti con interlocutori esterni all’azienda o nella ricerca di potenziali nuovi mercati.

Solo il 10,7% si dichiara già in grado di sfruttare al meglio le soluzioni in quest’area, mentre il 25,4% ammette di poter fare di più. Interessante in particolare, la valutazione per area geografica. Mentre le Americhe registrano la maggiore presenza di strumenti avanzati (13,2%), in EMEA solo il 2,6% può essere considerato all’avanguardia. Quasi la metà, 47,4%, ammette di non poter considerare le proprie soluzioni di livello superiore.

D’altra parte, anche la conoscenza dello scenario è ancora per buona parte da sviluppare. Quando si entra nel dettagli delle potenzialità in ambito Supply Chain Management (SCM), solo il 19,8% si dice pienamente consapevole. Mentre il 29,9% constata di avere una percezione ancora vaga.

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Lo scoglio più arduo da superare è cambiare l’approccio tradizionale. Il 40,1% infatti, resta ancorato a una concezione di analisi a posteriori. Solo il 23,4% risulta già impegnato nello sfruttare i dati alla ricerca di nuove opportunità, mentre i restanti stanno ancora inquadrando gli obiettivi. In realtà, le buone intenzioni non mancano. L’analisi predittiva viene infatti considerata un’opportunità dall’86,3% del campione, con il 36% che si spinge addirittura oltre, valutandola eccezionale.

In particolare, in ambito Retail, riscuote interesse la possibilità di combinare dati in arrivo da diverse fonti, come per esempio carte fedeltà, acquisti online e social network, per migliorare l’approvvigionamento. In ambito Trasporti invece, studiare il comportamento di un autista permette di aumentare la sicurezza dei veicoli e del traffico. Nell’insieme, sono oltre l’80% a considerare i Big Data una grande opportunità per la SCM.

La consapevolezza quindi non manca. Le idee tuttavia restano ancora molto da chiarire. Per un 51,8% certo di poter arrivare alla fine a controllare e utilizzare la mole dei Big Data, un altro 34,5% ammette di trovarsi di fronte a una quantità di informazioni nettamente superiore alle proprie possibilità attuali. In parte, questa situazione viene ricondotta a limiti negli strumenti software impiegati. La maggior parte, il 53,8% li considera mediamente adatti alle attuali potenzialità. Soprattutto, solo il 7,6% li vede già all’altezza della situazione. L’ostacolo maggiore è considerato la modalità di visualizzazione delle analisi.

Soprattutto, limitate appaiono al momento le capacità di ricavare indicazioni da un largo coordinamento in ambito SCM. Solo il 7,7% infatti, afferma di essere in grado di accedere all’istante a strumenti di collaborazione con i partner, al fine di studiare scenari di mercato o analizzare previsioni. Nel 53,6% ci si accontenta ancora di condividere statistiche a posteriori.

Le attese tuttavia non mancano. Su una scala da 1 a 7, le speranze per una migliore capacità decisionale vengono stimate in 5,6, poco più della possibilità di una maggiore flessibilità per la propria azienda. Subito dopo, la possibilità di individuare nuove opportunità di mercato, seguita da una maggiore visibilità dei processi interni e dalla riduzione dei costi riconducibili alla SCM.

Nella ricerca non si parla espressamente delle reali intenzioni di spesa. La percezione della business analytics è tuttavia elevata. Il 43,9% la considera infatti una delle maggiori priorità sulle quali investire. Sommato al 16,3% già impegnato nell’aggiornare gli strumenti a disposizione, se ne ricava una metà abbondante di aziende al passo con i tempi. Resta comunque in 16,3% il cui destino è legato alla scarsa considerazione sull’argomento.

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