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Osservatori

eCommerce B2B italiano a quota 335 miliardi: «Con fattura elettronica e Amazon Business crescerà ancora»

Il valore delle transazioni digitali tra aziende nel 2017 è salito dell’8%, e vale il 15% di tutti gli scambi B2B. 130mila imprese hanno il ciclo dell’ordine digitale: 13mila sono connesse via EDI e hanno scambiato 165 milioni di documenti. Le Extranet sono 470. L’Osservatorio Fatturazione Elettronica del Politecnico di Milano: «L’obbligo del gennaio 2019 è un passo importante, Amazon Business può avere un impatto dirompente»

28 Giu 2018

Daniele Lazzarin

«Nel 2017 l’eCommerce B2B tra imprese residenti in Italia ha raggiunto un valore di 335 miliardi di euro, crescendo dell’8% rispetto al 2016. Una cifra significativa, ma che rappresenta ancora solo il 15% del volume d’affari complessivo fra le imprese italiane, mentre è più alta (26%) l’incidenza dell’eCommerce B2B rispetto al transato delle aziende italiane verso l’estero, segno che le imprese che esportano sono digitalmente più mature. Ci aspettiamo che la fatturazione elettronica obbligatoria avrà un impatto positivo sulla crescita di questi valori nei prossimi anni».

Così Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2B del Politecnico di Milano, ha presentato i dati di una delle sezioni del report 2018 dell’Osservatorio (della sezione Fatturazione Elettronica abbiamo parlato in questo articolo), reso pubblico pochi giorni fa.

Nel 2017 il fatturato totale delle aziende italiane è stato di 3600 miliardi di euro, di cui il 75% è fatto di transazioni tra privati (B2B, business-to-business): sono 2700 miliardi, di cui 2200 tra imprese italiane e 500 verso imprese estere. Solo il restante 25% (900 miliardi) è generato da acquisti del consumatore finale.

«È per questo che da oltre 15 anni studiamo la digitalizzazione dei processi tra imprese (il Digital B2B), che ne presentiamo i benefici e che spieghiamo in tutte le sedi che questa trasformazione è un formidabile elemento di competitività per l’intero paese, oltre che per le singole imprese e le supply chain», ha detto Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation.

Circa 200 dei 335 miliardi, cioè il 60% dell’eCommerce B2b italiano, è prodotto da 6 filiere: automobile (25%), largo consumo (22%), farmaceutico (6%), tessile-abbigliamento (3%), elettrodomestici ed elettronica di consumo (2%), materiale elettrico (2%). Tutti settori caratterizzati da una buona diffusione dell’EDI, grazie alla presenza, in gran parte dei casi, di associazioni di filiera che hanno adottato e diffuso standard di scambio elettronico dei documenti tra gli aderenti.

L’Osservatorio ha analizzato il mercato dell’eCommerce B2B in Italia articolandolo in due componenti: eSupply Chain Execution (qualsiasi soluzione tecnologica che supporti una o più di fasi del ciclo transazionale), ed eSupply Chain Collaboration (tutte le soluzioni digitali che supportano le attività collaborative tra cliente e fornitore, e in particolare controllo della Supply Chain, pianificazione, sviluppo prodotti, marketing e comunicazione).

165 milioni di documenti elettronici, il 30% sono fatture

Circa 130mila imprese in Italia (il 2,6% del totale) hanno digitalizzato l’intero ciclo dell’ordine, adottando strumenti di eSupply Chain Execution (+8% rispetto al 2016). Fra queste, 13mila (+8%) sono connesse tramite sistemi EDI con cui si scambiano i principali documenti del ciclo dell’ordine (ordine, conferma d’ordine, avviso di spedizione e fattura). Oltre il 96% di esse appartiene a soli cinque settori: automobile, elettrodomestici ed elettronica di consumo, farmaceutico, largo consumo, materiale elettrico.

Nel 2017 queste 13mila imprese hanno scambiato tra loro 165 milioni di documenti (+10% in un anno): il tipo più scambiato è la fattura (30% del totale dei documenti in EDI, +10%), seguito dall’ordine (18%, +7%) e dall’avviso di spedizione (13%, +8%).

Le Extranet censite in Italia dall’Osservatorio sono 470, contro le 430 del 2016. Il settore in cui sono più diffuse è il metalmeccanico (12% delle Extranet attive), seguito da largo consumo (11%), automobile (9%), abbigliamento (9%), logistica (6%), materiale elettrico (6%), utility (6%), elettrodomestici ed elettronica di consumo (5%) e farmaceutico (5%).

I due settori di maggior successo spiegano le principali motivazioni della diffusione delle Extranet. Il metalmeccanico è formato da molte aziende piccole o piccolissime che non hanno abbastanza risorse per implementare sistemi EDI, più costosi e complessi delle Extranet. Nel largo consumo, che ha un insieme molto frammentato di attori, questa tecnologia invece è estremamente utile per controllare l’operato dei business partner e favorirne l’integrazione.

Le Extranet sono attivate tipicamente da grandi imprese (64% dei casi) per la comunicazione con medie imprese (23%), piccole imprese (8%) e micro realtà (5%). Supportano principalmente lo scambio di documenti del ciclo transazionale e informazioni amministrative, di produzione e di trasporto. Circa il 56% delle Extranet supporta le relazioni a monte (con fornitori), il 40% le relazioni a valle (con clienti), mentre il 4% è usato sia con i fornitori sia con i clienti.

Nelle PMI invece le Extranet sono meno diffuse a causa di alcune barriere che ne frenano l’implementazione: difficoltà a coinvolgere clienti e fornitori abituati a soluzioni tradizionali (indicata dal 27% delle PMI), esiguo volume di documenti da scambiare con clienti e fornitori (23%), scarsa percezionedei benefici ottenibili (19%), alti costi di implementazione e gestione (17%) e necessità di attivare programmi di change management per gli addetti all’operatività quotidiana (13%).

Non solo EDI o Extranet: il 23% dialoga via Software as a Service

Nel 2017 il 42% delle grandi aziende italiane ha attivato progetti collaborativi per gestire scambiare documenti, dati operativi, strategici e indicatori di prestazione con fornitori e clienti.

Nelle relazioni con i fornitori, i processi più interessati dalla collaborazione di filiera sono il controllo della supply chain (58% delle grandi aziende che hanno attivato una collaborazione), la comunicazione e marketing (36%), lo sviluppo e introduzione nuovi prodotti (33%) e la pianificazione della produzione (23%). Il quadro non è molto diverso nelle relazioni con i clienti: il 45% delle grandi aziende ha attivato progetti di controllo della supply chain, il 34% di marketing e comunicazione, il 27% di sviluppo di nuovi prodotti e il 26% di pianificazione della produzione.

Accanto alle tecnologie come EDI ed Extranet, ne stanno emergendo altre più flessibili e innovative dal punto di vista organizzativo, come quelle in modalità Software as a Service, usate dal 23% delle imprese nelle relazioni con i fornitori (sistemi EDI e Extranet sono adottati dal 25% e dal 22%), e dal 15%, nei rapporti con i clienti (contro il 18% EDI e il 18% Extranet).

Sono tre le esigenze principali che spingono ad adottare soluzioni di collaborazione: contenimento dei costi (30% delle grandi aziende), recupero di competitività (28%) controllo dell’operato dei business partner (25%). I principali ostacoli indicati dalle grandi aziende sono il timore di perdere la riservatezza di informazioni e dati scambiati (15% delle aziende che non attivano progetti collaborativi), costi di attivazione troppo alti (10%), mancanza di volontà di investire in tali soluzioni (il 25% non li ritiene una priorità). Anche fra le PMI quasi una su quattro non considera i progetti collaborativi una priorità (24%) o non ne ha l’esigenza (23%). Fra le altre barriere indicate dal campione figurano anche la convinzione che le soluzioi collaborative non siano adottabili nel business di appartenenza (10%) e la difficoltà a percepirne i benefici (9%).

Tirando le somme, quindi, quello dell’eCommerce B2B in Italia è un quadro in crescita ma non abbastanza. Come accennato da Mangiaracina, l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati dall’1 gennaio 2019 può essere certamente un fattore favorevole. «Senza nascondere le difficoltà attuative, è dal nostro punto di vista un passo importante per accelerare il Digital B2B. La speranza è che con l’obbligo crescano gli investimenti in digitale – a cui oggi circa la metà delle imprese italiane dedica meno dell’1% del fatturato – e diminuisca il gap tra grandi imprese e PMI», ha confermato Alessandro Perego.

Amazon Business in Italia: «Impatto potenzialmente dirompente»

Un altro impulso significativo, aggiunge Mangiaracina, può venire dal lancio in Italia di Amazon Business, il marketplace di Amazon dedicato ad aziende e professionisti, annunciato proprio ieri.

Più in dettaglio Amazon Business da oggi mette a disposizione di aziende di ogni dimensione e professionisti 250 milioni di prodotti, sia per l’ufficio – computer portatili, stampanti, soluzioni di archiviazione, forniture per ufficio, mobili e articoli per la pulizia – sia per le esigenze dei singoli settori, per esempio per la sicurezza fisica, per le aziende automobilistiche, i ristoranti, le scuole e i laboratori. Il tutto con funzioni tra cui visualizzazione di prezzi al netto dell’IVA, impostazione di procedure di approvazione e account multiutente, limiti di spesa personalizzati, gestione delle fatture, spedizione gratuita in Italia per ordini idonei.

«Le funzionalità business di Amazon.it aprono oggi nuove possibilità sia di acquisto che di vendita alle imprese italiane, con la forza di un operatore globale che unisce alla grande offerta una capacità di servizio e orientamento al cliente tipica del B2C, dall’impatto potenzialmente dirompente nel settore».

Da Amazon Business è presumibile attendersi un impatto sia sulla domanda che sull’offerta di eCommerce B2b in Italia, precisa il Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b. «Da un lato c’è un nuovo punto di riferimento per l’impresa che acquista, che ha accesso a un’ampia gamma di referenze, nuove categorie e nuovi fornitori anche esteri. Dall’altro c’è un nuovo strumento di vendita per aziende B2B che prima di oggi non potevano utilizzare il portale rivolto al consumatore. Se Amazon riuscirà a mantenere la sua visione customer centrica, offrendo anche alle imprese l’efficacia di servizi già conosciuti dai consumatori, dal customer service alla possibilità di reso o sostituzione dei prodotti, i volumi potranno essere importanti: un impulso significativo alla crescita di un settore in ogni caso destinato fisiologicamente a crescere».

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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