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Agid: «Il Procurement innovativo è una leva di investimento nella PA»

Mauro Draoli, Responsabile Servizio strategie di procurement e innovazione del mercato dell’Agenzia per l’Italia Digitale, spiega come una domanda pubblica di qualità sia una leva concreta di politica industriale e supporti le direttive previste dall’Agenda Digitale

19 Mag 2016

Redazione

Cresce nel nostro Paese l’attenzione verso gli strumenti innovativi in grado di supportare gli acquisti pubblici. La domanda pubblica, qualificata al meglio, può rappresentare infatti un importante stimolo per gli investimenti in ricerca industriale e per spingere il mercato verso uno sviluppo qualitativo e competitivo dell’offerta.

Questa consapevolezza ha portato l’Italia a dotarsi di una normativa moderna e competitiva. Sin dal Decreto Legge n.5 del 9 febbraio 2012 (Decreto Semplificazioni), con cui è stata istituita l’Agenda Digitale, è stata inserita tra gli obiettivi la diffusione nella PA di modalità di acquisto innovative e di appalti pre-commerciali (PCP), ovvero quegli appalti finalizzati alla conclusione di contratti di Ricerca e Sviluppo attivati ancora prima della commercializzazione di un determinato prodotto. Con l’articolo 19 del Decreto Legislativo 179/2012 con l’adozione di strumenti innovativi di Procurement si punta a mantenere e incrementare sul territorio nazionale competenze di ricerca e innovazione industriale, rendendoli di fatto una leva per gli investimenti pubblici sia per la modernizzazione della PA, sia per lo sviluppo del tessuto produttivo e il potenziamento della sua capacità di rinnovamento.

In un recente articolo di ForumPA, Mauro Draoli, Responsabile Servizio strategie di procurement e innovazione del mercato, dell’Agenzia per l’Italia Digitale, ha fatto il punto sugli acquisti pubblici di qualità e sul ruolo dell’Agid, tema che sarà anche oggetto di un convegno organizzato nell’ambito dell’evento Forum PA 2016.

Draoli spiega come nella Pubblica Amministrazione sono proprio le procedure di appalto pre-commerciale quelle più diffuse per stimolare ricerca e innovazione, anche perché trovano applicazione in diversi campi: si va, infatti, dalla sanità alla sicurezza pubblica e del territorio, dalla mobilità e trasporti al risparmio energetico.

Per indirizzare l’applicazione degli appalti pre-commerciali a favore dello sviluppo dell’Agenda Digitale nel nostro Paese, il legislatore ha previsto da un lato l’emersione e l’aggregazione della domanda di innovazione da parte delle singole amministrazioni, dall’altro la costituzione di una filiera istituzionale dell’innovazione, che vede la partecipazione dei principali stakeholder pubblici e che favorisce una collaborazione sinergica con l’obiettivo di innovare il mercato e supportare la crescita e la modernizzazione dell’amministrazione pubblica. Il legislatore ha, così, affidato all’Agenzia per l’Italia Digitale il ruolo di promotore e di attuatore dei programmi di ricerca. In particolare, l’Agid rappresenta la centrale nazionale di committenza degli appalti pre-commerciali per la realizzazione dell’Agenda Digitale italiana e ha il compito di supportare anche le Regioni e le altre amministrazioni.

Per cogliere pienamente i benefici di queste iniziative è comunque necessario che i funzionari pubblici abbiano la capacità analitiche – lato domanda e offerta – e che guardino a un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, inquadrando quali ricadute e impatti ci si aspetta che abbiano le azioni intraprese. Questa prospettiva consente inoltre al mercato di valutare in modo più preciso i rischi e le prospettive legati alla partecipazione a progetti di investimento innovativi per la pubblica amministrazione.

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