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FCA Group, l’IT si acquista solo “a consumo”

In FCA non esistono asset informatici di proprietà e i costi sono commisurati al reale utilizzo, grazie ad un accordo con il fornitore (HPE) che garantisce all’azienda massima flessibilità, in particolare per l’high performance computing. Massimo Gallizio, Head of EMEA ICT Product Development, Design & Powertrain Engineering, FCA Group, spiega il modello adottato

22 Giu 2020

Manuela Gianni

FCA Group è un pioniere dell’IT as a service: già da diversi anni la multinazionale italiana dell’auto ha fatto una scelta di campo, decidendo di non avere asset proprietari, ma di ricorrere a formule di noleggio e di pagamento a consumo, calcolato in base all’utilizzo effettivo delle risorse di calcolo, trasformando CAPEX in OPEX e liberando liquidità.

Lo spiega in questa intervista Massimo Gallizio, Head of EMEA ICT Product Development, Design & Powertrain Engineering, FCA Group. Il manager è responsabile in EMEA delle soluzioni ICT relative a tutti i processi che riguardano l’ingegneria del veicolo, dei sistemi di propulsione e del centro stile, la divisione dove i designer iniziano a concepire i nuovi modelli.

Fra i servizi specifici rientra in particolare l’high performance computing per l’ingegneria, il calcolo scientifico utilizzato da centinaia di ingegneri. Si tratta di applicazioni che hanno un elevato consumo di risorse. Nell’ambito automotive si effettuano infatti molte simulazioni virtuali, più economiche e rapide rispetto allo sviluppo di un prototipo da testare. Vengono impiegate, ad esempio per calcolare il CX (il coefficiente aerodinamico), delle vetture, o per le prove di crash. I calcoli sono di varia durata, possono arrivare a diversi giorni, spiega il manager di FCA.

Una prassi consolidata in FCA è il noleggio su un periodo di 3 anni per hardware e servizi. La base di server, installata presso il data center di FCA, è stata divisa in fasce temporali, con scadenze scalettate nel tempo, una o due volte l’anno e questo permette di aggiornare progressivamente il parco macchine.

L’approccio pay per use è ibrido: una parte viene pagata in quota fissa, indipendente dall’utilizzo e una a consumo. Per ciascuna CPU viene calcolato l’utilizzo orario.

Questo modello permette di assorbire picchi e cali di consumo, e si è rivelato molto conveniente nel periodo di lockdown.

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Manuela Gianni
Direttore, Digital4Executive

Giornalista, ingegnere, mi occupo da molti anni di innovazione, tecnologie digitali e management. Direttrice sin dalla nascita di Digital4Executive

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